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Martedì 1 Aprile 2008, 11:54

Assistere al trading dal vivo è sempre una grande scuola

Di redazione

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Assistere al trading dal vivo tenuto dai migliori trader italiani all' ITForum di Rimini è da sempre una grande scuola, parola di Claudio Baldi.

Claudio Baldi, scalper professionista, relatore e autore di vari libri editi da Trading Library, si occupa di reportistica di settore per riviste e siti

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specializzati.

Claudio, per prima cosa vorrei un tuo punto di vista generale sui mercati. Momenti di incertezza (o peggio) come questi attuali sono quelli nei quali i risparmiatori si interrogano sul “modo giusto” di valutarli e utilizzarli. Ci dici, a ruota libera, qual è il tuo pensiero al riguardo, non come scalper ma come esperto di mercato in generale?

Tutti i rialzi sono seguiti da ribassi. Storicamente i cicli di Borsa ci sono sempre stati, ma ultimamente tendono ad essere più brevi perché i mercati sono diventati, grazie a internet, globalizzati e facilmente raggiungibili. Ognuno dal proprio computer di casa può comprare e vendere quasi senza soluzione di continuità in qualsiasi parte del mondo. L'investitore deve adeguarsi e stare molto più attento per non farsi travolgere da repentini ribassi come quello attuale in cui in pochi mesi rischiano di venire annullati quattro anni di rialzi. Per non spaventarsi è necessario uscire al momento opportuno e per farlo bisogna cogliere i segnali della fine del trend il più velocemente possibile. Tenere testardamente posizioni aperte non ha senso. Il trader esperto sa uscire per poi eventualmente rientrare. Bisogna intendere il trading come una vera e propria attività imprenditoriale in cui niente è lasciato al caso.

Al di là della tua attività di trader, guardando i movimenti dei mercati degli ultimi mesi, cosa ti senti di dire a chi decidesse di iniziare adesso a fare trading in proprio?… Fare i soldi quando i mercati salgono e basta è semplice, ma la volatilità e i ribassi?… Per un esordiente è importante sapere il punto di vista dei “veterani”, anche perché l'informazione finanziaria è sempre molto “estremistica”, e nelle fasi di ribasso tende a dipingere la realtà sempre in modo catastrofico, e in questo modo influenza il pensiero di tutti.

Grazie alle nuove possibilità di investimento le fasi di ribasso devono essere intese come delle opportunità. Aprire posizioni “corte”, cioè ribassiste, è l'unica via percorribile. In questo modo i ribassi non solo non spaventano più ma diventano addirittura fonte di soddisfazioni. Vendere alto e ricomprare basso non è diverso da ciò che l'investitore tradizionale è sempre stato abituare a fare cioè comprare basso e vendere alto.

Rispetto a quello che si diceva sopra, il risparmiatore e l'investitore privato non specializzati e tecnici come i trader professionisti hanno alcuni strumenti per orientarsi: • l'informazione che ci tiene aggiornati con i dati di breve, • la formazione che insieme con l'esperienza crea la competenza, e, aggiungo io, la consapevolezza, che consente di utilizzare nel modo giusto le prime due. Tu cosa pensi al riguardo come ci si dovrebbe regolare?

La Borsa non è più quel luogo misterioso e inaccessibile di qualche anno fa. Adesso avviene tutto alla luce del sole. Le contrattazioni passano inevitabilmente dal book di negoziazione in tempo reale. Ciò da un lato favorisce l'acquisto e la vendita di qualsiasi strumento finanziario ma dall'altro rende, se possibile, l'investimento ancora più difficile perché ci si viene a scontrare in ogni momento con i più competenti e capitalizzati trader del mondo. Oggi chiunque può avere accesso alle informazioni in modo immediato. Di conseguenza l'utilizzo di tutti gli strumenti tecnici a disposizione è diventato indispensabile per chi voglia entrare nel mercato come protagonista. Non c'è spazio per l'improvvisazione. La conoscenza dell'analisi tecnica, delle dinamiche del book e l'attenzione alle notizie sono tutti aspetti da cui non si può prescindere. È passato il tempo in cui si poteva comprare sulla scia di rumor positivi e tenere i titoli in portafoglio per anni. Adesso è necessario controllare molto più da vicino i propri investimenti e non c'è dubbio che nell'era di internet ciò sia possibile con facilità.

Un trader cavalca il mercato e ne è attore in prima persona, se è bravo; può andare short quando serve e quindi è meno esposto… Ma per il risparmiatore che per definizione è “lungo” le cose vanno diversamente. Cosa consiglieresti a chi normalmente il mercato “lo subisce”, quali sono i correttivi pratici e psicologici per momenti di mercato incerti e volatili?

Come ho già detto, per non subire il mercato bisogna imparare a sfruttarne tutti i movimenti. Il risparmiatore che per definizione è lungo si deve aggiornare e deve capire che i ribassi sono fonte di investimento come i rialzi. Dopo una lunga fase di rialzo durata quattro anni, ci si doveva aspettare, prima o poi, quanto meno una fase correttiva. Solo i più capaci sono riusciti a invertire le loro posizioni. Ma la cosa più importante sarebbe stata, prima di tutto, chiudere le posizioni long. Se non ci si sente sicuri a entrare al ribasso o a rimanere in gioco durante fasi molto volatili è meglio stare fuori e aspettare momenti più tranquilli. Almeno così si salvaguarda il proprio capitale che è la cosa più importante.

Claudio, io recentemente ho intervistato decine di trader professionisti. Al di là delle tecniche e dei mercati differenti, gli ingredienti citati da tutti senza esclusione per arrivare a buone performances sono: capitale psicologico, disciplina e money management. Ci puoi dire il tuo punto di vista su questi tre aspetti?

Per me è stato molto interessante assistere al trading dal vivo tenuto dai migliori trader italiani alle ultime edizioni dell'ITF. Ho visto che tutti avevano la propria tecnica, il proprio mercato, i propri titoli preferiti. In pratica ogni operatore aveva una metodologia personale diversa da quelle degli altri. Ciò che, in generale, accomuna questi trader vincenti è la gestione della posizione. Essi sanno sempre controllare il rischio tramite l'applicazione rigida dello stop loss. Deve essere evidente che nessuno, tra coloro che guadagna costantemente, supera mai la massima perdita prestabilita. Per fare ciò ci vuole disciplina, cioè il rispetto tassativo delle regole che ci si è dati. Limitare le perdite è il primo e imprescindibile passo verso il successo. Ma se è vero che lo stop loss ci garantisce questo quando il mercato ci va contro è altrettanto vero che bisogna fornirsi di una tecnica che consenta di guadagnare quando il prezzo, una volta entrati in posizione, va dalla parte desiderata. Molto spesso ci si scontra infatti con due sentimenti opposti che devono essere eliminati perché nocivi al risultato finale. Alcune volte ci si accontenta non appena si vede un buon guadagno e si chiude la posizione, salvo poi rimanere impotenti di fronte alla continuazione del movimento favorevole. Altre volte l'avidità non ci fa chiudere l'operazione al momento opportuno e molto spesso il profitto continua a diminuire fino a trasformarsi in perdita. Molti aspiranti traders vanno alla ricerca del metodo vincente, magari cercando di carpirlo dai trader più esperti proprio all'ITF, senza intendere che il vero punto di partenza deve essere il money management. A questo affascinante argomento ho dedicato il libro “Oltre il money management” pubblicato per i tipi di Trading Library e presentato proprio nell'ultima edizione dell'Italian Trading Forum. Durante la presente edizione ne proporrò il seguito che spero potrà divenire anch'esso valido strumento per gli addetti ai lavori e non. Ogni trader deve comprendere che “tagliare le perdite e lasciar correre i profitti” non è soltanto un insieme di belle parole ma è una massima che viene avallata ogni volta che si entra nel mercato applicando rigidamente le regole di gestione della posizione. Disciplina e money management sono il fulcro dell'operatività. Conoscendo bene gli strumenti a propria disposizione e utilizzandoli nel modo corretto, non si può andare incontro a sorprese di sorta. Eliminando l'aspetto del dubbio legato agli sviluppi ignoti della nostra operatività, si elimina anche il carico psicologico. Partendo dal presupposto lapalissiano che si può solo vincere, facendo correre la posizione, o perdere, limitando al massimo il loss, di che cos'altro dovremmo aver paura? Il conforto del dato tecnico è condizione necessaria e sufficiente a cancellare ogni aspetto di discrezionalità dal trading e a metterci al sicuro da quelle ansie che vanno certamente ad inficiare le nostre performance.
D.: la politica monetaria può evitare le crisi finanziarie se queste non sono passeggere? Ma soprattutto, è giusto che le eviti o sarebbe meglio che i mercati, come ogni organismo sano, si autoregolassero anche con eventi di riequilibrio apparentemente “drammatici”?
R.: A mio parere, va fatta una netta distinzione tra investimento e andamento dell'economia mondiale. Per investire, come ho già detto, periodi di ribasso e di forte crisi possono rappresentare grandi opportunità di guadagno. Per paradosso, la possibilità di andare short consente di sorridere alle drammatiche notizie in cui viene annunciato che sono stati bruciati milioni e milioni. In un certo senso si può addirittura affermare che, con gli strumenti attuali, l'investimento puro possa essere completamente sganciato da considerazioni macroeconomiche. Altra cosa è parlare di economia mondiale: se una forte crisi fa perdere valore al denaro, diminuendo il potere d'acquisto, allora ben venga l'intervento degli organismi preposti per sanare la situazione. Ormai la globalizzazione non permette di pensare in piccolo e una crisi mondiale può avere ripercussioni negative anche sul nostro portafoglio.

Hai mai notato che chi ci governa tenta più o meno bene di educarci sui pericoli della strada, sui pericoli connessi alla salute, a volte persino sui pericoli del sesso… Ma mai una parola sui pericoli di una condotta scorretta verso il denaro. Tu come la pensi in proposito? Se fossi tu il ministro dell'Economia o della Pubblica Istruzione, cosa faresti?

Una corretta educazione verso il denaro è completamente assente nella scuola di oggi. L'investitore medio si affida alle banche perché, in un certo senso, non sa fare diversamente perché nessuno glielo ha insegnato. Tuttavia, l'ambizione di molti sarebbe quella di diventare protagonisti dei propri investimenti senza dover ricorrere alla mediazione di altre strutture istituzionali. Purtroppo attualmente l'investimento fai-da-te è ancora tabù per la stragrande maggioranza delle persone e chi vuole apprendere la materia lo deve fare da autodidatta. Una cultura dell'investimento consentirebbe a tutti di decidere se gestire personalmente i propri investimenti o se continuare ad affidarsi ad altri. Introdurre nelle scuole una materia che metta in primo piano la gestione del denaro sarebbe molto interessante anche perché esso è una componete essenziale della vita. Se fossi il Ministro dell'Economia o della Pubblica Istruzione, mi adopererei sicuramente in tal senso.

Claudio Baldi sara' presente in veste di relatore a ITF - Rimini, 15 e 16 maggio 2008.

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