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Giovedì 2 Aprile 2009, 0:00
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Il consumatore si sarà evoluto, avrà buttato alle ortiche gli automatismi e lo shopping compulsivo (n.b. questo non vale per tutti/e), ficcherà persino il naso sugli affari interni delle aziende, su come trattano i propri lavoratori o l'ambiente, cose che gli interessano molto più di quanto queste spendano in cause sociali.Il quadro emerge dal primo Osservatorio realizzato da Ipsos (Parigi: FR0000073298 - notizie) per Consumers' forum e presentato ieri a Roma. Tra l'altro Consumers' Forum è uno dei pochi punti di incontro in cui non ci sono solo le voci dei produttori, ma anche i consumatori fanno sentire la propria, attraverso le loro associazioni. In sintesi, secondo la ricerca, quasi il 90% degli intervistati si considera felice nonostante la crisi. Ciò non toglie che ci pensa bene prima di spendere (90%) e ritiene che in futuro si vivrà peggio (73%). Oltre la metà dichiara di non arrivare a fine mese, e ridurrà ulteriormente i propri acquisti (70%), comprando solo quanto strettamente necessario (80%).«Il paradosso», sottolinea il presidente di Consumers' Forum, Lorenzo Miozzi (per altro presidente anche di Movimento consumatori), «è che la crisi sta innescando un fenomeno virtuoso: in un momento di incertezza per il futuro, gli italiani si scoprono bravi consumatori. Il 75% è infatti convinto che per vivere meglio si dovrebbe consumare meno, l'80% è attento agli sconti e dalle aziende esige comportamenti etici e coerenti, tanto che il 90% degli intervistati sceglie prodotti che rispettano l'ambiente. I cittadini stanno diventando più selettivi e iniziano a percepire lo spreco come un disvalore».Miozzi mette l'accento sul minore spreco, ciò che però sembra essere sopra tutte le singole tendenze è l'intelligenza del consumatore: «il consumatore richiede più informazioni per usare meglio la discrezionalità negli acquisti», spiega il sociologo dei consumi Giampaolo Fabbris che ha curato l'Osservatorio. «Non sempre si cerca la qualità più alta. Per alcuni beni, per esempio detergenti o carta igienica, anche se non sono il massimo, non si sottilizza. Per alcune fasce di età è più importante il valore che la qualità come nel caso degli adolescenti che si rivolgono a marche di larga diffusione ma non perfetti sul piano della qualità. C'è una richiesta di rapporto dialettico con le imprese: la vera rivoluzione culturale è un consumatore che si accorge di avere non solo diritti ma anche doveri, per esempio nei confronti dell'ambiente, e può decidere di penalizzare aziende non etiche».Alla fine di tutto questo cosa accadrà? «Nonostante i prezzi stiano per subire forti ribassi», si legge nell'Osservatorio, «i nuovi modelli di consumo non vanno nella direzione di una grande abbuffata, o della riproposizione di uno status quo, bensì di una maggiore selettività». Alle imprese, e soprattutto alle marche, non resta che stare più attente e far conoscere ciò che già fanno di buono da diverso tempo, ha spiegato a margine del convegno il presidente di Centromarca Luigi Bordoni. E il rapporto con i consumatori e con le loro associazioni «è addirittura preliminare alla comunicazione in pubblico, per poter accogliere le loro istanze e perché ci sia una conoscenza reciproca». Scopri l'archivio di Italia Oggi dal 1993 ad oggi |
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