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Mercoledì 2 Settembre 2009, 0:00
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Il sottosegretario alle infrastrutture, con delega, alla casa, Mario Mantovani, ha fatto sapere ieri che il provvedimento andrà all'esame del consiglio dei ministri di domani, il primo dopo la pausa estiva. Ma l'ordine del giorno del cdm di giovedì non registra l'argomento. Né piano casa, né infrastrutture. A meno che, è la riserva, i due argomenti non vi entrino come fuori sacco. In attesa, intanto ieri, ha presentato la richiesta di provvedimenti strutturali in materia di edilizia residenziale la Finco, la Federazione industrie prodotti, impianti e servizi per le costruzioni. L'associazione, associata a Confindustria, presieduta da Rossella Giavarini Rodelli, è quella che conta tutte le imprese produttrici di materiali per le costruzioni. La proposta più forte di Finco al governo, che ha stimato in 20 miliardi il fatturato dell'operazione Piano casa, e 200 mila i posti che salverà nel settore dell'edilizia e delle costruzioni, è quella che riguarda le operazioni di demolizione e ricostruzione nelle città. Gli incentivi previsti dal governo, a detta della Giavarini e suoi associati dovrebbe assumere il carattere permanente. E non a tempo, come invece è previsto dai vari piani regionali relativi alle misure di rilancio dell'edilizia che limitano questa possibilità, come del resto quella dei bonus volumetrici, a 18 mesi, fino al limite massimo di 24, solo in Lombardia relativamente al settore residenziale. In dettaglio, le richieste di Finco sono quattro, secondo quanto riportato nel documento aggiornato ieri e destinato al governo. Le operazioni di demolizione e ricostruzione sono da considerarsi il cuore dell'operazione Piano casa per la valenza rinnovatrice, innovatrice, e migliorativa dal punto di vista del risparmio energetico, oltre che del patrimonio edilizio in quanto tale. Ma c'è da domandarsi, sostiene la Finco confindustriale, se la materia urbanistica, per la sua delicatezza, è sia da considerarsi materia concorrente, così come sta accandendo con la redazione dei piani casa da parte delle singole regioni. O forse, non sarebbe materia di competenza statale come dovrebbe sancire anche la riforma urbanistica che stenta ancora a vedere la luce. «La prima richiesta di Finco relativa al piano casa», si legge nel documento all'esame della giunta Finco, «consiste nel trasformare le agevolazioni (specie abbattere per ricostruire) in permanenti se si vuole evitare il picco e poi il riflusso, sempre drammatico perché si sono impegnati capitali e risorse umane per fare fronte alla eccezionale contingenza. Sia le imprese che i cittadini non dovrebbero fare le corse per fruire delle agevolazioni, ma potrebbero con calma pianificare. Tale permanenza di benefici consentirebbe peraltro più facilmente l'erogazione della agevolazione del 55% anche per la riqualificazione sismica poiché spalmerebbe su più anni la perdita per l'erario, che in realtà sarebbe anche compensata dal maggior gettito generato dalla ripresa delle attività». La seconda, recita il documento di Finco, riguarda «il trattamento da riservare, in deroga, alla tipologia di maggioranza necessaria per attuare le misure di abbattimento e ricostruzione con premio volumetrico in sede di condominio qualora si voglia agire con particolare riferimento alle misure di efficienza energetica. Se cioè non si possa trasformare, come nel caso delle autorizzazioni per le autorimesse, da unanime a qualificata la maggioranza necessaria. Nelle città questa misura sarebbe decisiva ed affronterebbe il vero tema sotto il profilo della riqualificazione energetica, che è quello del patrimonio esistente». Il terzo punto del documento messo a punto dalla giunta guidata dall'energica Rossella Giavarini dichiara la necessità di estendere il Piano anche «ai manufatti industriali e commerciali e non solo a quelli residenziali». La quarta è contenuta nella lettera al ministro dell'economia, Giulio Tremonti e consiste, «nell'ampliamento della platea delle categorie merceologiche cui è possibile applicare la detassazione degli utili reinvestiti anche a tutte quelle riguardanti i beni strumentali per l'edilizia non già ricompresi nel codice Ateco 28».
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