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Mercoledì 2 Aprile 2008, 20:51

Sesto carburante, l'energia della casa passiva

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E’ economico, pulito e soprattutto sostenibile. Migliora la qualità della vita e il comfort abitativo.

Crea posti di lavoro. È tecnologicamente più che collaudato e non richiede ricerche ad altissima tecnologia. Il sesto carburante costituisce una risorsa praticamente non sfruttata. Attualmente il 90% circa dell’approvvigionamento energetico mondiale proviene da fonti non rinnovabili come petrolio, carbone, gas naturale ed uranio mentre le fonti rinnovabili, compresa la biomassa, restano penultime nella graduatoria dell’utilizzo energetico. Considerando poi che gli edifici sono i maggiori “divoratori” di energia (circa il 40% dell’utilizzo energetico nell’Unione Europea) ognuno di noi può sfruttare un potenziale di risparmio energetico ancora molto elevato. Riscaldamento, raffreddamento e condizionamento costituiscono le principali cause dell’inefficienza nell’utilizzo energetico, tramite la costruzione di una casa “passiva” qualitativamente perfetta ed economicamente abbordabile, che impiega il 90% di energia in meno rispetto alla casa media europea – e l’80% di energia in meno rispetto alla moderna casa standard conforme ai più avanzati regolamenti edilizi europei. Il costo di costruzione di una casa “passiva” ben coibentata, sostengono alla Rockwool International (Copenhagen:

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3454.CO - notizie) , se ripartito sul ciclo di vita dell’immobile è piuttosto basso. Un edificio costruito utilizzando materiali coibentanti può durare 100 o più anni, e spesso per molte persone rappresenta il maggiore investimento di tutta una vita. I vecchi stabili sono i maggiori responsabili dello spreco di energia.Nel corso degli ultimi due decenni, EURIMA (European Insulation Manifacturers Association) ha studiato lo sviluppo degli standard d’isolamento termico in nuovi edifici europei. Normalmente, studi di tale genere si sono concentrati sullo spessore (mm) dell’isolamento con lane minerali, progettato e usato nelle nuove costruzioni. Un’indagine d’aggiornamento ha mostrato un continuo progresso negli standard d’isolamento in vari paesi, soprattutto in Europa centrale. Forse non è sorprendente vedere che, per via delle loro condizioni climatiche, i paesi scandinavi, capeggiati dalla Svezia, ritengono che la propria posizione sia di preminenza, mostrando al resto dell’Europa la strada da seguire. Il Sud continua a restare indietro, nonostante le normative europee richiedano migliori standard per soddisfare gli obiettivi di Kyoto. Se gli standard isolanti svedesi fossero impiegati in paesi quali il Belgio, la Spagna e l’ltalia, si otterrebbero risparmi energetici fino al 90%. Lo stesso vale per l’intera Europa, dove si potrebbero ottenere risparmi superiori al 50%.

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