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Venerdì 2 Maggio 2008, 18:31

Critica alla ragion pura dei mercati finanziari

Di Edoardo Macallè

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Quanto segue è sostanzialmente quel che noi s'è scritto all'inizio d'aprile: “Sulla base del Siderografo di Bradley, appare oggi molto improbabile che sui mercati azionari possa costruirsi, prima dell'estate, una tendenza ben marcata e sufficientemente lineare da potersi correttamente definire “al rialzo” o “al ribasso”. Dovremmo, piuttosto, assistere ad un periodo di continue correzioni, tanto al rialzo quanto al ribasso, incapaci tuttavia di portarci granché lontani dai livelli marcati nelle “date di rilievo” subito precedenti. Detto altrimenti ed in modo da chiarire ancor meglio il nostro pensiero: le soglie che potremmo toccare entro il 14 aprile non saranno granché distanti da quelle già raggiunte tra il 2 ed 16 marzo, così come quelle che potremmo andare a toccare tra il 20 aprile ed il 4 maggio non dovrebbero esser granché lontane da quelle entro le quali ci stiamo movendo giusto in questi giorni. Tutto ciò porta necessariamente con sé un corollario che, alla luce di quant'accaduto lo scorso trimestre, non è certo di secondaria importanza: l'alto numero di continue correzioni, cui potremmo assistere nel corso delle prossime settimane, dovrebbe consentire alla volatilità dei mercati azionari di mantenersi su livelli ben più modesti di quelli raggiunti nei primi mesi dell'anno. Come dir insomma che, almeno sino alla prossima estate, l'umore degli operatori sembrerebbe destinato ad acquietarsi: nessun motivo per esaltarsi, dunque, ma neanche ragioni valide per disperarsi, se non motivate da quella fretta di recuperare che qualcuno potrebbe sempre nutrire, ma solo in cuor

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suo!”

Chiuso il mese, possiamo certamente dir che le cose, in aprile, si sono mosse come noi ci attendevamo: molte correzioni, al rialzo ed al ribasso, ed una volatilità in forte discesa rispetto al primo trimestre dell'anno. Ancor una volta, insomma, il Siderografo s'è dimostrato strumento d'analisi di grand'utilità ed in grado di condurci a previsioni comunque affidabili. E pensare che due anni fa, quando l'avevamo proposto per la prima volta all'attenzione dei più, non sembrava suscitar grandi entusiasmi. Ecco, ad esempio, quel che un anonimo lettore scriveva di noi, giusto in quei giorni, su una nota chat finanziaria: “Io quando leggo questi articoli non so che cosa pensare. È per via del caldo che a qualcuno va in fumo il cervello? E pensare che mi piaceva quando parlava di analisi ciclica e percorsi campione. Di “%D” di lungo periodo e di volatilità, ma ora tira fuori le congiunzioni astrali!!! Mah! Fatevi due risate.”
Chissà, forse col tempo il Siderografo avrà ottenuto anche da lui maggior favore, ma come dargli torto, in fondo, se proprio noi, ancor qualche settimana fa, avevamo presentato tale strumento con le seguenti parole:
“Donald Bradley è certamente il principale esponente di una particolare forma di analisi dei mercati chiamata “Finanza-Astrale”. Il suo “Siderografo” o “barometro planetario”, seppur creato nel 1940, è ancor oggi particolarmente apprezzato dai traders, ed in particolare da quelli americani, per la sua capacità d'individuare, con buona precisione, i principali “punti di svolta” dei diversi mercati. Proprio tale strumento, in un qualche modo, avvicina Bradley ai cosiddetti “analisti ciclici” perché il tempo, all'interno dello stesso, riveste un ruolo di valore assoluto. Purtroppo, però, non si tratta di uno strumento di facile costruzione: combina, infatti, in un singolo numero, tutti gli aspetti planetari che si verificano in un dato momento, pesando le diverse distanze che separano i pianeti tra loro (con esclusione della luna). Tutto ciò può portare ad una più che ovvia diffidenza verso tale strumento, ma anche noi, che inizialmente eravamo addirittura scettici, abbiamo dovuto col tempo ricrederci tanto che, oggi, il Siderografo rappresenta, a tutti gli effetti, uno degli strumenti d'analisi da noi maggiormente utilizzati.”
Sarà bene, tuttavia, precisar da subito che “scettico”, a differenza di quel che i più credono, non è “colui che esprime un giudizio negativo a prescindere”, quanto, più semplicemente, “colui che rifiuta d'esprimere un giudizio su quel che non è possibile verificare”: oggi, infatti, non siamo per nulla scettici sulla validità dello strumento! Sappiamo però bene che l'evidente rimando ad una disciplina “non scientifica”, quale l'astrologia, può suscitare in molti notevole disagio, se non proprio forte diffidenza. E questo, poi, a prescindere dai risultati comunque ottenuti (ed ottenibili!) attraverso il Siderografo. Accade così (nella “tribù degli analisti tecnici”, cui anche il sottoscritto, intendiamoci, s'onora d'appartenere) che, da un lato, non si dia credito al pianeta Venere, ma dall'altro si sia disposti a farlo, e quasi ciecamente, verso una “morning star” (tanto per rimaner negli astri) improvvisamente apparsa in un grafico a candele. I più leggono nella “morning star” l'annuncio di un rialzo, molti sanno pure che “stella del mattino” è il nome poetico che gli astronomi assegnano a Venere, ma solo ad alcuni è noto che con quello stesso nome s'indica anche la ben poco poetica “mazza ferrata” usata in battaglia dai cavalieri medievali: come dir insomma che in quel “simbolo” c'è molto più di quel che è d'immediata evidenza (e, dunque, ogni possibile rialzo annunciato da una “morning star” non è mai semplice: si costruisce, infatti, sempre e comunque, attraverso una possibile “battaglia a colpi di… mazza”).
Purtroppo però, nell'era della scienza, molti di questi rinvii si sono persi proprio perché troppo “affascinanti” e si sa che “la fascinazione” (così come “l'incanto”, d'altronde) non è certo tra i fenomeni più amati dalla ricerca scientifica: rimanda, infatti, ad un livello ben più profondo di quel che solitamente è oggetto d'emozione o semplice ragionamento e “fin laggiù”, si sa, la scienza rifiuta di scendere. Eppure molti analisti tecnici si dolgono perché la loro disciplina non è stata ancor accolta, ufficialmente, dal mondo accademico. Fossimo in loro, noi ne saremmo invece felici: c'è sempre molto più spazio ai confini di quanto ve n'è al centro. Ai bordi, infatti, si soffoca meno!
Ma forse, noi, provenendo da un mondo (quello della filosofia, N.d.R.) che da qualche tempo fa un po' a pugni con la scienza, siamo “troppo” parte in causa. Per di più sconfitta, oltre che lesa, oggi. Tuttavia, se la Luna fosse solo quel che ci “spiegano” gli astronomi, non si capirebbe il “senso” della domanda che Leopardi era solito porle: “Che fai tu luna in ciel?… Dimmi che fai, silenziosa luna?”
Forse, allora, sarà il caso d'usar anche noi la voce, senza lasciar soli i poeti a combattere (con o senza mazza…): ad una logica, quale quella della scienza, che “de-termina” le cose con uno ed un solo significato (e che, per di più, si propone come sola depositaria della “verità”) è giunto ormai il tempo d'opporre un modo ben diverso di pensare, un modo che dovrà definirsi “ana-logico” proprio perché l'analogia è in fondo quel che trasgredisce tutte le de-terminazioni. Perché nei fatti (a differenza di quant'accade nei ragionamenti!) non c'è mai alcunché che “termini”, del tutto, nel solo significato assegnatogli da chicchessia. E questo, poi, è soprattutto vero sui mercati finanziari, dove il più delle volte il senso della gran parte degli eventi non è univoco, ma contraddittorio. “Ana-logia” è parola che mette insieme “pensare” (légein) e “alto” (ana): verrebbe quasi da credere che rimandi ad un “pensar alto” da contrapporre al semplice “pensar comune”, ma ci parrebbe invero troppo (e comunque equivoco). Ci accontenteremmo, piuttosto, di leggervi un “pensar oltre il comune modo di pensare”. O, ancor più semplicemente, un “pensare verso l'alto”, verso quel cielo che proprio il Siderografo di Bradley è solito guardare con occhio “analogico” e che l'astrologia, a propria volta, traduce in un linguaggio che sfugge alla rigidità degli schemi “concettual-scientifici” solo perché, attraverso quello, possa emerger tutta l'ulteriorità di senso che lo scorrere del tempo ha finito, invece, col velare al proprio interno.
Irretito dal primato di una scienza che non accetta altro che se stessa, il mondo occidentale ha finito col confinare nell'irrazionale tutto quel che non trova fondamento in essa, con la tragica conseguenza, però, di non riuscir più a capir nulla non solo dell'astrologia, ma anche e soprattutto di quel che le sta alle spalle: la precarietà di un mondo in cui è possibile vivere solo grazie alla “fede in un ordine dove il senso di quel che accade è già descritto e anticipato nel suo buon fine”.
Ora, potremmo anche star qui a prenderci in giro all'infinito, ma in fondo è proprio questo che sta dietro ad ogni prospetto informativo dei comuni Fondi d'Investimento o delle più sofisticate SICAV: la fede in un ordine destinato, negli anni, solo al buon fine. Il tutto però, e come ovvio, corredato delle più “moderne e scientifiche metodologie di asset allocation”. Metodologie, tuttavia, che non dovrebbero essere granché diverse, almeno in “scientificità”, da quelle utilizzate nello strutturare le diverse obbligazioni collegate ai mutui americani (e di cui, come sappiamo… ora, è pieno il mondo). Visto com'è andata a finire, avessero usato il Siderografo o qualcosa di simile, probabilmente avrebbero fatto meno danno di quel che, nostro malgrado, tutti noi s'è dovuto subire! Chissà: forse s'erano semplicemente dimenticati d'inserire nei loro modelli che “i mercati sono precari”?… Ma non c'è problema perché, facendo proprio quel che lor signori sono soliti rimproverare agli altri (ed in particolare agli astrologhi!), se si segue un certo ordine (che, nel caso specifico, non può esser altri che quello tracciato dall'umana ragione), il negativo che minaccia di continuo l'investitore può esser tranquillamente riassorbito.
Si dirà: “Aver alle spalle l'umana ragione è però ben altra cosa che avervi solo le… buone stelle!”. Certo, ma questo non consente di nasconder la mano dopo aver tirato il sasso: la scienza, infatti, si fonda su convenzioni che non fanno altro che anticipare ogni possibile significato, tralasciando tutte quelle possibilità di senso che non sono matematicamente… anticipabili. Salvo, però, non sostenere che anche il buon Kant, nella sua “Critica della ragion pura”, si sia rivelato un “irrazionale”:
“Galilei e Torricelli compresero che la ragione vede solo quel che lei stessa produce secondo il proprio disegno e che, con i principi dei suoi giudizi secondo leggi immutabili, deve essa entrare innanzi e costringer la natura a rispondere alle sue domande, senza lasciarsi guidare da lei, per così dire, con le redini; perché altrimenti le nostre osservazioni, fatte a caso e senza un disegno prestabilito, non metterebbero capo ad una legge necessaria, che la ragione cerca e di cui ha bisogno”.
Sostituite, ora, la parola “mercati” a “natura” ed avrete la sola “vera spiegazione” di quant'accaduto negli ultimi nove mesi. Anzi, non serve nemmeno sostituir le parole: tanto coloro che hanno dato avvio al disastro sono quasi tutti laureati in… “Fisica”.

Edoardo E. Macallè
Responsabile Scelte d'Investimento in NIKKAIA Strategie
Direttore Area Investimenti – ASSOCONSULENZA
http://www.nikkaiastrategie.com - http://www.assoconsulenza.eu


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