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Giovedì 2 Luglio 2009, 14:04
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Dalla metà di marzo le tensioni sui mercati finanziari si vanno allentando. Il differenziale tra i tassi interbancari e il rendimento delle obbligazioni governative è tornato sui valori registrati prima del dissesto di Lehman, anche se nell'area dell'euro è ancora superiore a quello osservato prima dell'avvio della crisi dei subprime. Il rendimento dei titoli governativi decennali è tornato a crescere, riflettendo una diminuzione dei timori di deflazione: alla fine di maggio era pari al 3,5% negli Stati Uniti e al 4% nell'area dell'euro, dopo aver toccato, rispettivamente, il 2,2% e 3,5% alla fine del 2008. I mercati azionari hanno recuperato le forti perdite registrate nel corso dei primi settanta giorni del 2009: alla fine di maggio, il mercato italiano è salito da inizio anno del 7,7%, superiore a quello degli Stati Uniti (3,3%), del Regno Unito (5,5%) e dell'area dell'euro (5,3%). I primi effetti sull'economia reale della grave crisi finanziaria si sono già manifestati. Secondo le rilevazioni del Fondo Monetario Internazionale, la crescita del prodotto mondiale ha subito nel 2008 un marcato rallentamento, passando al 3,2% dal 5,2% registrato nel 2007; si tratta dell'incremento più contenuto dal 2003. Il rallentamento ha interessato in modo particolare le economie dei paesi industrializzati, ma ha interessato anche le economie emergenti. Negli Stati Uniti il PIL è cresciuto dell'1,1% (2,0% nel 2007), nell'area dell'euro la crescita è stata dello 0,8% (2,7% nel 2007). Nel 2008 l'attività economica in Italia si è contratta dell'1% (era aumentata dell'1,6% nel 2007), un valore sensibilmente peggiore della media dell'area dell'euro. Il quadro congiunturale si è sensibilmente aggravato nell'ultimo trimestre del 2008 e, soprattutto nel primo del 2009. La raccolta premi del lavoro diretto italiano è diminuita del 7,2%, valore simile a quello dell'anno precedente (7,0%). La contrazione è concentrata nei rami vita, i cui premi sono calati dell'11,2%. Vi hanno contribuito la forte preferenza dei risparmiatori italiani a investire in strumenti bancari, sollecitata da un'offerta delle banche interessate a compensare il prosciugamento dei mercati internazionali di capitale e, soprattutto nella parte finale dell'anno, una disaffezione delle famiglie verso i prodotti assicurativo-finanziari. Sono invece significativamente aumentati i premi relativi alle polizze tradizionali, che garantiscono agli assicurati la restituzione del capitale e un rendimento minimo concordato contrattualmente. Nei rami vita la contrazione dei premi si è associata con una diminuzione degli oneri relativi ai sinistri (-11,7%), anche per una riduzione dei riscatti rispetto all'anno precedente (circa -15%). Per il secondo anno consecutivo, però, le riserve matematiche, pari a 352 miliardi di euro, sono diminuite (-6,8% nel 2008 e -2,3% nel 2007), principalmente a causa dell'avverso andamento dei mercati finanziari; vi ha contribuito una raccolta netta, definita come la differenza tra i premi e gli oneri relativi ai sinistri, negativa per 10,9 miliardi di euro (era stata negativa per 12,8 miliardi nel 2007). Il risultato tecnico dei rami vita del lavoro complessivo è stato negativo per 2,9 miliardi, mentre era stato positivo per 1,7 miliardi nel 2007. Questo andamento dipende essenzialmente dalle perdite contabili registrate sugli investimenti finanziari. Per le polizze linked, le perdite sugli investimenti finanziari sono sopportate dagli assicurati: cambiamenti di valore dei titoli si riflettono sull'ammontare della riserva dell'assicurato. Per le polizze rivalutabili (rami I e V), invece, le perdite contabilizzate in bilancio sul portafoglio titoli, ma non realizzate, sono sopportate dall'impresa di assicurazione. Solo perdite (o guadagni) realizzati, infatti, contribuiscono a formare il rendimento per l'assicurato, al quale, in ogni caso, va riconosciuto il rendimento minimo garantito contrattualmente. Ciò spiega perché il risultato tecnico del ramo I e del ramo V è stato negativo (rispettivamente, per 2,4 e 0,9 miliardi di euro), mentre quello del ramo III è stato positivo (per 0,4 miliardi). I premi dell'assicurazione danni del lavoro diretto sono diminuiti dello 0,5% (erano in crescita dell'1,3% nel 2007). Il risultato tecnico dei rami danni del lavoro complessivo, positivo per 375 milioni di euro, è stato pari all'1,1% dei premi; nel 2007 era stato pari a 2,8 miliardi (l'8,0% dei premi). Il notevole calo è dovuto a un aumento degli oneri per i sinistri (3,1%) e alla forte riduzione degli utili sugli investimenti (-61%). L'incidenza delle spese di gestione sui premi, pari al 24,7%, è rimasta sullo stesso livello raggiunto nel 2007 (era pari invece al 23,6% nel 2006, prima dell'emanazione dei c.d. decreti Bersani in materia di distribuzione assicurativa). Il risultato complessivo del settore assicurativo evidenzia una perdita pari a quasi 2 miliardi di euro anche per una significativa riduzione della componente straordinaria che si è dimezzata rispetto all'anno precedente (0,8 miliardi contro 1,5 miliardi nel 2007). Per ulteriori informazioni visita il sito di Trend Online Scopri le migliori azioni per fare trading questa settimana! |
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