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Sindacati: Alla Prova Del Nuovo Governo e Della Nuova Confindustria
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(ASCA) - Roma, 3 mag - Al nuovo governo ed alla nuova
Confindustria, i sindacati rispondono con una proposta
unitaria sulla riforma della contrattazione. Deve essere
ancora approvata dai direttivi di Cgil, Cisl e Uil e poi
sottoposta al referendum dei lavoratori ma si basera'
essenzialmente sul potenziamento del secondo livello e sulla
riduzione degli accordi nazionali. In sostanza, il contratto
nazionale dovra' salvaguardare il potere d'acquisto mentre
gli aumenti salariali, legati alla produttivita', verranno
decisi a livello aziendale o territoriale.
L'intesa e' una prima risposta di Cgil, Cisl e Uil ad un
mondo politico cambiato e ad un sistema delle imprese
rinnovato, con tanti medi imprenditori che sfidano la
concorrenza internazionale nella squadra del presidente
designato Emma Marcegaglia. Anche per le organizzazioni
sindacali e' giunto il tempo di una svolta. Dovranno
adeguarsi ai tempi e non essere spalla o nemico di nessun
governo o piu' o meno concilianti con questo o quel
presidente di Confindustria. Dovranno semplicemente tutelare
il lavoro e i lavoratori. Essere protagonisti del recupero
salariale e del potere d'acquisto e coprotagonisti della
crescita e della competitivita' del complesso del paese.
Insomma, fare il proprio mestiere. Come nel luglio del '93,
quando sotto il governo ''tecnico'' guidato da Carlo Azeglio
Ciampi, i sindacati sottoscrissero il famoso accordo sulla
politica dei redditi, con l'allora segretario generale della
Cgil, Bruno Trentin, che firmo' l'intesa, nell'interesse
superiore del paese, e poi si dimise.
Oggi, siamo alla revisione di quell'accordo. La riforma
dei contratti dovra', infatti, ridefinirne anche il numero,
la durata e cambiare la rappresentanza. Si prevede una
stretta degli attuali 400 CCNL con accorpamenti per settore;
si passera' a 3 anni sia per la parte normativa, sia per
quella economica; e si adottera' un meccanismo per misurare
la rappresentativita' sindacale tramite un mix tra il numero
degli iscritti e i voti delle elezioni nelle Rsu.
Ma sara' lo ''spostamento'' salariale dal nazionale
all'aziendale o territoriale a determinare, se cosi'
effettivamente sara', una vera rivoluzione nelle relazioni
industriali. E' evidente che il sindacalismo confederale
perdera' potere e centralita' a scapito delle rappresentanze
''locali''. Ma e' altrettanto evidente che gli aumenti
retributivi vanno individuati laddove si produce e c'e'
redditivita'. La nuova Confindustria e' pronta al confronto,
il nuovo governo ha garantito sgravi fiscali sul secondo
livello e sugli straordinari. Tocca ai sindacati aprire una
nuova stagione di contrattazione e di rapporti con chi e'
stato demandato a guidare il
paese.
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