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Giovedì 4 Giugno 2009, 0:00
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E in caso di esito positivo dell'indagine, di costringere le amministrazioni a correre ai ripari, riconoscendo l'errore, risarcendo il danno, o quantomeno accettando una transazione con il denunciante. L'EXPLOIT DI RICORSII ricorsi al mediatore, chiamato anche ombudsman, sono in crescita. Sono state registrate, nel 2008, 3406 denunce a fronte delle 3211 del 2007. E ancora più evidente è l'aumento di quelli vincenti: nel 36% dei casi, più di uno su tre, il difensore civico europeo è riuscito a portare a casa il risultato di far tornare l'amministrazione sui suoi passi, offrendo una riparazione del danno o un accordo amichevole. "Quasi nell'80% dei casi, comunque, siamo in grado di aiutare il denunciante aprendo un'indagine, deferendo il caso all'organismo competente o fornendo consulenza in merito al referente cui rivolgersi", spiega nel Compendio 2008 dell'attività istituzionale Nikiforos Diamandouros, Mediatore europeo oggi a Roma per incontrare i vertici del Consiglio nazionale forense presieduto da Guido Alpa.Il 2008 sotto molti versi è stato un anno record per l'attività del mediatore, come spiegherà oggi Diamandouros nella relazione che terrà al pubblico e alla stampa dopo l'incontro con il Cnf.Nel corso dell'anno, l'ufficio del mediatore è riuscito a chiudere 355 indagini contro le 348 nel 2007, e ha gestito oltre 7.700 denunce e richieste di informazioni, offrendo un aiuto concreto al ricorrente in otto casi su dieci, come accennava Diamandouros, e una vittoria in un caso su tre.Nel 74% dei casi sono i privati cittadini a denunciare le istituzioni comunitarie, mentre solo il 26% delle rimostranze arriva da società e associazioni. A parte i 129 casi chiusi nel 2008 con la composizione della questione da parte dell'istituzione interessata o l'accettazione consensuale di una soluzione amichevole, gli altri esiti di una denuncia al mediatore contemplano osservazioni per contribuire al miglioramento delle future prestazioni, osservazioni critiche, progetti di raccomandazione da parte dell'istituzione o relazioni speciali al parlamento.È LA COMMISSIONE LA PIÙ DENUNCIATAL'istituzione più bersagliata dalle denunce, ovviamente, è la commissione europea, visto che è l'organo che prende la maggior parte delle decisioni che hanno conseguenze dirette sui cittadini. Nel 66% dei casi la commissione è al centro delle critiche (e delle denunce), spesso a causa di ritardati pagamenti o decisioni ritenute non approfondite, mentre il parlamento europeo viene solo al secondo posto e con molti punti di distanza (10%). Un altro ufficio che nel 2008 ha destato lamentele, attinenti ad esempio ai criteri di selezione, o ai rimborsi spese per raggiungere la sede dei colloqui, è l'Ufficio europeo di selezione del personale (7%). Al quarto posto, invece, il Consiglio europeo (3%), e infine l'Ufficio europeo per la lotta antifrode (2%).LA BUROCRAZIA"CATTIVA"Si parla di cattiva amministrazione quando un'istituzione non opera nel rispetto della legge, non ottempera ai principi di una corretta amministrazione o viola diritti fondamentali. Le denunce più comuni esaminate nel 2008 hanno riguardato la mancanza di trasparenza (36% delle indagini avviate), soprattutto in tema di accesso ai documenti e di rifiuto di informazioni. Al secondo posto della classifica delle worst practice, cioè dei comportamenti censurabili da parte degli organi Ue, c'è l'abuso di potere (20%), seguito dall'inefficienza delle procedure burocratiche (9%). La negligenza occupa il quarto posto (8%), mentre al quinto troviamo il ritardo evitabile (8%) e al sesto posto l'errore giuridico (7%).Un capitolo delicato è anche quello della discriminazione, per età o genere, che occupa il settimo posto della graduatoria dei comportamenti più denunciati dai cittadini (5%), mentre all'ottavo c'è la mancata garanzia di assolvimento degli obblighi ex articolo 226 del Trattato.Tra i paesi che denunciano di più, secondo una classifica stilata dall'ufficio del mediatore, tenendo conto del numero di denunce pervenute da ciascuno stato rispetto alla sua dimensione demografica, c'è la Germania, con le sue 546 denunce nel 2008. Seguono Spagna, Polonia, Francia e Belgio, e solo al sesto posto troviamo l'Italia, con 219 denunce, pur in crescita rispetto alle 182 del 2007. In coda alla lista i paesi dell'Est, con l'Estonia che nel 2008 ha inviato solo sette denunce (11 la Lituania, 18 la Lettonia).IL CASO ITALIANonostante le denunce italiane nel 2008 siano cresciute rispetto al 2007, bisogna considerare che quasi il 67% dei ricorsi, ben 134, è stato considerato inammissibile dall'ombudsman perché non rientrava nel mandato del mediatore, in quanto non diretto contro organismi Ue ma contro le autorità nazionali. Segnali di un macroscopico disagio dei cittadini contro le inefficienze della p.a. italiana, o di un'insufficiente cultura sul mandato dell'ombudsman, le denunce riguardano in primis i tribunali, per i cronici ritardi nei processi, e poi ministeri, enti locali, polizia, assicurazioni e istituti di previdenza.Delle 47 denunce ammissibili, invece, oltre la metà è confluita in un'indagine. Tra i casi andati a buon fine, quello di una ong che al termine della controversia per insufficiente pagamento da parte della commissione, nell'ambito di un progetto Ue in Liberia, ha ricevuto somme aggiuntive per 100 mila euro. In una decina di casi relativi a mancate risposte da parte delle istituzioni, il mediatore è ricorso a una breve procedura telefonica che ha risolto il problema in poche settimane. Scopri l'archivio di Italia Oggi dal 1993 ad oggi |
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