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Giovedì 3 Luglio 2008, 9:03

Nuove incursioni ribassiste sono da mettere in conto nel breve

Di Alberto Susic

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Quotazioni
ENEL SPA
ENEL.MI
6.28
+0.48%
Fiat Spa
F.MI
10.54
-1.70%
Intesa Sanpaolo Spa
ISP.MI
3.66
+0.48%
Terna
TRN.MI
2.74
+0.48%
Unicredit SpA
UCG.MI
3.67
+0.18%
S&P/Mib
Mibtel: migliori e peggiori
Le pressioni al ribasso sui mercati azionari non accennano a diminuire e prosegue così insorabile la discesa dei listini. La domanda che ci si pone in questo momento è quanto potrà durare la fase che stiamo vivendo e ci si chiede inoltre se ci siano prospettive di recupero nel breve. Nel tentativo di capire quale potrà essere l'evoluzione dei listini nel breve, con uno sguardo particolare rivolto a Piazza Affari e ai titoli che possono offrire buone opportunità, abbiamo rivolto alcune domande a

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Massimilano Romano, responsabile ricerca mercati finanziari di Concentric italy.


I mercati azionari continuano a vivere una fase di negatività, appesantiti da uno scenario macro che non sembra offrire alcun segnale positivo. Quali riflessioni si possono fare sull'attuale situazione? Quali le prospettive nel breve?

La componente inflazione desta ancora segnali preoccupanti e come già segnalato nella mia ultima intervista, la variabile che avrebbe governato l'andamento dei mercati azionari in questo periodo sarebbe stato il petrolio, insieme ovviamente al rialzo delle materie prime in generale. L'andamento dell'oro nero, come ben sappiamo, condiziona anche quella che è la crescita di ogni area economica e nel dettaglio l'ascesa delle quotazioni del petrolio porta ad una contrazione della congiuntura, in momenti in cui la domanda aggregata è alquanto debole. Il fatto che i prezzi abbiano superato la soglia dei 140 dollari ha ovviamente allungato i tempi per un'eventuale ripresa dell'economia che a questo punto potrebbe arrivare verso la fine di quest'anno.
Affinchè si verifichi questo scenario, occorrono alcuni segnali positivi dal fronte macroeconomico, come per esempio quello dell'indice ISM di ieri che ha consentito un rimbalzo dei mercati azionari. Inoltre dovrebbero arrivare notizie positive sul fronte delle trimestrali americane, per le quali ci attendiamo buone indicazioni per le aziende molto export orientend, dal momento che la loro attività verso aree economiche in forte crescita può compensare una minore redditività nei rispettivi mercati domestici.
I prossimi risultati societari costituiranno la prova del nove per quanto riguarda il settore finanziario e ci diranno se i bancari sono effettivamente sottovalutati come pare al momento, oppure se ulteriori svalutazioni possono generare nuovi accantonamenti di notevoli entità. A giudicare però da alcuni dati anticipati in questi giorni, non dovrebbero esserci grandi sorprese negative, anche se tale discorso non è valido per tutte le banche.

Quest'oggi la BCE dovrebbe annunciare l'atteso rialzo dei tassi di interesse che i mercati però dovrebbero aver già scontato. Ritiene che tale intervento sia destinato a rimanere isolato? Quali invece le sue previsioni sulla politica monetaria della FED nei mesi a venire?

Come più volte ribadito, la Banca Centrale Europea continuerà per la sua strada, volta a contenere gli effetti inflattivi. Non dimentichiamo che la BCE sta continuando ad immettere liquidità rinnovando anche i finanziamenti alle banche europee, sostenendole quindi in questa crisi del credito.
D'altro canto però il rischio di un'esplosione dell'inflazione è molto forte in questo contesto, perché eventuali tagli dei tassi, con il surriscaldamento dei prezzi delle materie prime, potrebbe appunto portare a non controllare più le pressioni inflazionistiche. Di conseguenza l'operato della BCE verso un innalzamento del costo del denaro risulta oltre che giustificato, da noi condiviso, e se il prezzo delle materie prime non scenderà nei prossimi mesi, il rialzo che arriverà quest'oggi potrebbe non essere l'unico, ma sarà seguito da interventi simili in futuro.
Spostando l'attenzione sull'opposta sponda dell'Atlantico, a nostro parere il periodo di taglio dei tassi è finito, visto e considerato che l'inflazione negli Stati Uniti è ormai a livelli decisamente elevati. Per il momento non ci attendiamo dei rialzi del costo del denaro da parte della Fed a patto che i futuri dati macro non evidenzino una possibile recessione, che per ora tuttavia non si segnala.

Alla luce dello scenario da lei appena descritto, cosa è possibile attendersi per i mercati azionari? Ci sono le condizioni per assistere ad una ripresa dei corsi nel breve o la discesa è destinata a proseguire?

Lo scenario attualmente è negativo e il mercato per ora non mostra segni di forza tali da far pensare ad una possibile inversione di tendenza. Tuttavia c'è da considerare che la tenuta di alcuni supporti fondamentali da parte dei vari indici, potrebbe aprire le porte ad un mercato perlomeno attendista, di conseguenza laterale.
Per il momento, uno scenario come questo si potrebbe tradurre anche in una lenta discesa che non sarebbe certo positiva per le Borse e paradossalmente sarebbe meglio un crollo molto consistente dai valori attuali, perché potrebbe portare ad una risposta altrettanto forte e quindi ad un recupero sostanziale. Ricordiamo che negli anni '70, in piena crisi petrolifera, la lenta discesa degli indici purtroppo è durata parecchi anni, motivo per cui non sono assolutamente da escludere nuove incursioni ribassiste nel breve.

Guardando in particolare al mercato domestico, a suo avviso l'S&P/Mib può aver trovato nell'area dei 28.500 un minimo dal quale cercare di ripartire? Quali i rischi di una discesa anche al di sotto di tali valori?

Di positivo c'è che le quotazioni dell'S&P/Mib si sono fermate proprio su un supporto fondamentale quale quello dei 28.500 da lei menzionato e da qui sono riuscite a rimbalzare per ora, in un momento in cui gli indicatori segnalavano un forte ipervenduto.
Ovviamente si tratta di un puro rimbalzo tecnico, e per parlare di un primo segnale di inversione di tendenza, l'indice dovrebbe ritornare sopra 30.200 e successivamente dovrà superare i 32.000 punti. Fino a quel momento lo scenario rimane ribassista e quindi l'indice potrebbe tornare a testare di nuovo i 28.500, il cui sfondamento avrebbe come primo obiettivo i 26.600 e successivamente i 25.500.
Nel breve, non sembra molto probabile questa seconda evoluzione, e considerato l'ipervenduto presente sui vari indicatori, l'S&P/Mib potrebbe mantenersi in area 28.000 senza allontanarsi di molto verso il basso da questo livello.

Tra i titoli maggiormente penalizzati dalla discesa del mercato troviamo i bancari che hanno continuato a segnare valori sempre più bassi. Ritiene che il momento del riscatto per il settore sia ormai vicino? Quali le storie che offrono le migliori opportunità dio investimento in questa fase?

In questo periodo, e comunque in vista di eventuali discese, il mercato tenderà a penalizzare i titoli del settore finanziario. In ogni caso riteniamo che per molti di essi potrebbe essere ormai vicino il momento giusto per ricominciare ad accumulare, considerando anche che diversi bancari quotano molto al di sotto del loro valore di libro. E' vero che quando il trend è discendente il mercato tende a non focalizzarsi su questi valori, ma è altrettanto vero che in caso di ripresa dei corsi azionari, tutti i titoli maggiormente penalizzati nella discesa, tendono a riprendere in maniera rapida il loro valore ideale nella fase di rialzo.
Uno di questi è Unicredit (Milano: UCG.MI - notizie) che noi riteniamo a questi prezzi un'occasione d'acquisto: dal punto di vista tecnico, il titolo continua il suo trend discendente e l'abbandono dei 4 euro è comunque un segnale negativo. Una prima indicazione di inversione si potrebbe avere con la ripresa proprio dei 4 euro, la cui rottura porterebbe il titolo direttamente verso 4,15/4,2 euro e successivamente a 4,5 euro. Al ribasso invece negativa sarebbe una discesa sotto 3,5/3,53 euro con il rischio di ulteriori scivoloni in direzione dei 3,2 euro.

Per Intesa Sanpaolo vale lo stesso ragionamento e l'unica differenza è che essendo questa banca meno esposta sui mercati internazionali, potrebbe anche non riservare grandi sorprese negative in sede di risultati trimestrali. Dal punto di vista tecnico, anche in questo caso prosegue il trend discendente e il titolo ha testato il supporto a 3,62 euro, per poi rimbalzare.
Quindi ora la discesa sotto questi livelli è da considerarsi come un segnale di vendita, con obiettivo a 3,42 euro. Al rialzo, Intesa Sanpaolo (Milano: ISP.MI - notizie) si trova già a ridosso di una resistenza e il successivo ostacolo lo si può individuare a 3,87 euro e poi a 4 euro, anche se sono ancora lontani i livelli da prendere in considerazione per una totale inversione di tendenza.

Data la debolezza e la fragilità del mercato, consiglierebbe di puntare in questa fase sulle utilities? Su quali in particolare bisognerebbe concentrare l'attenzione ora?

L'ultima discesa del mercato ha portato a livelli decisamente sottovalutati il titolo Enel (Milano: ENEL.MI - notizie) , la cui attuale quotazione è da considerarsi come una ghiotta occasione per accumulare. Sul piano tecnico il titolo darebbe un segnale di forza con la ripresa dei 6 euro e successivamente dei 6,22, fino ad arrivare ai 6,5/6,55 euro, la cui violazione sarebbe da considerare come un'inversione di tendenza. Al ribasso invece negativa sarebbe una discesa sotto i 5,6 euro, con obiettivo successivo a 5,45 euro.

Nonostante i crolli del mercato, alcuni titoli hanno reagito con forza e hanno mostrato il loro valore e uno di questi è Terna (Milano: TRN.MI - notizie) che noi consideriamo sempre tra i raccomandati anche per continui accumuli. Ai prezzi attuali è da considerarsi un'occasione d'acquisto, segnalando che la resistenza è a 2,8/2,81 e successivamente a 2,9, mentre al ribasso il primo supporto si trova a 2,64 e in seguito a 2,5 euro.

Cosa pensa invece della recente debacle di Fiat (Milano: F.MI - notizie) che a fatica cerca di mantenersi sopra la soglia dei 10 euro. Questo livello è destinato a reggere o avremo nuove incursioni ribassiste nelle prossime sedute?

Per Fiat lo scenario generale non è positivo e anche i dati sulle immatricolazioni diffusi martedì sera purtroppo non lasciano sperare in nulla di buono, nonostante la capacità di Fiat di perdere meno delle dirette concorrenti.
Ovviamente l'andamento del titolo sarà legato alla ripresa del ciclo economico che, qualora si avverasse, riporterebbe le quotazioni anche su valori superiori ai 15 euro. Per ora però Fiat continua ad essere penalizzato dal trend in atto. La rottura dei 10 euro presenta un supporto successivo a 9,51 euro, a 9 e poi a 8,48 euro. A nostro avviso, qualora si dovessero verificare discese fino a questi livelli, tale movimento sarà da sfruttare per avviare una fase di accumulo sul titolo. Al rialzo invece un primo segnale di inversione di tendenza si avrebbe con la rottura di 10,71 euro che porterebbe dritti a 12 e in seconda battuta a 22,53 euro.

Sempre tra le blue chips, ci sono altre storie interessanti che in questo momento vale la pena di prendere in considerazione? Quali indicazioni ci può fornire in merito?

Nonostante lo scenario non favorevole per i titoli del settore, Generali si presenta come una società dagli ottimi fondamentali e quindi a questi prezzi il titolo è da accumulare con obiettivi tra 26 e 28 euro.
Dal punto di vista tecnico Generali è inserito in un canale discendente, la cui base è posta intorno ai 24 euro e in caso di rottura il successivo supporto è a 23,1 per poi passare a 22,7 euro. Al rialzo invece un primo segnale si avrebbe con la riconquista dei 24,6 euro, la cui violazione favorirebbe allunghi in direzione dei 25,8 euro, con successivo approdo in area 26 euro.


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