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Venerdì 3 Luglio 2009, 19:46

All'Ania problemi di primo piano per la finanza italiana

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Mibtel: migliori e peggiori
Ieri l'incontro dell'Ania, l'associazione delle compagnie assicurative, ha registrato una serie di proposte e di consuntivi, di progetti e dichiarazioni che pongono una piattaforma importante di discussione su un settore che realizza il 6% circa del Pil del Bel Paese. I campioni nazionali del comparto come Generali, una delle maggiori compagnie d'Europa, o Unipol (Milano:

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UNI.MI - notizie) o Fondiaria Assicurazioni sono dei pezzi da novanta del nostro sistema economico e canalizzano il risparmio degli italiani verso investimenti importanti per tutta l'economia.

In ambito finanziario non è un caso che acquistino un rilievo di primo piano le mosse di Generali su Intesa Sanpaolo (Milano: ISP.MI - notizie) o di Mediobanca (Milano: MB.MI - notizie) su Mediolanum (Milano: MED.MI - notizie) : si tratta in molti casi degli assetti dei gruppi di potere reale in Italia e spesso anche di settori strategici non meno di quelli dell'energia o dei trasporti. Ieri però all'Ania si è parlato soprattutto di futuro e si sono poste le basi per un difficile accordo in diversi settori. Ieri il presidente Fabio Cerchiai ha chiesto il ritorno al monomandato per gli agenti assicurativi, suggerendo dunque un'ulteriore ritorno all'assetto precedente alle norme Bersani sulla liberalizzazione del settore assicurativo. Già nel disegno di legge 1195 il governo ha previsto un ulteriore ritorno al passato con la cancellazione del diritto degli assicurati con polizze pluriennali di recedere dal proprio contratto e cambiare compagnia già dopo un anno. Il governo, però, non ha soltanto intenzione di dare alle compagnie, ma vorrebbe anche in cambio un loro maggiore intervento sulla crisi economica. Vorrebbe un loro contributo più corposo alle opere pubbliche, rivela oggi il quotidiano MF riportando le parole del ministro dello Sviluppo economico Claudio Scajola proprio all'incontro dell'Ania di ieri. Si tratta di una richiesta già avanzata l'anno scorso, ma che necessiterebbe di nuovi strumenti legislativi in quanto attualmente le assicurazioni non possono promuovere interventi di questo tipo superiori al 5% dei propri attivi e in ogni caso devono tutelare i risparmi dei loro clienti. Visti gli effetti disastrosi di questa crisi su molti fondi pensione esteri il problema è tutt'altro che secondario. In ogni caso, in attesa di una definizione della piattaforma delle trattative, Fabio Cerchiai ha chiesto anche un ritorno al passato sull'rc auto e il bonus malus, perché i prezzi sarebbero scesi troppo negli ultimi tempi e nel 2008 per 100 euro di premi incassati in questo settore in media le assicurazioni ne avrebbero pagati 101, soprattutto a causa dei livelli estremamente elevati di sinistri (più o meno "veri") registrati nel nostro Paese. Per rivoluzionare il settore sarebbe utile, secondo l'Ania, anche cambiare il sistema sanitario che pesa per il 7% del Pil e potrebbe raddoppiare nei prossimi anni: un maggiore intervento del privato, dicono gli assicuratori, sarebbe auspicabile e probabilmente diverrà necessario. Il fatto che attualmente il nostro sistema sanitario nazionale sia ai vertici delle classifiche dell'Organizzazione mondiale della sanità però dovrebbe spingere a valutare con attenzione anche queste proposte. In generale il settore assicurativo prevede poi una ripresa sostanziosa nell'anno in corso: dopo un 2007 con un calo della raccolta premi del 7% e un 2008 con una flessione del 7,2% questo esercizio dovrebbe recuperare sull'anno scorso il 5,4 per cento di raccolta. Nel 2008 la raccolta premi era stata di 92 miliardi di euro e il settore vita con i suoi 54,56 miliardi di euro aveva registrato una flessione dell'11,2 per cento. In realtà più che l'rc auto (-3,3% a 17,63 miliardi di premi) hanno pesato nell'ultimo anno gli effetti della crisi. Nel ramo III delle index-Linked, in particolare, si è registrata una marcata contrazione del 36,1% della raccolta premi a 18,6 miliardi di euro. Le polizze index linked hanno subito i propri impliciti effetti prociclici così come hanno pesato le valutazioni al fair value con le consueguenti perdite. Si tratta di un problema generale discusso in sede internazionale e che coinvolge anche i progetti criteri standard globali di valutazione. Alla fine però sarebbe importante che nel dibattito su questi delicatissimi argomenti ci fosse una maggiore diffusione delle posizioni dell'Antitrust e delle associazioni dei consumatori. Il rischio principale è e rimane, infatti, quello di una strenua difesa dei monopoli italiani sotto l'ombrello della crisi ai danni degli investitori e soprattutto della trasparenza ed efficienza del nostro sistema finanziario e persino sociale.

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