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Venerdì 3 Luglio 2009, 13:44

L'ultima fiammella!

Di Andrea Mazzalai

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Ormai a questo sistema non resta che proteggere a tutti i costi l'occupazione, l'unica possibilità per sostenere i consumi, in fondo questa è un'economia drogata di consumo, consumo esponenziale, al servizio della massimizzazione del profitto e non della sua sostenibilità.

C'è una sostanziale differenza tra speranza ed illusione, Gibran diceva che non si può sciogliere un nodo tirando solo con la forza, la forza di ricette vecchie come la notte dei tempi, un sistema che non accetta la parola sostenibilità, nella produzione, nel consumo, nella totale disuguaglianza nella distribuzione dei

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redditi.

Non si può sciogliere un nodo tirando con forza, non è possibile sciogliere il nodo di questa crisi epocale utilizzando la forza di strumenti che guardano sempre alla cura dei sintomi e non delle cause di questa crisi.

Tutti gli indicatori macroeconomici segnalano solo un rallentamento della recessione, all'orizzonte nessun segno di inversione, nessuno! Solo gli indici di fiducia dai consumatori alle imprese segnalano la speranza, la realtà è un'altra cosa.

Negli ultimi 12 mesi il modello CES/NET BIRTH DEATH, modello statistico che aggiunge posti di lavoro ai dati ufficiali sulla base di un presunto andamento stagionale ha aggiunto 800.000 posti di lavoro, in realtà mai esistiti.

Per chi non conosce questo metodo di rilevazione basta prendere ad esempio il settore immobiliare; siccome nei mesi primaverili solitamente il settore edilizio assume in maniera rilevante, visto che sono i mesi nei quali la bella stagione invoglia all'acquisto e all'avvio di nuovi cantieri, ecco che il modello da per scontato che siano stati assunti in marzo 23.000 operai, in aprile 38.000, in maggio 43.000 e in giugno 31.000 anche se in realtà si è continuato a notare una contrazione dei posti di lavoro. ( la tabella qui sotto vi mostra la dinamica ) Da aprile a giugno il settore ha perso in realtà 127.000 posti di lavoro!

Aprile Maggio Giugno

Construction ........| | 6,367| p6,319| p6,240| p-127

Il tutto è stato puntualmente rilevato in misura complessiva dall'ultima revisione del BED che trimestralmente esegue i rilevamente sulla base di alcuni indicatori reali che aiutano ad avere una chiara visione di quanti posti sono stati persi e creati nel trimestre oggetto della revisione.

Detto questo basta fare una semplice differenza sottraendo da 7.754 i 6.822 posti creati che ci permetterà di ottenere la cifra di ben 932.000 posti di lavoro persi nel trezo trimestre del 2008 contro i 624.000 ufficiali comunicati e rivisti più volte dal BLS come potete vedere qui sotto, il che porta ad una sensibile differenza di 308.000 posti realmente persi in più ma non rilevati ufficialmente in prima lettura.


Date ora un'occhiata a questo grafico reperibile sul sito del BLS

Naturalmente in questo caso in quanto trattasi di dati del passato, non si ritiene interessante far conoscere al mercato quanto in realtà è avvenuto, non rilevando le revisioni successive.

E' interessante notare inoltre che l'indice ISM manifatturiero da mesi segnala una ripresa dell'occupazione nelle intenzioni, ripeto intenzioni e non assunzioni reali dei manager del settore manifatturiero.

In realtà siamo passati dai 12.146 di aprile ai 11.854 di giugno senza assistere ad alcuna frenata nella perdita di posti di lavoro meno 156 in maggio, meno 136 in giugno, la differenza è minima.

Aprile Maggio Giugno

Manufacturing .......| 12,146| p11,990| p11,854| p-136

In dettaglio quindi questo mese che si rileva una sorpresa per tutti coloro che non hanno ancora compreso sino in fondo la dinamica della madre di tutte le crisi della storia ha visto la perdita di 467.000 posti con il settore costruzioni che è passato da meno 59.000 ad una perdita di 79.000 unità.

Grazie alla magia del CES/NET B/D la prossima revisione tra oltre un anno del primo e secondo trimestre 2009 ci dirà che il dato complessivo di una perdita di 6.500.000 di posti di lavoro dall'inizio della recessione e quindi dal dicembre 2007 sarà decisamente superiore a quanto in precedenza rilevato. La perdita dei " service providing job " è stata doppia rispetto al precedente mese, 244.000 contro i 120.000 di maggio, decisamente impressionante.

Il settore dei servizi ha nuovamente accusato una evidente battuta di arresto dopo aver sostenuto la ripresa apparente del mese scorso.

Su CalculatedRisk, troverete altre informazioni sui lavoratori a partime ormai quasi raddoppiati, quasi nove milioni e sulle ore lavorate sempre di meno Employment-Population Ratio, Part Time Workers, Hours Worked

Krugman ci ricorda che .... SMELLS_LIKE_DEFLATION!

The grim jobs number wasn't the only scary thing in today's BLS report . Here's the rate of wage change over the past three months, expressed as an annual rate:

Ecco il tasso di variazione dei salari negli ultimi tre mesi, espressi in un tasso annuo:


Bear in mind that inflation usually runs below the rate of wage change, thanks to productivity growth. So we're really heading into Japanese-style deflation territory.

Japanese- style deflation territory, la stessa deflazione che sta avvolgendo per l'ennesima volta il Giappone e lentamente anche l' Europa e meno male che qualcuno sta cercando di spingere il petrolio a 100 dollari....

Marc Faber, simpatico giocoliere delle materie prime come Rogers è convinto al 100 % che l'America verrà risucchiata dall'iperinflazione, certo che le banche centrali hanno tutte le possibilità per scatenare questo mostro, ma il problema è che spesso ciò che vogliono non corrisponde a ciò che possono fare, di fronte alla realtà.

Recentemente la Yellen, una delle possibili candidate alla guida della prossima Federal Reserve, in suo discorso parla ad ampio raggio di inflazione, stagflazione, deflazione e deficit, specificando quanto qualunque persona di buon senso non può non comprendere....

First of all, this very weak economy is, if anything, putting downward pressure on wages and prices.

Prima di tutto, questo ciclo economico è molto debole, se non altro, non può che mettere pressione al ribasso sui salari e sui prezzi.

Come dice Krugman se calcoliamo pure i 100.000 posti di lavoro al mese che lAmerica dovrebbe creare per stare al passo con la maggiore crescita demografica allora il buco nell'occupazione sarebbe di quasi 8.500.000, un pozzo profondo al quale aggiungere un calo dei salari evidenziato anche nella relazione di ieri, senza naturalmente contare o comprendere le revisioni del BED e il modello CE/NET B/D che vi ho appena evidenziato, rifacendoci quindi ai soli e puri dati reali.

E badate bene che non si tratta solo di America, dove il dogma della flessibilità fa rima con precarietà, un dogma che noi europei abbiamo importato a piene mani negli ultimi anni....

(...) Rispetto ad un anno fa, la disoccupazione è aumentata di 5,111 milioni nell'Ue-27 e di 3,4 milioni nella zona dell'euro. Sole24Ore

Mimmo, un nostro caro compagno di viaggio, ha lasciato nei commenti una splendida metafora...

Nel tempo è stato costruito un edificio di più piani: dal basso, uno o più piani corrispondenti rispettivamente alle attività primarie, secondarie, terziarie.

Più in alto, quindi, sono le attività terziarie e in cima, all'attico, si è installata la finanza.

Nel tempo la finanza ha costruito dei super-attici, entrando sempre più in un atteggiamento 'attico-centrico' e dimenticando sempre più di essere in un condominio e di averne obblighi.

I più dei passanti, guardando l'edificio dalla strada, erano attratti dagli attici e vi lanciavano sguardi di invidia.

Un giorno negli attici si sono viste delle crepe. Subito sono stati chiamati i tecnici per riparare queste crepe.

Ma le crepe venivano dal basso, dovute alla lunga trascuratezza nella manutenzione complessiva dello stabile, posta dalla maggioranza dei condomini dell'edificio indistintamente e dalla deresponsabilizzazione degli inquilini più facoltosi dell'edificio, quelli degli attici.

L'attenzione della maggior parte di tecnici e passanti continua a concentrarsi sulla parte alta dell'edificio.

Sino (Xetra: 576550 - notizie) a quando non ci si accorgerà dello stato dei piani bassi, temo che tutti gli interventi siano inutili.

Anzi, i ritardi ad intervenire sui piani bassi determineranno un costo sempre più alto.

Mimmo

Splendida davvero Mimmo, un po come la foto qui sotto, ma è difficile che questo entri nella testa di coloro che sono nella sala comandi di questa crisi, molto difficile, decisamente impossibile, sino a quando le crepe non saranno cosi evidenti da annunciare il classico....." si salvi chi può!" Si doveva salvare il sistema finanziario, ma nazionalizzando, alla faccia di ideologie sul libero mercato che lasciano il tempo che trovano, gli interventi dovevano essere distribuiti equamente tra economia reale ed economia virtuale, economia di carta.



Con la favola del rischio sistemico si è voluto eccedere, al punto tale che oggi si sono creati autentici mostri, too big to fail, ora talmente enormi e interconessi da distruggere qualsiasi parvenza di concorrenza nel settore del credito.

Dodici banche di piccole e medie dimensioni fallite nelle ultime due settimane FDIC_BANK_INDIVIDUAL_FAILED_BANKLIST una escalation sensibile, mentre gli analisti delle grandi banche continuano a ripetere il giochino di invogliare a vicenda le raccomandazioni di acquisto sulla banca del vicino....

Ha scritto Martin Wolf sul Financial Times....

" Istituzioni troppo grandi per fallire? No, solo troppi aiuti Istituti troppo grandi per fallire? No, il sistema è solo troppo aiutato ancora un piccolo passo avanti e le banche sarano libere. Così, almeno, sembra. Il panico che dilagava nell'autunno 2008 sta già evaporando. Il periodo nel quale era necessario apprendere qualche bella lezioncina e varare cambiamenti volge ormai al termine. Senza cambiamenti radicali, per , un'altra crisi è certa. Anzi: forse non è poi nemmeno troppo lontana. In un suo recente discorso, Elizabeth Duke (uno dei governatori della Federal Reserve) ha raccontato un aneddoto risalente al periodo immediatamente successivo al fallimento della Lehman Brothers (NYSE: LEH - notizie) , nel settembre scorso. A Ben Bernanke, presidente della Federal Reserve, era stato chiesto: «Beh, che accadrebbe se non facessimo nulla?». Lui aveva risposto:

«Lunedì l'economia non esisterebbe più ». Invece, tutte le istituzioni ritenute più importanti da un punto di vista sistemico sono state salvate, e i contribuenti si sono visti rifilare la maggior parte del rischio.

«Mai più » potrebbe essere qualcosa di eccessivo da chiedere. Ma «non più , per una generazione almeno» è di importanza cruciale pretenderlo. I governi non possono permettersi di affrontare un bis a breve termine. Né dal punto di vista finanziario, né da quello politico e forse neppure da quello morale: le vite di così tante persone non possono essere sacrificate così presto per gli sfizi di qualche sciocco.

Nondimeno, sta emergendo dalla crisi come ho sostenuto la settimana scorsa un sistema finanziario ancora peggiore di quello che conoscevamo. I sopravvissuti costituiscono un oligopolio di colossi finanziari troppo grossi e interconnessi per fallire . Sono vincenti non perché necessariamente sono le aziende migliori, ma perché sono quelle pi§ aiutate. Non ci vuole poi tanta immaginazione per capire che cosa queste istituzioni potranno fare adesso, considerati gli incentivi per accollarsi i rischi che hanno intascato. Ma, allora, che fare?

Incominciate a dare un'occhiata intorno, aggiungo io, date un'occhiata agli istituti di credito virtuosi, questa crisi gli ha evidenziati! Sono quelli troppo piccoli per non essere amati, sono quelli del vostro territorio, quelli che investono sul territorio, quelli che non costruiscono super attici in cima ai condomini della Vostra economia. Nessuno è perfetto, ma si tratta di saper scegliere, consapevolmente.

Tornando alla Yelen .......

We have already seen a noticeable slowdown in wage growth and reports of wage cuts have become increasingly prevalent—a sign of the sacrifices that some workers are making to keep their employers afloat and preserve their jobs. If the economy fails to recover soon, it is conceivable that this very low inflation could turn into outright deflation. Worse still, if deflation were to intensify, we could find ourselves in a devastating spiral in which prices fall at an ever-faster pace and economic activity sinks more and more. But I don't view this as likely.

Certo qui si continuano a ripetere le solite cose, ma questo è il punto cruciale di questa crisi, ciò che può aiutare a comprendere cosa ci si può attendere nei prossimi anni e non nei prossimi mesi.

Se si intensifica la deflazione, potremmo assistere ad una spirale devastante, con un ritmo nel calo dei prezzi sempre più veloce e di conseguenza con la inevitabile ripercussione sull'attività economica. Qui non si tratta di trovare antidoti ad una malattia, si tratta solo di comprendere che questa malattia deve fare il suo corso, perchè qualche imbecille l'ha provocata, riempiendo l'organismo di zuccheri e grassi ( DEBITO ) sino al punto di scatenare una combinazione di obesità e diabete che potrà essere curata solo con il tempo.

La Yellen tuttavia ritiene che ciò non sia probabile, il che dimostra l'incrollabile fede nelle misure della Fed, delle Banche centrali, degli stimoli, dell'intervento governativo, la deflazione non sarà tollerata, mentre l'inflazione chissà!

Concludo condividendo il pensiero del professor Hamilton di Econbrowser . il quale dice dice che l'economia sta migliorando solo perchè tutti pensano che questo accada, ma nella realtà ben pochi indicatori reali vanno oltre la speranza,


Per esempio nell'ultimo Conference Board Leading Economic Index i tre maggiori contributi al dato complessivo positivo vengono dall'aumento dei mercati azionari, dallo spread tra i titoli di stato a dieci anni e il tasso Fed Funds Rate overnight e le aspettative dei consumatori che come abbiamo visto dagli ultimi dati sono di nuovo peggiorate in seguito alla situazione del mercato occupazionale. In passato l'ho utilizzato per evidenziare la recessione in arrivo, ma oggi è diverso, questa è la madre di tutte le crisi, non bastano indicatori basati sulla speranza!

Tutti indicatori basati sulla speranza di una ripresa e su alcun dato reale, se non un minor ritmo di contrazione dell'economia.

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che non sa dove andare!




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