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Venerdì 4 Aprile 2008, 15:46

Forza Alitalia: smette di volare, ora fa votare?

Di Borsaprof

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Ci sono fatti che contribuiscono a rinsaldare in giro per il mondo l'immagine del nostro paese come una repubblica delle banane e quella del popolo italiano come una massa di giocatori da strapazzo.
Il caso Alitalia (Milano: AZA.MI - notizie) delle scorse settimane è uno di

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questi.
Abbiamo visto il fallimento di una operazione di salvataggio della nostra compagnia di bandiera ed il probabile massacro di qualche migliaio di lavoratori e di una quantità imprecisabile di “risparmiatori”, attratti e poi scaricati dalle sirene della politica, che ha messo i piedi nel piatto di Alitalia per meri scopi elettorali.
Credo sia giusto essere molto chiari.
Berlusconi, leader di un partito che si candida, con buone probabilità di successo, a governare l'Italia (!), non si è limitato ad affermare la sua contrarietà politica al modo di condurre le trattative da parte del governo Prodi. Tutto ciò sarebbe stato più che legittimo. Ha comunicato l'esistenza di una “cordata” di imprenditori italiani pronti a scendere in campo per far fallire la trattativa con Air France (Parigi: FR0000031122 - notizie) e conservare “l'italianità” della compagnia.
Questa “notizia” non può essere paragonata alle semplici “promesse” elettorali buone fino al 13 aprile per catturare voti “patriottici” e poi accantonabile senza problemi. Si dà il caso che Alitalia sia una società quotata in borsa sull'orlo del fallimento e nel pieno di una trattativa per il suo salvataggio. Perciò l'uscita del Cavaliere ha provocato delle precise conseguenze:
1) Ha spinto i sindacati ad alzare la posta delle loro richieste nella trattativa con Air France, che ha portato al ritiro dei francesi ed al fallimento della trattativa. Ora, a frittata fatta, si sta tentando di tornare sui propri passi e di far capire in extremis ai francesi che si è trattato di un pesce d'aprile. I soliti italiani giocherelloni…..
2) In realtà nessun imprenditore italiano si è fatto avanti, perché nessuno in Italia è in grado di mettere in campo le risorse necessarie (da 2 a 8 miliardi di euro, secondo varie stime) per rilanciare la compagnia aerea. Air France se lo poteva permettere in virtù delle sinergie che solo una grande compagnia del settore può attivare con l'acquisto di Alitalia. Nessuna seria iniziativa può essere fatta da gruppi imprenditoriali eterogenei ed esterni al business dei voli. Fa ridere (per non piangere) l'appello che solo ieri Berlusconi ha fatto “agli imprenditori italiani” affinchè mettano ognuno qualche spicciolo nell'iniziativa. Dal business plan alla sottoscrizione…. Magari se sorteggiamo tra i partecipanti un viaggio grati alle Isole Cayman…
Salvo sorprese la fine della vicenda sarà il commissariamento della società e la vendita di quel poco che è rimasto, a meno che non spunti qualche altra grossa compagnia (Lufthansa (Xetra: 823212 - notizie) ?) che faccia una offerta. Ma sarà certamente peggiore a quella di Air France, poiché nel frattempo la crisi di Alitalia peggiora ogni giorno che passa.
Eventuali imprenditori italiani potrebbero spuntare solo in caso di fallimento della società, poiché l'acquisto delle ceneri di Alitalia avrebbe un prezzo decisamente inferiore e non ci sarebbe nemmeno la necessità di fornire tutte le garanzie richieste dal governo ad Air France.
3) E' stato commesso un preciso reato previsto dall'art. 501 del Codice Penale, che recita: “Chiunque, al fine di turbare il mercato interno dei valori o delle merci, pubblica o altrimenti divulga notizie false, esagerate o tendenziose o adopera altri artifici atti a cagionare un aumento o una diminuzione del prezzo delle merci, ovvero dei valori ammessi nelle liste di borsa o negoziabili nel pubblico mercato, è punito con la reclusione fino a tre anni e con la multa da uno a cinquanta milioni.
Se l'aumento o la diminuzione del prezzo delle merci o dei valori si verifica, le pene sono aumentate.”
Non c'è alcun dubbio che la notizia divulgata dal Cavaliere fosse falsa. Non c'è nessun dubbio che le notizie abbiano provocato significative alterazioni della quotazione di Alitalia, passata da 20 a 64 centesimi (+220%) in 5 giorni e successivamente alla smentita tornata in un sol giorno a 40.
Restano soltanto forti dubbi che in Italia esistano ancora Autorità di Controllo degne della A maiuscola: la Consob ha comunicato a buoi scappati che avrebbe “attentamente monitorato la situazione”. Inoltre nessun giudice si è preso la briga di aprire una indagine su un reato che se commesso in altri paesi a quest'ora avrebbe forse già avuto persino la sentenza. E pensare che uno dei cavalli di battaglia di Berlusconi è l'accanimento della magistratura nei suoi confronti!
4) Un sacco di sprovveduti, che ha comprato Alitalia sulla base delle “notizie” fornite dal Cavaliere, pagandola molto di più del valore reale della società (che è quello offerto da Air France, 10 centesimi), ci sta rimettendo la camicia.
Infatti se si arriverà al fallimento quelli che pagheranno sono gli azionisti, che vedranno il loro investimento azzerato. Se si troverà un altro acquirente, costui non offrirà certo di più di Air France, per cui l'eventuale OPA verrà lanciata a prezzi assai inferiori a quelli che sii sono visti in borsa negli ultimi giorni.
Non vedo alcuna possibilità, salvo miracoli, che i risparmiatori che hanno pagato 60 centesimi per comprarsi Alitalia e coloro che magari l'hanno pagata in passato molto di più e non l'hanno venduta, rivedano tutti i loro soldi.
In un mio articolo del lontano dicembre 2006 (chi vuole leggerselo clicchi qui) avevo invitato gli investitori a stare alla larga da Alitalia, perché le quotazioni di allora mi sembravano al di fuori della realtà. Chi mi ha ascoltato ha evitato di tenersi in mano la patata bollente.
A chi ostinatamente si accanisce, sperando nel miracolo di San Silvio, consigliamo di votarlo il 13 aprile, per metterlo a Palazzo Chigi e obbligarlo a scoprire le carte che dice di avere in mano. Poi, nel caso quasi certo che le carte siano un bluff, fargli causa per risarcimento danni quando Alitalia fallirà. Chissà che qualche “magistrato rosso” non condanni il futuro premier a risarcire coloro che si sono lanciati negli acquisti fidandosi della notizia che si è presto trasformata in patacca.
Sempre che nel frattempo sia rimasto qualche magistrato con un po' di coraggio…




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