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Venerdì 4 Aprile 2008, 11:56
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Il documento del Fondo (intitolato lievemente “IMF Background Paper on the Update of the Global and Regional Outlook”) parla di un 25 per cento di probabilità di una recessione globale (non americana, attenzione, globale). La crisi finanziaria negli Stati Uniti viene dal canto suo definita la più grave dalla Grande Depressione degli anni Trenta. Per essere certi che ogni residua speranza si dissolva nel cuore di chi ancora la coltiva, il Fondo porta la stima di crescita americana per il 2008 allo 0.5 per cento (sotto le previsioni Fed e sotto le stime di consenso del mercato) e assesta il colpo finale e definitivo prevedendo la crescita del 2009 allo 0.6. Uno virgola uno per cento di crescita totale in due anni può apparire non troppo deprimente a chi si accontenta del segno positivo, ma a chi considera che nel frattempo la popolazione americana (tra crescita naturale e immigrazione) sarà cresciuta del 3.5 per cento suona meno bene. Crescita lenta dell'economia e recessione pro capite.
Osservazioni. Veniamo ora a Bernanke e alla sua ammissione di probabile recessione nel primo semestre. Molti commentatori hanno pensato che lo slittamento da crescita lenta a probabile recessione è conferma del fatto che le cose stanno continuando a peggiorare. Avanziamo però un'ipotesi più sfumata. Da una parte è vero che il secondo trimestre sarà peggio del primo e avrà, salvo miracoli, segno negativo. Dall'altra va però detto che il primo trimestre, che quasi tutti abbiamo creduto di vivere in recessione (in America), potrebbe anche essersi chiuso piatto o addirittura, grazie alle scorte, simbolicamente positivo. Quanto alla strategia di comunicazione, Bernanke può avere modificato la previsione ufficiale non perché le cose siano peggiorate ancora rispetto a quello che si prevedeva un mese fa, ma perché i mercati, dopo l'operazione Bear Stearns (NYSE: BSC - notizie) , sono oggi molto più tranquilli e, sgombrato il campo dalla psicosi da evento di credito, riescono addirittura, nei giorni migliori, a guardare oltre il secondo trimestre e a intravedere la riaccelerazione che partirà in giugno con il pacchetto fiscale. Bernanke è stato spesso accusato di comunicare male, ma sulla questione della recessione è riuscito a essere allo stesso tempo credibile e costruttivo, a dire il vero con onestà senza per questo deprimere. Quanto ai mercati, il rally di sollievo dopo la vicenda Bear Stearns si è saldato con la liquidità abbondante tipica degli inizi di trimestre (scadenze di obbligazioni, pagamento di cedole, banche più libere di agire). Il rialzo ha fatto sentire un disagio crescente agli short, che sanno di avere davanti una finestra sempre più breve per chiudere le loro posizioni prima della ripresa di giugno e luglio. Gli short (essenzialmente fondi hedge) sono però molto veloci a chiudersi, per cui non c'è da contare troppo a lungo su di loro. Il recupero in corso, quindi, farà fatica a proseguire in presenza di dati macro forse meno negativi del previsto ma certamente non positivi. E' intuitivo che non si può salire in eterno solo perché esce lo zero invece del segno meno.
Il probabile consolidamento delle prossime settimane sarà però un'occasione d'acquisto per chi vorrà anticipare la seconda ondata, quella dei sottopesati, che hanno una potenza di fuoco ben superiore a quella degli short.
1) Gli utili di quest'anno saranno, al meglio, uguali a quelli del 2007. In Europa saranno con ogni probabilità più bassi. |
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