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Venerdì 4 Luglio 2008, 8:51
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Il mercato è pronto a ripartire dai livelli attuali o la discesa ci accompagnerà ancora nelle prossime settimane? Partendo da questo interrogativo abbiamo affrontato l'analisi dell'attuale situazione delle Borse con uno sguardo ai possibili scenari del breve, con l'aiuto di Nell'intervista di quasi un mese fa aveva definito ancora lontana la fine del movimento correttivo dei mercati che in queste ultime settimane hanno continuano a perdere terreno. Come è cambiato lo scenario delle Borse e quali sono le attese nel breve? Il rally del mercato azionario iniziato a metà marzo ed esauritosi il 19 maggio in corrispondenza di livelli critici di resistenza, quali i 1.439/1.440 per l'S&P500 e area 35.000 per il nostro S&P/Mib, è stato annullato da pesanti vendite. Le preoccupazioni e l'incertezza sull'evolversi della crisi immobiliare, finanziaria ed energetica hanno riportato gli indici sui minimi dell'anno, o addirittura al di sotto, come accaduto per il Dow Jones (notizie) in America e per il DJEurostoxx50 in Europa, oltre a segnalare l'indice domestico che è sceso fino a quota 28.500 punti. Preservano ancora una parte dei guadagni il Nikkei225 ed il Nasdaq (NASDAQ: notizie) , mentre amplificano le perdite Cina ed India. L'ampiezza delle correzioni subite dagli indici negli ultimi 8 mesi, che varia dal 20% al 30% sulle piazze principali, conferma che la fase in atto è sicuramente la peggiore degli ultimi 5 anni. Non ci sono dubbi sul fatto che il mercato azionario abbia ormai esaurito la spinta propulsiva del movimento rialzista che è durato, senza correzioni degne di nota, dalla primavera 2003 all'estate dello scorso anno. I dubbi riguardano la natura della fase attuale: è “solo” una correzione, per quanto lunga e marcata, oppure siamo all'inizio di un mercato orso destinato a durare per altri 1-2 anni? La crisi, che la scorsa estate sembrava limitata al settore finanziario ed immobiliare, col passare del tempo si è estesa anche agli altri comparti. Alla grande incertezza sull'evoluzione della crisi del sistema bancario statunitense si sono poi aggiunte le preoccupazioni per l'inflazione e il caro-energia, che rendono impossibile proseguire con una politica di tassi di interesse in discesa. D'altronde con i tassi a breve al 2%, (tassi reali negativi), la Fed non ha più margine di manovra, e la prossima mossa sarà piuttosto al rialzo che non al ribasso. Quali sono i fattori che potrebbero favorire ora una ripresa delle Borse e quali probabilità ci sono che ciò accada? Quali strategie suggerisce per affrontare questa fase? Solo un calo del prezzo del petrolio, oltre a un recupero del dollaro, fornirebbero al mercato le rassicurazioni che al momento nessuna autorità politica o monetaria ha l'autorevolezza di dare. Graficamente possiamo aggiungere che le correzioni, quando arrivano al 20% sono già molto ampie, e che difficilmente si spingono oltre al 30%. Forse il mercato sta scontando scenari più pessimistici di quelli che ci attendono. La volatilità implicita, seppur in risalita, rimane ben al di sotto dei picchi toccati a metà marzo, e questo è un elemento positivo. Acquistare sulla debolezza e rivendere sulla forza rimane lo stile operativo più premiante per un mercato che si preannuncia molto difficile anche per i prossimi mesi. All'interno del mercato azionario si nota una perdurante sottoperformance del settore finanziario, immobiliare ed automobilistico, mentre tengono l'energia, utilities, alimentare, tecnologia e semiconduttori. Parlando di Piazza Affari, l'indice S&P/Mib ha rotto i precedenti minimi dell'anno segnati a marzo, scendendo 1.500 punti più in basso. I livelli attuali potranno arginare nuove incursioni ribassiste? Cosa attendersi per le prossime settimane? Nell'ultimo mese proseguono senza sosta le vendite scattate dopo che il rimbalzo partito il 20 marzo si è esaurito a ridosso della resistenza critica in area 34700-35000, con un massimo a 34711 punti segnato lo scorso 11 maggio. La discesa è stata pressoché lineare, con una perdita di circa il 18%, e si è portata decisamente al di sotto dei precedenti minimi di marzo a ridosso di 30000, arrestandosi in corrispondenza del supporto segnalato in area 28300/700, aggiornando il minimo dell'anno a 28.516 punti. Sui livelli correnti sono possibili rimbalzi verso 31200 ma il tono rimane molto debole finché l'indice staziona al di sotto di tale area. Il superamento di 31200 spingerebbe verso quota 32000: solo un assestamento al di sopra di tale livello darebbe un segnale convincente di assestamento. Un segnale di rinnovata positività per le prossime settimane si avrebbe con ritorni sopra i 32750, anche se personalmente ritengo sia prematuro pensare ad un'evoluzione di questo tipo per il momento. Un segnale rialzista per i mesi a venire si avrebbe solo al di sopra dei massimi in area 34700-35000. Al calo delle Borse si è accompagnato un costante rialzo del prezzo del petrolio che continua a segnare un record storico dopo l'altro. Quanto è destinata a durare la tendenza attuale? Ci sono speranze di un ritracciamento nel breve? Il petrolio ha continuato a crescere senza sosta, toccando un nuovo massimo storico proprio ieri poco sotto i 146 dollari al barile. È impossibile prevedere dove e quando si esaurirà il movimento rialzista dominante del greggio. Dopo il superamento di area 145 dollari, avvenuto ieri in chiusura di sessione, il prossimo obiettivo importante è individuabile a 155. Un segnale di perdita di spinta si avrebbe sotto 131 ma solo la perforazione di 120/22 fornirebbe finalmente un segnale correttivo per le settimane a venire, con obiettivo il supporto in area 108,50-110. Quali sono invece le sue attese sul fronte valutario? Si può prevede un recupero del dollaro sull'euro nella seconda parte dell'anno? Sul fronte valutario, il massimo storico dell'euro contro dollaro a ridosso di quota 1,6020 dovrebbe rappresentare una resistenza che bloccherà ancora il trend rialzista dell'euro nelle prossime settimane. Se fosse superato, tuttavia, si avrebbe un'accelerazione rialzista verso 1,6500, che avrebbe impatti negativi sia sul petrolio che sull'azionario e l'obbligazionario. Un segnale positivo per il dollaro si avrebbe sotto 1,5285- 1,5365, anche se questa ipotesi ha al momento scarse probabilità di realizzazione. 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