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Sabato 5 Settembre 2009, 0:00
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L'Espace coulturel Louis Vuitton di Parigi, sotto il cui baluardo si svolgono gli eventi artistici griffati con il Monogram nel mondo ha scelto Milano per la mostra gratuita «Scritture silenziose», che dal 24 settembre al 31 ottobre raccoglierà a Palazzo Dugnani, le opere di 15 artisti internazionali ispirate alla scrittura mai codificata «Rongo Rongo» dell'Isola di Pasqua. Nella capitale, invece, sono concentrati gli sforzi di Louis Vuitton per la realizzazione di uno spazio proiezioni e di una boutique nell'ex cinema Etoile di piazza San Lorenzo in Lucina. «Si tratta di iniziative che premiano la fedeltà dei clienti italiani a Louis Vuitton e gettano le basi per nuovi progetti: ci spostiamo dove ci guidano il business, ma soprattutto l'intuito», spiega Pietro Beccari, vice president marketing di Louis Vuitton (premiato al Marketing Award di ItaliaOggi). « Domanda. Risposta. Di base è un viaggio a guidare le nostre iniziative. Ci ha ispirato qualcosa di già esistente, come le tavolette Rongo Rongo prestateci dai Musei vaticani. Milano rientra nel progetto con la mostra. A Parigi, nell'ambito della stessa iniziativa, arriverà invece nei giardini del Louvre una delle statue Rongo Rongo, segno del nostro impegno per la loro restaurazione (sull'Isola di Pasqua ne esistono moltissime e in pessime condizioni, ndr) e di una volontà di sostenere un'iniziativa a sostegno della popolazione. D. È il preludio a una presenza più stabile della cultura LV in Italia? R. Non ci sono ricette pronte. Se ci saranno opportunità e, ovviamente, opportunità di business, saremo in prima linea. Come a Roma, dove apriremo nel 2010 un cinema accanto alla boutique di San Lorenzo in Lucina. D. Lo scorso hanno avete aperto una vetrina virtuale per la penisola. Come procede l'e-service? R. In generale, fra gli europei nel mondo sono gli italiani la clientela più fedele alla nostra griffe. In più, i servizi dotcom ci hanno permesso di parlare a chi non abita vicino ai nostri monomarca. D. Visti dal di fuori sembrate una grande macchina marketing. Come definirebbe oggi Louis Vuitton? R. Non siamo nemmeno più un brand, credo, ma un aggregato di attività. Oggi l'arte, domani il sostegno all'Isola di Pasqua, poi il cinema, lo sport, siamo anche diventati editori con le city guides, siamo impegnati nello sport. È un modo di vivere a tutto tondo, vendiamo lifestyle. Lo stesso che comunicheremo nel 2010 per i 150 dell'azienda di Asnier-sur-Seine. D. A proposito di sport, martedì annuncerete a Parigi il lancio di un nuovo circuito LV accanto agli ex equipaggi di America's cup. È una scelta curiosa in tempo di crisi. R. Abbiamo provato con le Louis Vuitton pacific series a febbraio poi, a dimostrazione che nulla è preparato a tavolino nel nostro mondo, abbiamo preso la decisione quest'estate mentre eravamo su un caicco in Turchia. Gli equipaggi America's cup sono fermi, costano un sacco di soldi agli sponsor, altri partner sono fuggiti. Aveva poco senso non riprendere un legame con la vela iniziato 27 anni fa. D. L'obiettivo? R. Continuare a parlare a un pubblico eterogeneo, non omologato e soprattutto senza età.
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