|
|
|
|
|
Mercoledì 4 Novembre 2009, 18:59
|
Il processo di privatizzazione è già stato avviato. Con l’entrata in vigore della legge 133 del 2008, la gestione dell’acqua può essere affidata al mercato, come se si trattasse non di un bene pubblico ma di servizio con rilevanza economica. Con il provvedimento veniva comunque concessa la facoltà alle amministrazioni locali e ai loro consorzi di poter esercitare questa gestione attraverso società interamente pubbliche e sulle quali l’ente locale o il consorzio esercitasse, però, un indirizzo e un controllo come se si trattasse di un suo ufficio interno o una municipalizzata. Con il testo recentemente approvato in commissione, invece, questi affidamenti a società interamente pubbliche vengono fatti decadere improrogabilmente nel 2011 a meno che l’amministrazione locale non ceda il 40% delle sue quote nella società a soggetti privati, che ne prendono in mano la gestione. Il 9 Settembre 2009 infatti il Consiglio dei Ministri ha approvato un decreto legge, il cui l’Art. 15 - che ha modificato l’Art. 23bis - muove passi ancor più decisi verso la privatizzazione dei servizi idrici e degli altri servizi pubblici, prevedendo: l’affidamento della gestione dei servizi pubblici a rilevanza economica a favore di imprenditori o di società in qualunque forma costituite individuati mediante procedure competitive ad evidenza pubblica o, in alternativa a società a partecipazione mista pubblica e privata con capitale privato non inferiore al 40%; la cessazione degli affidamenti “in house” a società totalmente pubblica, controllate dai comuni (in essere alla data del 22 agosto 2008) alla data del 31 dicembre 2011. Gli affidamenti diretti alle società a totale capitale pubblico (in house) potranno realizzarsi soltanto in via eccezionale e dietro parere preventivo dell’Autorità garante della concorrenza e del mercato. Sebbene il Governo sostenga la causa asserendo che si tratti di un mero adeguamento alla disciplina comunitaria, esistono due diverse risoluzioni del Parlamento europeo che affermano a chiare lettere il principio che l’acqua è un “bene comune dell’umanità”. Gli organismi dell’UE hanno inoltre a più riprese evidenziato che “alcune categorie di servizi non sono sottoposte al principio comunitario della concorrenza”. Pertanto, la gestione delle risorse idriche non deve necessariamente sottostare alle regole del mercato interno e le autorità pubbliche competenti (Stato, Regioni, Comuni) hanno la libertà di scegliere “se fornire in prima persona un servizio di interesse generale o se affidare tale compito a un altro ente (pubblico o privato)”. Per ulteriori informazioni visita Soldiblog.it |
|
Scegli azione
Yahoo! Finanza > Ultim'ora
Yahoo! Finanza > Soldiblog |
|
|
|
Copyright © 2009 Soldiblog - Tutti i diritti riservati. |
| Copyright © 2009 Yahoo! - Tutti i diritti riservati |