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Mercoledì 5 Agosto 2009, 9:17

Sillogismi sui Consumi

Di Stefano Bassi

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Ragioniamo in base a logica inoppugnabile (o quasi...).
A giugno le spese al consumo in USA sono salite del +0,4% battendo di un filino le attese per un +0,3%.
Invece il +0,3% di maggio tanto per cambiare è stato rivisto al ribasso a +0,1%...
Pertanto se sommiamo il vecchio dato di maggio alle previsioni di giugno otteniamo +0,6%, mentre se sommiamo la revisione di maggio con il dato di giugno abbiamo un +0,5%, ovvero le spese al consumo sono sotto alle

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attese.
Quello che conta è che c'è stata un'accelerazione concentrata in questo mese, mentre nel bimestre si è saliti MENO delle attese.
Naturalmente, come c'era da aspettarsi, la maggior parte di questo incremento dello 0,4% è dovuto all'aumento del prezzo carburanti.
Aggiustando il dato spese al consumo al deflattore saremmo scesi del -0,1%, dato reale e non nominale.
Non ho ancora trovato il dato depurato da carburanti e alimentari: se lo pesco aggiorno i sillogismi.

Il reddito personale a giugno è sceso dell'1,3%, maggiore calo da 4 anni e mezzo a questa parte.
A maggio era salito dell'1,3% grazie al trasferimento una tantum del pacchetto stimoli di Obama.
Quindi +1,3% si annulla con -1,3% ed il reddito è sostanzialmente piatto.
Stimoli a parte, continua ed accelera la discesa dei salari, il che notoriamente non aumenta i soldi nelle tasche dei consumatori, almeno credo...

Mettendo in connessione i due dati possiamo dire che il mese scorso sono arrivati soldini di Obama nelle tasche dei cittadini americani (+1,3% di reddito personale) che hanno generato un mini-incremento della spesa personale in giugno (+0,4%) in particolare nei beni non-durevoli che sono consumi di necessità come gli alimentari o la benzina.
Ribadisco come questo mini-incremento sia stato pompato da prezzi alla pompa della benzina...e con il calcolo del deflattore sarebbero addirittura scesi.
Le "voluttuarie" spese al consumo in beni durevoli invece sono scese del -0,2%.
Il tasso di risparmio dei cittadini americani rimane alto al 4,6% anche se scende dal 6,2% del mese prima.

Insomma i consumi degli americani (che fanno il 70% del PIL) continuano a latitare, il pacchetto di stimolo di Obama non ha ancora inciso in modo rilevante (e non si sa se inciderà o meno nei prossimi mesi), quando gli americani hanno un po' di soldini tendono più a metterli nel porcellino che a spenderli pur essendo circondati da cartelli "saldi" "svendite" "promozioni" "super-sconti", oppure li spendono soprattutto in cibo e benzina.
Se poi sono cittadini americani dell'esercito dei licenziati...beh comprarsi una nuova automobile od un nuovo cappellino da baseball è l'ultimo dei pensieri....

DISOCCUPAZIONE in aumento e CONSUMI stagnanti: senza questi due crismi io non mi converto ancora al credo imperante e martellante del "peggio è passato...la ripresa è alle porte...andate in pace"

Poi abbiamo il dato sulle vendite di case con contratti in corso che schizza su base mensile del +3,6% rispetto alle previsioni per un +0,7%.
Va ricordato che in USA Luglio/Agosto è il periodo di picco annuale per le transazioni di immobili.
In effetti tra la discesa dei prezzi, le occasioni da saldo per la marea di pignoramenti, i tassi dei mutui assai convenienti e gli incentivi statali (fino ad 8000 dollari di bonus fiscale che però sta per scadere) anche io avevo pensato di comprarmi una casetta in USA...
Non mi sembra comunque un segnale significativo di ripresa immobiliare e comunque è molto meno rilevante dello striminzito e poco promettente dato sui consumi...ma indovinate Toro (NYSE: TTC - notizie) drogato su quale dei due dati si è concentrato?
Le borse non scendono nemmeno a cannonate ormai...ma saliranno senza pause ed all'infinito in secula seculorum.

Bene (Vienna: BENE.VI - notizie) concludiamo con una breve sguardo sulla formidabile stagione degli UTILI TRIMESTRALI MEGLIO DELLE ATTESE che ha fatto schizzare il Dow Jones (notizie) da 8100 a 9300 punti tutto di un fiato secondo la versione d'ordinanza dei mass-media e delle banche d'affari....
"......come ha sottolineato il quotidiano britannico «The Financial Times», la settimana scorsa la stima media degli analisti calcolata da Thomson Reuters (TRI.TO - notizie) prevedeva che gli utili delle 500 società che compongono l'indice Standard & Poor's sarebbero scesi del 35,1%. I risultati resi noti questa settimana mettono in luce che il calo è solo del 31%. Quindi, i risultati sono migliori delle aspettative, ma sono pur sempre negativi.
Ancora più macroscopico è il contrasto con le previsioni degli analisti formulate all'inizio di quest'anno. Allora questi prevedevano un calo dell'11% degli utili nel secondo trimestre, invece, come scritto sopra, il calo è stato del 31%. Eppure l'indice S&P 500 (notizie) è salito dall'inizio dell'anno di circa il 10%.
Ma c'è di più. I ricavi sono diminuiti. Quindi gli utili sono calati meno delle aspettative, poiché le società hanno tagliato rapidamente i costi. Ciò vuol dire che hanno ridotto gli investimenti, molte spese e soprattutto hanno licenziato. Il conseguente forte aumento della disoccupazione non è però sicuramente un fattore che favorisce l'uscita dalla crisi.
La seconda spiegazione di questo rally, che va per la maggiore, è che il mercato sale poiché le società hanno fornito indicazioni positive sulle prospettive dei loro affari. La realtà però non sostiene questa tesi. Molte società hanno segnalato che si aspettano un leggero miglioramento delle loro attività rispetto alla forte contrazione accusata tra la fine dell'anno scorso e l'inizio di questo. Altre hanno dichiarato di non vedere ancora la luce in fondo al tunnel......."
Insomma come dicevo TUTTE BALLE e TUTTA BOLLA....
Anzi, secondo gli ultimi aggiornamenti gli utili sono scesi ancor di più a -33,4% come pure i fatturati a -17,4%...naturalmente meglio delle attese ...

Stefano Bassi
http://lagrandecrisi2009.blogspot.com/

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