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Venerdì 6 Marzo 2009, 22:22

Il mercato crolla: l'Italia è davvero a rischio fallimento?

Di Alberto Susic

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La settimana si è conclusa nel peggiore dei modi a Piazza Affari dove l'indice S&P/Mib ha registrato una pessima performance, la peggiore non solo in riferimento ai mercati europei ma anche a quelli americani. il nostro listino è stato tartassato dalle vendite per via del forte peso dei finanziari al suo interno, colpiti da pesanti ribassi anche oggi. A rendere ancora più mesto un clima già di per sé molto pesante, hanno contribuito le voci circolate quest'oggi circa un prodotto strutturato che sarebbe stato lanciato da Jp Morgan, che pone l'Italia tra i Paesi più a rischio di un default, nell'ambito di quelli considerati.

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Il prodotto in questione, chiamato “First to default basket”, con scadenza a tre anni, in sostanza è un'obbligazione con una sua cedola trimestrale, a patto che nessuno degli otto Paesi presenti nel “basket” non fallisca. Secondo quanto scritto questa mattina da Repubblica, il Paese più a rischio sarebbe appunto l'Italia, subito dopo la Grecia e l'Irlanda che si troverebbero in condizioni ancora peggiori del nostro.
Nel pomeriggio però è arrivata una smentita dalla stessa JP Morgan che ha chiesto alla Consob di indagare sui rumors circolati quest'oggi circa la stabilità del sistema finanziario italiano. La banca d'affari ha infatti riferito di non aver pubblicato alcun report sul debito nel quale si facesse riferimento ad un potenziale rischio di insolvenza per l'Italia. Inoltre Jp Morgan non sta vendendo un prodotto strutturato che implichi o indichi una visione negativa sul credito della Repubblica Italiana.
Una precisazione che però sembra essere arrivata troppo tardi, visto che ormai il sentiment negativo era stato già amplificato anche da queste indiscrezioni sulla minaccia default per il nostro Paese.
Ancor prima che giungesse questa smentita però diversi analisti ed economisti si sono preoccupati di gettare acqua sul fuoco e di placare gli animi già esagitati degli operatori. Antonio Cesarano di Mps Capital Service ha affermato che una classifica simile a quella che sarebbe stata stilata da JP Morgan no ha senso ed è arbitraria. Pur riconoscendo che la recessione sta peggiorando in Italia, l'esperto ritiene che il nostro Paese sia meglio posizionato di altri, come ad esempio Spagna o Inghilterra, segnalando che in ogni caso il rischio sistemico è su scala generale.
Non diversa la posizione di Alessandro Fugnoli, strategist di AbaxBank il quale ha dichiarato che non è cambiato nulla nelle ultime ore per il debito del nostro Paese. Certo in una fase di recessione si assiste ad un declino delle entrate fiscali, ma il deterioramento del debito è più rapido in altre realtà dell'Europa. Fugnoli comunque ricorda che non si può certo ignorare il grande problema del Belpaese, rappresentato proprio da un indebitamento elevato a livello assoluto.
A detta di Moody's la situazione dell'Italia a livello di rischio Paese è ancora lontana da quanto abbiamo visto negli anni '90. All'epoca infatti il costo di rifinanziamento era molto più alto con un debito anche più elevato che rappresentava davvero un rischio. Secondo Alexander Kockerbeck, analista di Moody's, il mercato dei Cds mostra grande nervosismo e sta esagerando, sopravvalutando il rischio Paese per l'Italia.
Alcuni segnali in qualche modo rassicuranti sono arrivati anche da Fitch da cui si è appreso che la prospettiva sul rating dell'Italia è e rimane stabile in un orizzonte di 12-18 mesi, anche se il Paese è indubbiamente esposto ora alla recessione globale.
E sgombrare il campo dalle paure alimentate dai rumors circolati sin da questa mattina, ci ha pensato anche Lorenzo Bini Smaghi, membro del consiglio direttivo della BCE, il quale ha definito un'ipotesi più giornalistica che realistica quella che un Paese della zona euro dichiari il default del proprio debito.


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