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Bpm: le strategie non convincono i fondi azionisti
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I principali azionisti di Banca Popolare di Milano non hanno gradito affatto il comportamento tenuto di recente dall'istituto milanese riguardo alle possibili aggregazioni. In una lettera dell'8 agosto, indirizzata al presidente di Bpm Roberto Mazzotta e, per conoscenza, al governatore della Banca d'Italia Mario Draghi, Amber, Fidelity e Dkr Capital hanno espresso "gravissima preoccupazione" realtivamente alla strategia della banca in tema di
fusioni.
I tre fondi, che insieme ad altri quattro o cinque grandi investitori, detengono circa il 20% del capitale di Bpm, lamentano in particolare "il cambiamento di direzione senza precedenti e ingiustificabile" che, dopo la sua approvazione, ha portato la banca milanese ad abbandonare il progetto di fusione con Bper. Anche la costituzione di un comitato per le strategie non è piaciuta ai tre investitori istituzionali, i quali ritengono che le decisioni sugli orientamenti strategici degli istituti dovrebbero essere prese dal consiglio nella sua interezza. I fondi esteri contestano anche la governance dell'istituto lombardo, ritenuta "irrispettosa degli interessi del mercato". Intanto Bpm, le cui azioni hanno messo a segno un deciso balzo in avanti ieri sulla scia delle indiscrezioni che davano come probabile un accordo con Unipol, ha negato attraverso un portavoce l'esistenza di contatti diretti o indiretti con la compagnia assicurativa. Quest'ultima aveva già smentito lo scorso 22 agosto, per voce del presidente Pierluigi Stefanini, contatti con l'istituto meneghino, non escludendo tuttavia nessuna ipotesi riguardo a possibili intese. Amber, Fidelity e Dkr Capital sono pronti a scendere in campo anche contro Unipol, nell'eventualità che quelle circolate finora si rivelassero qualcosa di più di semplici indiscrezioni. I fondi chiedono al governatore Draghi la possibilità di raccogliere deleghe per le assemblee e un maggior rispetto degli azionisti internazionali.
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