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Mercoledì 7 Ottobre 2009, 0:00
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L'inversione dell'onere della prova passa per la determinazione analitica delle spese, ma non sempre ciò è accettato dagli uffici. Evidenti conseguenze in termini di crescita del contenzioso, con necessità di valutare l'effettiva capacità di gestione dei beni da parte dei L'operazione redditometro inizia a far sentire sempre di più i propri effetti sul piano territoriale. Giungono da più parti notizie di diversi inviti al contraddittorio, in alcuni casi però indirizzati nei confronti di contribuenti che nulla hanno a che vedere con la grossa evasione. In estrema sintesi, l'operatività degli uffici in materia è dettata dalle due famose liste selettive ancorate all'acquisto di veicoli c.d. di lusso (aventi almeno 21 cavalli fiscali), ovvero agli incrementi patrimoniali nel quinquennio. Il problema che sta emergendo, però, è che in alcuni casi l'utilizzo non ponderato di tali liste selettive porta alla selezione di contribuenti che risultano comunque non allineati inizialmente, al redditometro, ma di fatto sono in grado di dimostrare, in virtù dei propri redditi o di quelli dei familiari, la capacità sia di acquisto che di mantenimento dei beni in questione. L'equivoco principale risiede nella giusta valutazione dello strumento del redditometro. Tale tipologia di accertamento tende a misurare la propensione al risparmio (e per differenza, all'investimento), del contribuente in funzione dei redditi disponibili. A dirla tutta, i coefficienti, ancorché poi ponderati in presenza di più beni, sembrano un po' spropositati e risentono di valutazioni ormai datate nel tempo. Infatti, i prezzi delle case sono cresciuti in maniera spaventosa e richiedono forse l'investimento di circa il 50% delle proprie capacità reddituali. Di contro, il bene auto si è diffuso notevolmente, con differenziazioni di offerte che consentono di acquistare anche vetture con molti cavalli fiscali a prezzi contenuti. Dunque andrebbero distinte le vetture, in funzione anche delle marche che in alcuni casi sono veri e propri status symbol, oltre a dover comprendere che in molte circostanze, soprattutto per i contribuenti giovani che non hanno assolutamente necessità di risparmio (si pensi a tutti coloro che vivono ancora in famiglia, laddove la soglia di età si è innalzata ad oltre 35 anni), la gestione di una vettura è possibile anche con redditi contenuti, dovendosi limitare alle effettive spese quali il pagamento del bollo, dell'assicurazione, dei tagliandi e del relativo carburante (peraltro, grazie ai tagliandi è estremamente semplice ricostruire tale spesa, osservando i chilometri percorsi e risalendo al costo del carburante monitorato dall'Aci). Ancora diversa è la casistica della baby sitter o dell'assicurazione sanitaria, che da beni «presunti» di lusso del 1992 (anno di individuazione dei beni significativi ai fini del redditometro), sono divenuti beni indispensabili ai giorni nostri, essendo in sostanza impossibile per le coppie giovani con prole fare a meno di aiuti in famiglia, così come il ricorso alle polizze sanitarie è stato sempre più incentivato anche mediante benefici fiscali. E non è da meno la situazione sul fronte degli incrementi patrimoniali, laddove presumere che gli acquisti siano effettuati con risparmi accumulati in cinque anni sembra francamente irrealistico, considerate soprattutto le difficoltà connesse al periodo di crisi che ha caratterizzato tali anni. In pratica, se è selezionato un contribuente con un reddito di 25 mila euro perché paga un mutuo di 1.000 euro al mese e possiede una vettura, se è vero che il redditometro giunge ad almeno 70 mila euro di reddito accertabile, è altrettanto vero che andrebbe misurata la reale propensione al risparmio del soggetto, che può essere sensibilmente più bassa per motivi contingenti (esigenza della casa e possesso di almeno un mezzo di locomozione). E di fatto, non può negarsi che il contribuente riesca a pagare i 12 mila euro di mutuo oltre alle spese effettive e documentate del veicolo, pari magari a circa 4 mila euro, con relativo risparmio contenuto sul differenziale rispetto al reddito. Senza considerare che dovrebbero essere individuati, anche nella prassi, dei parametri di riferimento nel determinare la capacità finanziaria del contribuente, prescindendo dalle risultanze reddituali. Si pensi, ad esempio, all'impatto della no-tax area negli anni 2004 e 2005, trattandosi di una deduzione figurativa riconosciuta ai contribuenti ma che di certo non rappresenta un importo di minor reddito, oppure alle rate di ammortamento dedotte, che rappresentano un recupero indiretto di un costo sostenuto in altre annualità. Dovendo altresì osservare con estrema attenzione gli interventi dei familiari, soprattutto quando il contribuente accertato è ancora convivente con i genitori che di fatto provvedono al completo mantenimento «azzerando» indirettamente la propensione al risparmio dei figli, nonché gli utilizzi dei risparmi accumulati, potendosi comunque dimostrare che disponibilità precedenti servono anche a gestire i beni nel tempo. |
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