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Quanti tavoli per un'Intesa
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Giornate tattiche per Intesa Sanpaolo (Milano: ISP.MI - notizie) che si trova a giocare partite importanti su diversi tavoli. Il dossier più scottante sembra proprio quello di Fideuram (Milano: BFI.MI - notizie) , la rete di promotori finanziari da tempo messa tra gli asset pronti per la
vendita.
Come noto il principale candidato a un acquisto dell'80% di Banca Fideuram sarebbe Exor (Milano: EXO.MI - notizie) , la controllante di Fiat (Milano: F.MI - notizie) in mano alla famiglia Agnelli. Exor dovrebbe intervenire con due fondi di private equity e impiegare un miliardo di euro proveniente da debiti a lungo termine per comprare questa banca. Il consulente per l'operazione è Gerardo Braggiotti, tramite Banca Leonardo, che avrebbe già proposto un piano preciso. Proprio a questo punto, però, la partita si complica.Secondo MF, che parla di una valutazione di Fideuram da 3,8 miliardi di euro addirittura (per il 100% però), proprio il prezzo avrebbe spinto Exor a fare un passo indietro. Secondo Il Corriere della Sera sembra invece che la partita sia ancora aperta e che in fondo si stia solo discutendo del prezzo, cercando anche di mediare tra i tantissimi soggetti industriali, politici e finanziari coinvolti nella partita che spazia tra Torino e Milano, tra la Fiat degli Agnelli e la Intesa di Giovanni Bazoli.Ma i manager della banca guidata da Corrado Passera (in foto) guardano anche a quel grumo d'interessi concentrati fra San Marino e Bologna intorno a Delta, società del credito al consumo che farebbe comodo a Intesa Sanpaolo proprio in vista di una possibile cessione di Neos, delegata del gruppo a questo settore. Si sarebbe già alla fase di due diligence, ma anche Barclays (Londra: BARC.L - notizie) e il Banco Santander (Madrid: BSCH.MC - notizie) , rivela oggi il quotidiano MF, nutrirebbero un interesse per queste attività.Il piano di cessioni, che come noto mira a racimolare 11 miliardi di euro e a scongiurare la richiesta di Tremonti Bond, appare insomma ancora molto flessibile, almeno nella sua attuazione caso per caso. Riuscire a cedere 11 miliardi di attività (con utili annessi) e a non perdere troppo potrebbe chiedere un prezzo elevato in cambio della difesa dell'autonomia della banca dalle ingerenze del ministero dell'Economia che i Tremonti Bond potrebbero comportare. L'attenzione del mercato ha forse però trascurato nel calcolo delle pressioni sul gruppo quello tra gli azionisti torinesi di Sanpaolo da un lato e l'inedito blocco Credit Agricole (ACA.NX - notizie) -Generali che è ancora una mina inesplosa il cui timer è stato solo rallentato, ma non fermato, dall'Antitrust. Anche questo è un pezzo del puzzle: un pezzo tutto "popolare". (GD)
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