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Martedì 6 Ottobre 2009, 11:52

Utility: i risarcimenti chiesti mettono a rischio il settore

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135 per recupero degli aiuti di Stato risalenti al periodo della moratoria fiscale del 1996-1999 scuote fino alle fondamenta l'intero sistema delle multiutility italiane. Per capire perché oggi A2A (Milano: A2A.MI - notizie) ed Acea (Milano:

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ACE.MI - notizie) perdono più di due punti percentuali a testa o perché la fusione Iride (Milano: IRD.MI - notizie) -Enia (Milano: EN.MI - notizie) adesso rischia di saltare bisogna fare, però, un passo indietro. In principio erano le municipalizzate. Società controllate dagli enti locali (in genere i comuni) che gestivano energia elettrica, acqua, rifiuti, trasporti e tutti i principali servizi al cittadino. Si decise quindi di portare i capitali privati nel settore per incentivare il miglioramento dei servizi. Per fare questo lo Stato italiano promosse degli incentivi, dei veri e propri sgravi fiscali (si parla infatti di "moratoria fiscale"), per favorire la trasformazione delle vecchie società comunali in Spa con un approccio nuovo al mercato e in molti casi pronte alla quotazione. Il settore venne completamente ridisegnato, ci furono aggregazioni e inedite alleanze fino alla formazione di quel complesso puzzle di multiutility che caratterizza oggi l'Italia. Come non detto. Una decisione della Commissione Europea del giugno del 2002 condanna quella moratoria fiscale come aiuto di Stato e chiede a tutte le municipalizzate, che fin qui avevano seguito le indicazioni della Repubblica, un risarcimento. La questione in Italia si fa annosa, ma all'inizio di quest'anno le più grandi municipalizzate si convincono di aver pagato tutto il dovuto e rinunciano a nuovi accantonamenti: il fatto che siano in gran parte ancora partecipate dai comuni a cui versano i propri dividendi sembra un'ulteriore attenuante. In questi giorni, però, arriva la doccia fredda. Il nuovo Decreto legge chiede nuovi imponenti risarcimenti, il sottosegretario allo sviluppo economico Stefano Seglia spiega che c'è stato un taglio delle richieste da 1,2 miliardi di euro a 420 milioni circa (ma non è affatto detto che questa cifra non sia soltanto una prima tranche) di nuovi oneri per le multiservizi d'Italia. A2A da sola dovrebbe pagare circa 200 milioni di euro dopo aver già pagato 69 milioni con la convinzione di aver chiuso la pratica. Il dividendo per i comuni di Milano, Brescia e Bergamo sono chiaramente a rischio, come i contratti alle aziende dell'indotto e i progetti di espansione. Iride - danno previsto per altri 65 milioni dopo i 60 già pagati a maggio - rischia ancora di più perché, oltre al dividendo, la nuova norma mette in forse la fusione con Enia in quanto altera il concambio in favore dell'emiliana che, oltretutto, non subirà alcun impatto dal nuovo provvedimento. Ingenti i danni anche per la romana Acea che ha già versato 32,1 milioni e ora potrebbe doverne pagare altri 90 milioni con prevedibili effetti sui dividendi del Comune di Roma e sul suo bilancio. Tutto il settore è però, come detto, a rischio. La maggior parte di queste società dei servizi ha contestato i provvedimenti, ricordato i versamenti effettuati e i dividendi pagati agli azionisti pubblici, promesso azioni legali. Federutility, l'associazione di settore che le riunisce, ha denunciato "una gestione discutibile dei rapporti negoziali tra lo Stato italiano e la Commissione europea". La Commissione di Bruxelles sembra però irremovibile su questo punto e gli appigli sembrano pochi, tuttavia i legali di Federutility sono al lavoro e studiano le possibili sedi, in Italia e in Europa, cui indirizzare i ricorsi. Fra i tetti troppo bassi per le emissioni di anidride carbonica e le nuove direttive sul calo delle partecipazioni dei comuni delle società dei servizi, questo rischia di essere un anno nero per le multiutility. Con il rischio, anzi la probabilità, che il tutto si ripercuota sui servizi al cittadino. (GD)

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