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Mercoledì 8 Luglio 2009, 0:00
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Va preliminarmente osservato che la fotografia che viene fatta dello stato di attuazione del programma sconta un problema di carenza informativa per circa un quarto degli interventi; si legge infatti che «rispetto al totale delle opere individuate, per un 25% di esse, percentuale corrispondente al 95% del valore» ciò è stato dovuto alla «mancanza di informazioni o alla grande frammentazione in lotti e sottolotti che ne rendono difficile una chiara e puntuale identificazione». Nel merito, il rapporto evidenzia come in poco più di due anni dal precedente rapporto del 2007 si è passati dallo 0,7% del 2007 al 9,5% di opere ultimate; si è trattato di 51 interventi, per un importo complessivo di 28,3 miliardi. Delle opere ultimate circa un terzo, pari all'85% del valore, è localizzato nei corridoi plurimodale padano e dorsale centrale e fanno capo quasi in toto alla linea alta velocità (per il resto la parte del leone la fa il passante di Mestre con 1,1 miliardi). Nel dettaglio è localizzato nel corridoio plurimodale padano, il 20% delle opere ultimate (11 opere) che raccolgono il 39% del costo (11 miliardi). Gran parte del costo è riferito all'intera linea Av/Ac Torino-Milano: 7,8 miliardi, pari al 27% dell'ammontare complessivo di tutte le opere ultimate nel corridoio padano. Nel corridoio plurimodale dorsale centrale 5 opere ultimate (costo complessivo di quasi 13 miliardi) rappresentano il 46% del totale delle opere ultimate. Nello specifico si tratta delle tratte Av/Ac Milano-Bologna (in esercizio da dicembre 2008) e Bologna-Firenze (attivazione del servizio prevista per dicembre 2009) del costo complessivo di oltre 11,6 miliardi; il raddoppio e il potenziamento tecnologico della Bologna-Verona (1,2 miliardi); la quarta corsia Modena-Bologna (opera ultimata nel 2006) Per quel che riguarda lo stato delle progettazioni risultano in fase progettuale il 60 per cento degli interventi, di cui il 12 per cento ancora a livello di studi di fattibilità. Delle progettazioni si evidenzia «una forte concentrazione nella progettazione preliminare e definitiva che rappresentano l'86% del totale delle opere in fase di progettazione; rispetto al 2007 si osserva un significativo avanzamento dei progetti preliminari, dal 51% al 65%, mentre si riscontra un rallentamento nelle altre fasi progettuali». C'è una sensibile riduzione della quota di progettazione definitiva che passa dal 32% al 22%, per effetto, spiega il Rapporto, sia della maggiore diffusione delle procedure di affidamento sulla base della progettazione preliminare, che dei lunghi tempi di approvazione richiesti per tale fase progettuale. Per quel che concerne le procedure di affidamento Per quanto riguarda le diverse modalità di affidamento dei lavori emerge che la maggior parte dei progetti è stata affidata con la modalità dell'appalto integrato, che ha superato ampiamente l'appalto di sola esecuzione. Stando ai dati del 2009 l'appalto integrato ha coperto 95 casi, contro i 53 della sola esecuzione, i 27 di Partenariato Pubblico Privato e i 25 del contraente generale. Da notare che gli affidamenti a contraente generale hanno avuto un picco fra il 2003 e il 2004 (5 e 8 affidamenti), mentre sono andati calando dal 2007 ad oggi (4, 2 e 1 affidamento). Per quel che riguarda il fabbisogno residuo degli interventi approvati dal Cipe il report chiarisce che “sulla base delle informazioni disponibili e delle fonti ufficiali rispetto alla stima di costi per circa 123 miliardi, permane un fabbisogno finanziario non “coperto” di circa 60 miliardi”; per le opere i fase di realizzazione il fabbisogno è di 4 miliardi e mezzo (pari al 18% del costo degli interventi in corso di esecuzione). Preoccupa la situazione relativa alle opere già affidate (pari a 31 miliardi stimati) per le quali vi è una disponibilità di soli 11 miliardi scarsi; mancano quindi all'appello 20 miliardi e mezzo (il 65,7% di risorse necessarie al loro completamento). Viene giudicata “particolarmente complessa” la situazione delle opere ferroviarie che registrano un fabbisogno residuo di oltre 35 miliardi pari all'82,8 % del costo complessivo delle opere già deliberate dal Cipe; più o meno la stessa situazione del ponte sullo stretto di Messina «per il quale si debbono reperire ancora circa l'80% delle risorse necessarie», così si legge nel rapporto. Nel rapporto si sottolinea anche il rilevante aumento dei costi del piano, passato dai 125 miliardi del 2001 ai 314 miliardi di oggi (è pari al 3% l'incremento dei costi dal 2007 a oggi). Il costo medio per opera, a partire dal 2005 è andato aumentando, raggiungendo, ad oggi, la rilevante cifra di 768 milioni di euro, con una crescita rispetto al 2007 del 12%.
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