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Telecom conferma i target 2008, ma lascia aperti diversi dossier
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Tenere saldo il timone sugli obiettivi prefissati è già un risultato notevole in questo periodo di crisi finanziaria. Telecom Italia (Milano: TIT.MI - notizie) oggi sembra esserci riuscita quando ha confermato gli obiettivi per il
2008.
Lo ha annunciato lo stesso Franco Bernabè, amministratore delegato del gruppo, presentando i dati del terzo trimestre 2008.Molti competitor stranieri hanno dovuto già lanciare dei profit warning (allarmi utile) o tagliare le stime, ma Telecom Italia, nonostante abbia registrato un calo dei profitti del 20% fra i primi nove mesi di quest'anno e quelli dell'anno scorso, ha comunque affermato che quello appena trascorso "è stato un buon trimestre".Un aiutino è venuto dalle partecipate in Germania e in Brasile che hanno inviato segnali di forza nei rispettivi mercati. Accenni alla ripresa sono poi giunti dal settore "domestic" che però ha anche archiviato una flessione del giro d'affari del 5,3% (praticamente una riduzione del fatturato di questa business unit di 954 milioni di euro).Il gruppo ha indicato le cause di questo dato nella riduzione delle tariffe di terminazione, nel Decreto Bersani, nell'adeguamento delle tariffe per il roaming internazionale (su richiesta Ue) e in altri fattori ancora. Gli effetti "regolatori" sembra che abbiano impattato complessivamente per oltre mezzo miliardo di euro. Viste le trattative in corso con l'Agcom per un rialzo delle tariffe sull'unbundling, viene il sospetto che molte puntualizzazioni di oggi siano un messaggio indiretto all'Authority.D'altra parte, secondo indiscrezioni di stampa, Bernabè avrebbe già avanzato delle proposte in cui si chiede un incremento delle tariffe per sostenere gli investimenti. Qualcuno si potrebbe anche chiedere perché l'ex monopolista e maggiore operatore telefonico nazionale continui a richiedere uno strappo alle regole per salvare i propri margini. La risposta sta probabilmente nel debito, ossia in quella palla di ferro attaccata al piede di Telecom che ha un "peso" di 35,7 miliardi di euro. Pesano sicuramente anche le perdite strutturali della telefonia fissa ai danni di quella mobile.Complessivamente i dati di questo trimestre si pongono in linea o leggermente al di sopra delle stime degli analisti. Le partite che rimangono aperte per il gruppo, come detto, sono molte. Per esempio c'è da chiedersi come interpreteranno a Tripoli la relazione di oggi. Da tempo, infatti, la società e il Governo sperano che le relazioni sempre più strette con la Libia su diversi fronti coinvolgano anche il capitale di Telecom nel quale la Libyan Investment Authority potrebbe mettere un bel mucchietto di fiche che farebbero comodo anche al titolo.Probabilmente prima del prossimo 2 dicembre, data per cui è atteso un consiglio di amministrazione chiamato a rinnovare il piano industriale del gruppo, non si avranno novità in merito a questa vicenda. Forse l'allungo durante le scorse sedute sopra quota 1 euro è stato un po' troppo precoce. Le incertezze del mercato e quelle industriali e "regolatorie" suggeriscono senz'altro prudenza.
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