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Giovedì 5 Giugno 2008, 16:45

L'Italia � costretta ad inseguire

Di Marco Caprotti

Morningstar.it

Sono in arrivo tempi duri per il mercato italiano. L'indice Msci Italy nell'ultimo mese (fino al 12 maggio e calcolato in euro) ha guadagnato lo 0,6% circa. Nello stesso periodo il paniere relativo all'Europa � cresciuto del 2,65%. Il problema, spiegano gli analisti � che l'Italia rischia di rimanere un passo indietro rispetto al resto del Vecchio continente. Secondo gli ultimi dati Istat la produzione industriale a marzo � scesa dello 0,2% per il secondo mese consecutivo. Ma le cose sembrano andare male anche in prospettiva futura. Secondo l'Economist Intelligence Unit (Eiu) l'Italia � il Paese dell'area euro che ha pi� possibilit� di andare in recessione nei prossimi 12 mesi.

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A met� degli ani '90 il Prodotto interno lordo pro capite era del 20% superiore alla media dei 27 Stati che oggi fanno parte dell'Unione europea. Tredici anni dopo il Belpaese si trova a inseguire. Nel 2006 � stata superata dalla Spagna. Nel 2009 potrebbe essere la volta della Grecia. Secondo uno studio della London School of Economics se il trend attuale rimanesse invariato entro il 2020 a farci le scarpe sar� la Romania. L'Eiu sottolinea come il rallentamento dell'ultimo decennio ci sia stato indipendentemente dalle coalizioni che si sono succedute al governo. Il problema, dicono gli esperti, � che l'Italia ha una delle economie pi� regolamentate dell'ovest Europa. Deve anche fare i conti con un'inflazione alle stelle e una crescita della produzione che va a rilento rispetto agli altri Paesi di Eurolandia. Il risultato � una perdita della competitivit�.

Se la Penisola negli ultimi 10 anni fosse cresciuta allo stesso ritmo degli Stati vicini, il suo debito pubblico in rapporto al Pil sarebbe pi� basso e non ci sarebbe stato bisogno di alzare il carico fiscale al 43,5% per adeguarsi al Patto di stabilit� europeo. Una crescita pi� veloce avrebbe attratto anche maggiori investimenti stranieri. In Spagna, per dire, in rapporto al Pil ne arrivano il doppio. Il discorso vale anche per i soldi utilizzati in Borsa. I gestori internazionali quando acquistano titoli italiani lo fanno soltanto per rimanere attaccati ai benchmark e non perch� sperano di ottenere un po' di valore.

Ci sono, sottolineano per� gli analisti, anche dei punti di eccellenza sia a livello macro, sia dal punto di vista operativo. La disoccupazione � ai minimi degli ultimi 30 anni. La Fiat, che resta la maggior industria del Paese, � riuscita a uscire dalla crisi con effetti positivi anche sull'andamento delle azioni. Le banche stanno crescendo attraverso la concentrazione, si stanno lanciando in acquisizioni transfrontaliere e sono riuscite ad evitare la tempesta dei mutui americani subprime (quelli di scarsa qualit�). Se ci sar� una svolta, dicono gli analisti, gli effetti si faranno sentire sull'industria pesante (che teme meno la concorrenza sui prezzi da parte dei Paesi asiatici) e nel comparto finanziario.

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