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Venerdì 9 Maggio 2008, 0:00

Ai comuni 852 euro per abitante

Di Pagina a cura di Antonio G. Paladino

Italia Oggi

I comuni e le province italiane dipendono sempre meno dallo stato e sono costretti ad aumentare il peso della propria autonomia finanziaria. In flessione, infatti, per entrambe le tipologie di enti, il grado di dipendenza erariale, mentre l'indice di autonomia finanziaria fa registrare un seppur lieve segno positivo. È quanto si evince dalle rilevazioni statistiche che l'istituto nazionale di statistica (Istat) ha reso note ieri sul proprio sito internet e che riguardano le rilevazioni sui bilanci consuntivi delle amministrazioni provinciali e comunali, riferite al 2006.Fonte di tali dati è il certificato del conto di bilancio che tutti i comuni e le province hanno l'obbligo di redigere annualmente, certificando i principali dati del rendiconto relativo all'esercizio

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Obbligo che per il 2008 (si veda ItaliaOggi dell'1/5/2008), per effetto del decreto del ministero dell'interno 28/4/2008, dovrà adempiersi entro il 15 luglio prossimo, anche con invio in formato elettronico. Il certificato del conto del bilancio, infatti, consente un'analisi dettagliata della spesa delle amministrazioni locali e territoriali, suddividendola per funzioni e servizi locali, oltre che a identificare la provenienza e la destinazione dei trasferimenti.ENTRATE E SPESE DEI COMUNIUna precisazione. Le rilevazioni Istat afferiscono alla quasi totalità dei comuni italiani (7.095 su 8.102), per cui, per i comuni mancanti, le schede di rilevazione ammettono che si è provveduto a una stima. Nell'esercizio 2006, le entrate complessive accertate dai comuni ammontano a 82,2 milioni di euro. A questa somma hanno contribuito, per il 61,2% le entrate correnti, il 27,9% le entrate in conto capitale e il 10,9% le entrate che derivano dall'accensione di prestiti. In calo, rispetto al 2005, gli accertamenti (-9,2%) e le riscossioni totali (-6,3%). Il rapporto tra riscossioni in conto competenza e gli accertamenti, detta capacità di riscossione, è pari al 63,6%, dato questo in calo rispetto al 2005.L'Istat rileva che il complesso delle entrate correnti è costituito per la gran parte dalle entrate tributarie (52,3%), mentre il 25,2% è dato dai contributi e trasferimenti e il restante 22,5% dalle entrate extra-tributarie. A livello territoriale, al Nord e al Centro prevalgono le entrate tributarie, mentre nei comuni del Mezzogiorno il peso dei contributi e trasferimenti è generalmente superiore alle altre componenti di entrate correnti. Ma quanto entra ai comuni per singolo abitante? Ebbene, ogni singolo cittadino, a livello nazionale, fa entrare nelle casse comunali circa 852 euro. Un dato, questo, in leggera diminuzione (-5,37%) rispetto al 2005. Scorporando i dati relativi ai contributi e ai trasferimenti erariali, gli indicatori relativi evidenziano che il dato medio nazionale è di circa 215 euro. Si potrebbe pertanto dire che lo stato, paga in media tale somma per singolo cittadino. Un dato che schizza verso l'alto, però, nei comuni delle regioni a statuto speciale e delle province autonome di Trento e Bolzano. A fronte di oltre 82 milioni di euro di entrate, i comuni hanno messo mano al portafogli per 79,4 milioni di euro. Spesa che è stata destinata per la gran parte all'acquisto di beni e servizi (45,3%) e alla spesa relativa al personale (34%). Su quest'ultimo punto, il dato territoriale evidenzia che il peso di tale spesa è più forte nel Sud (addirittura la Sicilia supera di 7 punti percentuali la media nazionale). Nel 2006, la spesa corrente per abitante si attesta invece a 792 euro, dato questo inferiore di circa 20euro alla media fatta registrare nel 2005.Come spendono i comuni? L'Istat non ha dubbi. La quota più consistente degli impegni finali è destinata all'amministrazione generale che, insieme alla spesa per la gestione del territorio e ambiente, rappresenta più della metà delle spese finali delle amministrazioni comunali. Se sostanzialmente stabili sono le uscite che riguardano le funzioni di polizia locale, la spesa per il sociale fa registrare un incremento del 4,6%.In conclusione, fatto 100 il dato relativo alle entrate correnti, l'Istat ha rilevato che l'autonomia impositiva dei comuni (il peso delle entrate tributarie su quelle correnti), ammonta a 52,3%, restando stabile rispetto al 2005. Quello che viene all'occhio è che il grado di autonomia finanziaria registra un incremento del 3,3%, essendo diminuito il grado di dipendenza erariale (la quota di entrate correnti costituita dai trasferimenti ricevuti dallo stato): in media il 14,4%. Anche qui, punte massime al Sud (Calabria 34,3%).ENTRATE E SPESE DELLE PROVINCELe province italiane hanno accertato ben 13,8 milioni di euro, un dato che risulta in flessione del 5,5% rispetto al 2005. Questo perché, rileva l'Istat, sono crollate le spese per l'accensione dei prestiti (-31,5%) ed è avvenuta una diminuzione delle entrate correnti (-1,4%). A livello nazionale, le province incassano 160 euro per abitante. Valore questo che è più elevato nelle province dell'Italia centrale e più basso per le province situate nel Mezzogiorno.Sul versante pagamenti, questi ammontano a 13,2 milioni di euro (+3% rispetto al 2005). Il dato, invece delle spese correnti pro-capite, si legge tra le rilevazioni effettuate, si attesta a 142,12 euro. Le province del Centro presentano valori più elevati di questa media nazionale, mentre in coda, ancora una volta, restano le province situate nel Mezzogiorno. Alcuni dati conclusivi. Le province hanno speso di più, rispetto al 2005, per la tutela ambientale, per i trasporti e lo sviluppo economico, mentre sono diminuite le spese per la gestione del territorio e l'istruzione pubblica.Infine, il grado di dipendenza erariale diminuisce a livello nazionale di 1,2 punti percentuali, mentre il grado di autonomia finanziaria e quello di autonomia impositiva segnano entrambi un trend al rialzo.

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