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Giovedì 8 Maggio 2008, 20:55
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Proprio nel giorno del suo ultimo intervento, l'indice è ha sfiorato area 32.800, da lei indicata come base d'appoggio del movimento laterale atteso. L'S&P/Mib però ha successivamente allungato il passo fino a spingersi verso i 34.500. A questo punto ritiene possibile una prosecuzione del rialzo nel breve o un rientro delle quotazioni verso il Intanto ha fatto bene a ricordare che dopo l'appoggio sul supporto il nostro indice è ripartito prima verso prima la parte centrale del range, per poi spingersi oltre ed andare ad attaccarsi nelle parte alta del laterale che sta comprimendo le quotazioni. La prima sostanziale nota di rilievo è che dopo una serie di cinque chiusure mensili al ribasso è arrivata una chiusura, in questo caso Aprile, positiva che pone fine alla lunga serie di mesi negativi iniziata nel Novembre 2007. Adesso la questione di fondo rimane se si tratta di un semplice rimbalzo all'interno di un più ampio bear market oppure l'inizio di un nuovo ciclo con la correzione dei mercati definitivamente alle spalle. A mio avviso non siamo nè orsi nè tori in questo momento, lo definirei più un mercato vitellorsetto, troppo piccolo per essere nuovo toro, troppo piccolo per essere un orso graffiante. La ragione di fondo è dovuta al fatto che non è cambiato molto sul fronte del credito e dall'origine della crisi che ha fornito segnali di forte preoccupazione nel sistema. La sostanziale differenza è che il dollaro debole ha permesso alla corporate USA di fornire delle trimestrali non così negative come ci si attendeva, con la sola eccezione del settore finanziario ed assicurativo, per il resto, non ci sono stati segnali di forte peggioramento dei conti aziendali. Questo ha tolto un po' di sfiducia agli investitori ed ha schiarito in parte alcuni problemi legati alla capacità di mantenere ancora alto il livello di redditività delle aziende. In Europa, dove le autorità monetarie continuano a fornire segnali di sereno sul fronte del ciclo, a mio avviso, vivremo nei prossimi mesi alcune delle difficoltà che oggi gli USA stanno lasciando alle spalle. Con questo non voglio dire che il peggio sia passato, anzi, tuttavia, per il breve, si può sperare in una tenuta delle quotazioni, quantomeno fino alla fine di questo mese di maggio. Rientrando prepotentemente nella sua domanda, ed a risposta secca, dico che ulteriori allunghi se ci saranno, si manifesteranno per pochi punti percentuali, e con massima estensione per il nostro indice verso area 35700 a chiusura del gap aperto nella seduta del 21 gennaio. Tuttavia personalmente ritengo sempre valida l'idea prospettica di un rientro a 33000 prima e 32500 per ripercorrere in alto ed in basso tutto il laterale che ci sta tenendo in questo periodo. Poca strada e tanti passi, questo a mio avviso è il camino del nostro indice per il mese corrente. Il dato preliminare del PIL Usa relativo al primo trimestre ha mostrato una variazione positiva e qualche segnale migliore delle attese è arrivato anche dal mercato del lavoro. Il rischio di una recessione negli Stati Uniti si può considerare ormai superato? I mercati guarderanno ora alla fase successiva di una ripresa e continueranno ad apprezzarsi nel breve? Io non credo che sia completamente scongiurata una recessione in USA, anzi, il mercato immobiliare, dal quale il cittadino americano ricava gran parte del credito per i consumi, mostra al momento non solo segnali di recessione continua bensì è entrato nella fase depressiva, dalla quale, potrebbe anche uscire improvvisamente, tuttavia, la profondità di essa ancora non permette di vedere la fine. La Fed ha giustamente agito sul fronte dei tassi alleggerendo il costo del denaro però si sono spinti oltre a quanto dovevano, oggi il mercato è inondato di liquidità a basso costo, però se i grossisti del credito, ovvero il sistema finanziario, facendo rifornimento di liquidità dal discount FED non apre i canali del credito al dettaglio, la canalizzazione ovvia di queste enormi risorse sono indirizzate ad attività finanziarie che garantiscano il maggior reddito nel minor tempo, oggi questi due fattori si trovano negli investimenti su derivati e materie prime e questo innesca dei meccanismi che nel medio faranno dei danni enormi al sistema ed alla crescita globale, a vantaggio di pochi e specializzati operatori per lo più concentrati sui mercati anglosassoni con enormi ricadute sull'intero sistema. In sostanza, a mio modesto avviso, la Fed oltre che ad alleggerire il costo del denaro doveva creare alcuni vincoli perché questa enorme liquidità andasse nei canali produttivi dell'economia (investimenti e risanamenti) anziché nei canali della sola industria della finanza. Inoltre, e per finire, non credo sia sostenibile per molto un tasso Fed negativo, in poche parole, perché sia comprensibile ai tanti attenti lettori, la Fed, che poi è sempre l'amministrazione USA, non può permettersi per molto tempo di dare liquidità con tassi inferiori all'inflazione reale, lo spread tra dette voci sono tutti costi che deve sostenere la già precaria amministrazione Federale Usa. Nelle ultime giornate tra gli assicurativi si è messo in evidenza Unipol (Milano: UNI.MI - notizie) in attesa dei conti del primo trimestre, mentre è rimasto indietro Generali. Qual è la sua view su questi due titoli e quali indicazioni ci può fornire per entrambi? Ci sono altre storie interessanti tra gli assicurativi di Piazza Affari? Direi che il settore è rimasto al momento un po' ai margini dei problemi avuti dai più illustri cugini del settore finanziario. Per quanto riguarda la società UNIPOL, su di essa non vedo grossi movimenti nel breve, più focalizzata ad una crescita e riallocazione interna che ad altro. Le quotazioni potrebbero tranquillamente oscillare per i prossimi mesi tra 2.30 sopra e 2 euro sotto, distanti i vecchi massimi, non vedo la possibilità di ritorno sopra i 2.50 per i prossimi mesi. Discorso diverso per Generali, sulla quale mi ero espresso in maniera positiva in passato. Oggi, la mia visione sulla società e sulle prospettive di crescita nel medio sono cambiate radicalmente, la battaglia interna sta a mio avviso facendo perdere terreno e tempo strategico per la crescita organica che si tradurrà nei prossimi mesi in pesanti rovesci delle attuali quotazioni. Queste ultime, a conferma e con il supporto dei nostri sistemi di analisi prospettica delle attività delle masse volumetriche, a mio avviso vedranno in punta di piedi violare il supporto settimanale in area 27.50 euro sotto il quale le quotazioni potrebbero avvitarsi e rientrare prima nella fascia 23.5 e successivamente nell'area 20-21 euro. Come vede, la capacità di down side individuata dai nostri sistemi è molto ampia di conseguenza suggerisco ai tanti lettori di attivare adeguati stop oppure mettere in preventivo detto sviluppo tendenziale. Cambiamento radicale di scenario con una chiusura settimanale sopra 30.50 che al momento mi sembra molto improbabile. Alcune storie come Unicredit e Intesa Sanpaolo (Milano: ISP.MI - notizie) hanno realizzato dei recuperi interessanti, in vista anche del dividendo in arrivo tra poco più di dieci giorni. Ritiene che fino a tale appuntamento i due titoli possano continuare a guadagnare posizioni? Quali suggerimenti operativi ci può fornire in merito? Come detto in passato, non sono positivo sul settore, i segnali di incertezza sono stati tanti e non credo siano ancora finite tutte le difficoltà, i margini operativi sono molto diminuiti e le principali fonti di intermediazione che hanno permesso di avere dei bilanci record negli ultimi anni sono venuti a mancare in quest'ultimo semestre. Le storie di maggior successo sul settore si sono già viste e le sinergie industriali, che sono attuabili da subito, daranno il loro frutto nel lungo periodo, nel frattempo considero gli attuali prezzi ancora elevati per investire nel lungo periodo. Nel caso di Unicredito, su eventuale ritorno in area 4.20/4 si potrebbe iniziare ad accumulare il titolo, mentre per IntesaSanpaolo l'area di prezzo è leggermente inferiore, nella fascia tra i 3.70 e 3.85 euro. L'unico suggerimento che potrei esprimere in sintesi è che i prezzi battuti, anche se bassi guardando l'andamento dell'ultimo biennio, non lo sono ancora abbastanza da giustificare investimenti di lungo periodo sul settore e sulle società da lei citate. Come valuta l'attuale impostazione del settore del lusso, dopo la lunga e significativa penalizzazione che ha interessato il primo trimestre dell'anno. Consiglierebbe di puntare su alcuni protagonisti del comparto come Bulgari (Milano: BUL.MI - notizie) e Luxottica (Milano: LUX.MI - notizie) ? Sono possibili ulteriori salite per il comparto? Stiamo parlando di due storie diverse. Luxottica non la inserirei nel settore del lusso visto anche la diversificazione aziendale sia settoriale che geografica che ha attuato l'azienda negli ultimi anni. Sono neutrale sul titolo con prospettive nel medio lungo periodo positive in quanto trattasi di una azienda leader nel settore e con capacità di crescita strutturale ampia tuttavia, non ancora la ritengo a buon prezzo da poter inserirla in portafoglio, ci saranno a mio avviso momenti migliori per valutare un ingresso sul titolo. Caso diverso è Bulgari, azienda del lusso in questo caso e sulla quale vedo una fascia di prezzo interessante nel range tra 7 e 7.50 euro con prospettive di allungo sopra i 10 euro nel caso l'embrionale recupero del dollaro fornisca segnali di vita più consistenti. Come sempre, e per concludere, suggerisco di prendere in considerazione il presente commento, frutto delle mie analisi e personale parere, come spunto riflessivo da affiancare alle proprie strategie d'investimento, le quali, devono essere frutto della propria convinzione e dei consigli operativi dei propri strategist e professionisti di fiducia. Grazie dello spazio ed alla prossima occasione. 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