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Giovedì 8 Maggio 2008, 13:50

Unicredit sotto pressione dopo la trimestrale. Gli analisti però mantengono l'ottimismo

Di Alberto Susic

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Unicredit (Milano: UCG.MI - notizie) finisce ancora una volta al centro dell'attenzione del mercato, segnalandosi quest'oggi come peggiore blue chips del listino. Il titolo infatti ha avviato gli scambi già in gap-down, facendo registrare una flessione nell'ordine di tre punti percentuali nelle prime battute. Nel corso della mattinata si è avuto un timido recupero dal minimo a 4,7925 euro, anche se le azioni dell'istituto di Piazza Cordusio continuano a rimanere nelle mani dei ribassisti, con un rosso negli ultimi minuti del 2,54% a 4,8175 euro. Decisamente elevati i volumi di scambio che hanno visto già passare di mano oltre 195 milioni di azioni, con un'attività più intensa rispetto a quella delle ultime giornate.

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A riaccendere i riflettori su Unicredit è stata la presentazione, ancor prima dell'avvio delle contrattazioni, dei risultati relativi al primo trimestre. In linea con quanto già anticipato ad aprile, il gruppo ha chiuso i primi tre mesi dell'anno con un utile netto di 1 miliardi di euro, in flessione del 51%, ma in crescita del 15% nel commercial banking. Il risultato di gestione si attesta invece a 2,311 miliardi di euro, con una contrazione del 36,5%, anche se al netto della divisione MIB si evidenzia una crescita del 4,1%. In calo anche il margine di intermediazione che è sceso a 6,449 miliardi di euro, in flessione del 16,5%, con una erosione del 9,3% per le commissioni nette, scese a 2,46 miliardi.
Il Core Tier 1 ratio passa, a fine marzo 2008, dal 5,83% di fine 2007 al 5,51%, che include l'impatto dell'acquisizione di Ukrsotsbank in Ucraina. Nel corso di un incontro con gli analisti, l'AD Profumo ha fatto sapere che l'obiettivo di lungo termine è di un Core Tier 1 al 6,8%, aggiungendo che la base di capitale del gruppo potrebbe essere messa sotto pressione solo da una forte recessione in Usa e in Asia, anche se tale scenario è da escludere al momento.
Buone notizie anche per l'esposizione di Unicredit ai subprime Usa, che è di ammontare non significativo, visto che la stessa è costituita principalmente da Rmbs e da Cdo di Abs per circa 164 milioni di euro. A queste vanno aggiunti retained interest detenuti da Pioneer Investments per 1 milione e altre posizioni per 2 milioni originate da investimenti in Stuctured investment vehicles (Siv), ma nel complesso il 99% delle posizioni ha un rating superiore ad “A”.
Con riferimento all'outlook per l'intero anno, il colosso bancario prevede di realizzare un utile per azione compreso tra 0,52 e 0,56 euro, che sarà raggiunto grazie anche ad un robusto taglio dei costi nell'ordine di circa 700 milioni di euro. Il Core Tier 1 è atteso invece al 6% per fine 2008, con un'ulteriore riduzione del portafoglio Abs superiore ai 2 miliardi di euro.
Indicazioni che però non complesso non sembrano aver convinto del tutto il mercato, tanto che il titolo viene penalizzato dalle vendite, anche se le stesse potrebbero essere in realtà prese di beneficio dopo i recenti apprezzamenti.
Del resto la trimestrale, in virtù anche delle anticipazioni diffuse ad aprile, non ha riservato particolari sorprese, e diversi analisti ritengono che il gruppo si stia muovendo lungo un percorso in linea con le previsioni. Permangono ancora alcune incertezze sullo scenario globale, sebbene vengano apprezzati gli sforzi compiuti dal management per fronteggiare e superare la crisi in atto.
Qualche preoccupazione è emersa inoltre in riferimento al costo del credito, rivelatosi al di sopra delle attese, mentre rispecchia la scommessa del mercato l'indicazione sull'eps stimato per l'anno in corso. Per gli esperti di Centrosim i trend operativi hanno rispettato le previsioni e una buona performance è stata realizzata dal margine di interesse, a differenza delle commissioni nette.
Nessuna sorpresa per Euromobiliare che parla di risultati trimestrali allineati alle attese a livello di bottom line, nonostante manchino all'appello 200 milioni di euro in termini di commissioni nette, compensate però da plusvalenze di pari ammontare e superiore a quello previsto. La SIM milanese ha inoltre segnalato la positività dell'asset quality, con i non performing loans in calo del 7%. La strategia suggerita per il titolo non cambia e il consiglio resta sempre quello di acquistare, con un prezzo obiettivo a 6,7 euro, dopo essere stato rivisto dai 6,9 euro indicati in precedenza.
Una conferma positiva arriva anche da Merrill Lynch (NYSE: MER - notizie) che dopo i conti del trimestre ha reiterato la raccomandazione “buy” su Unicredit, confermando al contempo il fair value a 6,4 euro. Qualche perplessità viene espressa invece da Cheuvreux che per ora ha raccomandazione “outperform” sul titolo, con un prezzo obiettivo però più basso a 5,3 euro. Il broker francese non esclude comunque una revisione del rating, dopo aver definito deludenti i risultati in termini di ricavi e di utile operativo, senza dimenticare che gli indici patrimoniali sono un po' tirati. Gli analisti ritengono inoltre che la riduzione del Core Tier 1 sia da leggere negativamente anche alla luce del downgrade dell'outlook deciso nei giorni scorsi da Moody's.



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