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Lunedì 8 Giugno 2009, 18:55
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E a richiamare l'attenzione sulla possibilità di un deterioramento dell'attuale scenario è stata Standard & Poor's, che in uno studio pubblicato la scorsa settimana ha fatto sapere che sono a rischio i ratings di diverse banche italiane. Gli analisti hanno spiegato che i recenti downgrade e le revisioni delle stime negative sono da ricondurre al peggioramento della qualità dei prestiti e alla ridotta capacità di assorbire le perdite sui crediti. Si prevede che questa tendenza prosegua non solo quest'anno ma anche nel 2010, quando in non performing asset potrebbero raddoppiare rispetto al 5,4% della fine del 2008, mentre le perdite correlate potrebbe superare i 120 punti base, più del doppio del livello registrato a fine 2007. Buona parte delle banche italiane, per la precisione 27 su 49, ha una prospettiva negativa e questo aumenta le probabilità di nuovi downgrade nei prossimi 12-18 mesi, segnalando che si tratta della percentuale negativa più elevata dell'ultimo decennio. Tra le bocciature più recenti si ricordano quelle di Unicredit (Milano: UCG.MI - notizie) e di Banco Popolare (Milano: BP.MI - notizie) , ma S&P ha rivisto al ribasso anche l'outlook di Intesa Sanpaolo (Milano: ISP.MI - notizie) e di Ubi Banca (Milano: BPU.MI - notizie) , mantenendo fermo a “negativo” quello di Banca Monte Paschi da circa un anno e mezzo, per via dello sforzo finanziario cui l'istituto senese ha dovuto far fronte per l'acquisizione di Banca Antonveneta. Dallo studio di Standard & Poor's emergono però anche alcuni segnali incoraggianti, basti pensare che secondo l'agenzia il sistema bancario italiano è meno esposto rispetto a quello di altri Paesi europei come la Spagna o la Gran Bretagna. Difficilmente le perdite delle banche italiane dovrebbero raggiungere i livelli attesi in questa realtà del Vecchio Continente, grazie anche ad una serie di punti di forza. Gli istituti di credito del Belpaese hanno una liquidità soddisfacente, merito di una stabile base di depositi e del modello di business basato sulla banca commerciale. Rispetto al passato inoltre, le nostre banche sono meglio posizionate per affrontare condizioni economiche difficili, dal momento che le loro dimensioni sono cresciute e questo permette così di raccogliere i frutti del processo di aggregazioni realizzato in tempi piuttosto recenti. Tra i maggiori benefici si segnalano la condivisione della best practice, la riduzione dei costi e la creazione di una diversificazione non solo sotto li profilo geografico ma anche sul piano della linea di business, fattore quest'ultimo che permette meglio di affrontare le fasi di recessione come quella in atto. Non dimentichiamo che nei giorni scorsi anche Moody's si è espressa sulle banche italiane, rivedendo al ribasso l'outlook da “stabile” a “negativo”, in conseguenza delle ricadute negative che la crisi economica e finanziaria hanno avuto sulla qualità degli asset e sulla redditività dei nostri istituti di credito. Anche se i fondamentali delle banche italiane sono peggiorati, Moody's è convinta che on sarà necessario un deciso intervento da parte del Governo, così come accaduto invece in altre realtà europee, fermo restando che il nostro sistema bancario si conferma tra quelli meno colpiti dalla crisi nel Vecchio Continente. Per ulteriori informazioni visita il sito di Trend Online Scopri le migliori azioni per fare trading questa settimana! |
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