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Lunedì 21 Luglio 2008, 16:39
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Colpa, spiegano gli operatori, delle difficoltà del Paese del drago che, almeno fino ad ora, ha trainato l'intera economia dell'area ma che adesso, alle prese con una serie di difficoltà interne, la sta appesantendo. Alcuni dei maggiori indici della Borsa cinese, nei primi sei mesi dell'anno hanno fatto segnare perdite vicine al 50%. Molti avevano previsto una correzione rispetto ai massimi di novembre dell'anno scorso, ma qualcuno è stato colto di sorpresa dalla velocità del crollo. Anche perché la congiuntura cinese continua a far vedere numeri che altri paesi si sognano: nei primi sei mesi del 2008 l'economia è cresciuta del 10% ed è sulla strada giusta per raggiungere lo stesso traguardo nell'intero anno. “Ci sono alcuni fattori che in questo periodo stanno giocando contro la Cina”, spiega in una nota Dan Su, analista di Morningstar (NASDAQ: MORN - notizie) . “Il mix composto dal rallentamento della crescita economica, dall'aumento dell'inflazione e dalla contrazione dei profitti societari sta pesando sulla Borsa cinese”. Negli ultimi 30 anni il Paese ha beneficiato di una crescita delle esportazioni che è arrivata a superare anche quella di Stati Uniti ed Europa. Questo rafforzamento, però ha portato ad un aumento dei prezzi dei beni made in China. Gradatamente la richiesta si è quindi spostata su India e Vietnam. Nel frattempo l'aumento del costo del petrolio (e più in generale di tutte le materie prime) ha reso più cari i beni di importazione. Il risultato è stato una diminuzione del 12% l'anno del surplus commerciale. A questo va unito l'aumento dei prezzi soprattutto dei generi alimentari che, alla lunga, spiegano gli operatori, potrebbe portare a disordini sociali e politici. Scarsa domanda e aumento dei costi, intanto, stanno impoverendo le casse delle aziende. “Il risultato è che gli investitori internazionali sono diventati molto più critici nei confronti della Cina e, più in generale, dell'intera area”, continua Su. “Dal punto di vista operativo, comunque, chi investe nella regione deve avere in portafoglio titoli cinesi. Fanno bene alla diversificazione e, quando l'Asia ripartirà, la Cina sarà sempre in testa”. Per quanto riguarda il resto della regione, intanto, il suggerimento dell'analista di Morningstar è quello di osservare l'andamento degli utili aziendali. Buone notizie, per esempio, potrebbero arrivare dal settore finanziario, soprattutto dopo che l'ultima trimestrale di Citigroup (NYSE: C - notizie) (attesa con una certa ansia dagli investitori di tutto il mondo) è stata migliore delle attese. Sorprese potrebbero arrivare dalle aziende dell'export. La coreana Lg Electronics (066575.KS - notizie) , per esempio, nel secondo trimestre ha registrato utili per 707 miliardi di won (440 milioni di euro) contro 385 miliardi dello stesso periodo dell'anno scorso, grazie all'aumento delle vendite di cellulari. Per ulteriori informazioni visita il sito di Morningstar |
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