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Mercoledì 23 Luglio 2008, 12:39
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Gli ultimi dati macroeconomici, del resto, sembrano lasciare poco spazio all'ottimismo. La fiducia dei consumatori a luglio è scesa a 95,8 contro 99,9 di giugno. Si tratta del peggior risultato degli ultimi 15 anni. Colpa, soprattutto della crescita del prezzo del petrolio e dei generi alimentari. La spesa privata nel primo trimestre dell'anno ha contribuito per il 58,5% del Pil. Pochi anni fa pesava per il 60%. L'Italia, attualmente, è il fanalino di coda di Eurolandia: l'economia nel secondo trimestre è cresciuta dello 0,5%. Nel terzo e nel quarto, secondo le previsioni di Global Insight, potrebbe segnare, rispettivamente +0,3% e +0,2%. Se le previsioni fossero confermate dai fatti l'Italia, tecnicamente, sarebbe in recessione. C'è poi il problema dell'inflazione che ha toccato il 3,52% annuo. E potrebbe andare peggio. La Banca d'Italia ha da poco rivisto le sue stime sull'aumento dei prezzi nel 2008, portandole dal 2,6% al 3,8%. Sulla capacità di spesa degli italiani, inoltre, pesa e peserà la decisione della Banca centrale europea di alzare i tassi di interesse portandoli al 4,25%. L'istituto, peraltro, non ha escluso nuove manovre restrittive in autunno. Anche le esportazioni rischiano un brutto colpo. L'Italia è un forte venditore abbigliamento, auto e prodotti di lusso in genere. A parte quindi la forza dell'euro, la reputazione del Paese, percepito come creatore di beni di alta gamma rischia di frenare gli acquisti in un momento in cui, a livello mondiale, le famiglie cercano di risparmiare sul superfluo. Gli effetti si fanno già sentire sulle aziende. La Fiat a giugno ha annunciato la chiusura di quattro impianti fra settembre e novembre a causa del rallentamento delle vendite. Nel frattempo, secondo TradeTheNews, i profitti delle prime cinque banche del Paese nel primo trimestre dell'anno sono scesi del 30%. Dal punto di vista operativo, gli analisti di Morningstar (NASDAQ: MORN - notizie) consigliano cautela. “L'Italia, insieme a Irlanda e Spagna, si trova in una situazione molto difficile”, scrivono in una nota. “E gli operatori che investono in Eurolandia stanno cercando di evitare questi mercati”. Per ulteriori informazioni visita il sito di Morningstar |
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