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Martedì 8 Settembre 2009, 9:12

Double Dip Recession: sensazioni Reali

Di Andrea Mazzalai

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Nel novembre del 2008, in " Orizzonti nella Nebbia" post dedicato a tutti coloro che hanno contribuito anche economicamente a questo viaggio scrissi che quella che io da tempo mi ostinavo a chiamare STAGDEFLATION, termine che non troverete in alcun riferimento accademico, in fondo altro non era che una profonda recessione accompagnata dalla deflazione immobiliare, deflazione finanziaria e da allora anche dalla deflazione delle materie prime e di conseguenza dei prezzi e dei consumi. Sempre in quell'occasione

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scrissi:

" Io non ho verità da condividere, nessuna certezza anche se sino ad oggi avevo un faro ben distinto, la primavera del 2009 è dietro l'angolo, i 950 punti dello S&P500 sono stati disintegrati e in tutta sincerità la velocità e la profondità di questo crollo mi inducono a rivedere completamente le mie considerazioni. (...) Nella peggiore delle ipotesi non è da escludere la possibilità di rivedere lo S&P500 a 450 punti anche se credo che la previsione più realistica siano i 600 o i 690 punti. "

Tutte le mie considerazioni erano basate esclusivamente su un approccio di tipo fondamentale, ( Earnings vs P/E ratio ) nessun riferimento a livelli di natura tecnica.Il temporaneo crollo dell'indice S&P500 si è fermato ad un minimo di 666 punti nel marzo di quest'anno, nella forbice indicata a novembre dello scorso anno.

Detto questo, successivamente in un altro post "dedicato" dal titolo " Una Realtà Fondamentale ", a gennaio di quest'anno, in occasione dei festeggiamenti del secondo compleanno di Icebergfinanza, scrissi:

La “leggenda” della tarda primavera del 2009 è un insieme di analisi storico/fondamentale accompagnata da un'analisi ciclica e temporale, supportata da alcuni elementi che fanno prevedere una sorta di DOUBLE DIP RECESSION a metà strada tra una recessione e una depressione, con una possibile ripresa trainata dal nuovo NEW DEAL di Obama; prima o poi qualche effetto di breve termine lo produrrà o no questo imponente elettroshock, si un effetto di breve termine.

Abbiamo già visto in passato che in molti si sforzano di ricordarci che solitamente i mercati anticipano tutto, magari di 6 mesi, magari di 3 mesi ma anticipano tutto e spesso allo stesso tempo quando le cose vanno male, scontano tutto! (...)

(...) Io stesso ho spesso fatto riferimento alcuni mesi fa alla fine di questa recessione per fine anno 2009 e di conseguenza per avere un'ulteriore riferimento temporale collocare la ripresa a circa 6 mesi prima.
Inutile far notare che oggi qualcuno ci ricorda come il PIL, stia per diventare positivo dal secondo semestre del 2009, una positività effimera!
Ma continuamo:
(...) Ebbene questo viaggio ha insegnato molte cose anche a me, non solo a voi, mi ha aperto molti orizzonti, circa un anno fa ho compreso che non sempre le operazioni delle banche centrali significano reale liquidità immessa nei mercati, alcuni mesi fa ecco che la statistica cancella definitivamente la regola dei 3/6 mesi prima della recessione, la regola che vede una ripresa sei mesi prima della fine di una recessione e un rialzo stellare a partire da tre mesi prima, semplicemente una realtà fondamentale.(...)
Sta di fatto che, questa volta, la ripresa dei mercati ha voluto strappare la regola, aumentando a 9 i mesi di anticipo prima della fine tecnica di questa recessione.
Per recessione tecnica si intende, quella recessione nella quale il PIL Prodotto Interno Lordo, diminuisce per almeno due trimestri consecutivi.
Ricordo solo per dovere di cronaca che secondo i canoni del National Bureau Economic Research, ente preposto alla rilevazione ufficiale dell'inizio e della fine di una recessione, dice:
" La recessione è un calo significativo dell'attività economica diffusa in tutta l'economia, della durata di più di due mesi, normalmente visibile nei dati del PIL, in termini reali, reddito, occupazione, produzione industriale, vendite al dettaglio "

Lo so avete letto questa frase un migliaio di volte, ma credetemi non conosco altra maniera oltre alle mie analisi per far comprendere a tutti coloro che si accostano a questo veliero, come questa recessione ci accompagnerà nel tempo oltre quello che il "main stream" sussurra, perchè ad oggi in termini reali non c'è traccia di un significativo recupero dei redditi, dell'occupazione, di una produzione industriale che vada al di la di una ricostituzione delle scorte o delle vendite ovvero i consumi!

La recessione reale non ha nulla a che vedere con la recessione tecnica, nulla!

Nella sua ultima intervista a Bloomberg, Feldstein, presidente del NBER ci dice che ... HE'S NOT READY TO DECLARE RECESSION OVER di non essere pronto a dichiarare la fine della recessione.

Tornando al post dal titolo una " Una Realtà Fondamentale " prosegui con ....

(...) Ma la mia visione va ben oltre la primavera del 2009 e la fine di questa recessione potrebbe essere solo temporanea e poi vedremo perché.(...)Ora abbiamo davanti alcuni mesi dove, le onde dell'oceano finanziario, offriranno un spettacolo storico mai visto prima, tutto è possibile, noi navighiamo a vista; nella mia mente si fa sempre più strada la possibilità di assistere ad una immensa recessione/depressione paragonabile ad una W non una W normale ma una recessione che come accadde lo scorso anno, dovrà subire una scossa ad opera dell'imponente dose di metadone classico, che le banche centrali e i governi stanno iniettando nel sistema.

Dalla metà di quest'anno ( la leggendaria tarda primavera del 2009 ) o magari a seconda di come andranno le cose nei primi due trimestri, dalla tarda estate, potremo assistere ad un rimbalzo spettacolare che anticipa una ripresa dell'economia, una ripresa che potrebbe rivelarsi effimera, prima di un ulteriore e definitivo affondo nell'arco dei prossimi anni, anni nei quali, molti nodi verranno al pettine.(...)
Quello che oggi mi interessa evidenziare è la parola "Double Dip Recession" che come avete letto pronunciai per la prima volta nel novembre dello scorso anno una parola che secondo Google Trends, ha trovato un'esplosione nel web, solo negli ultimi tempi.
Vi riporto poi alcuni link recenti che fanno riferimento alla possibile doppia recessione che ricorda da vicino quella degli anni '80 anche se in un diverso contesto economico.
double dip recession

Harvard's Feldstein Sees Risk of 'Double-Dip' Recession in U.S. 21 Jul 2009 ... The US recession may not be coming to an end and there is a risk the economy may experience a “double-dip” contraction, said (Bloomberg )

Roubini Sees Increasing Risk of Double-Dip Recession (Update1 - 24 Aug 2009 ... Nouriel Roubini, the New York University professor who predicted the financial crisis, said the chance of a double-dip recession is (Bloomberg )

Double-dip recession risk rising: El-Erian | Reuters - 4 Sep 2009 NEW YORK (Reuters) - The US economy faces an increasing risk of stalled growth in 2010, the chief executive of top bond fund Pimco said on ( REUTERS )

E' importante inoltre aggiungere che come sussurrano le voci accademiche:

(...) Il peggio è passato e l'economia mondiale è probabilmente uscita dalla fase di caduta libera vissuta fra la fine del 2009 e l'inizio del 2010, ma «dobbiamo restare prudenti» e non si esclude che la strada da percorrere sia «accidentata»( Trichet )

(...) «L'economia è ancora debole e non è ancora chiaro se il miglioramento a cui abbiamo assistito recentemente sia l'inizio di una sostanziale ripresa. C'è il serio rischio che fra le fine dell'anno e l'inizio del prossimo possiamo assistere a un nuovo calo». ( Martin Feldstein )

Detto questo si tratta solo e sempre di visioni, ma spesso come è accaduto in questo nostro viaggio, di visioni supportate da analisi fondamentali. Non starò a ripetervi in questa sede, quali sono gli squlibri ancora presenti nel sistema economico mondiale, non parleremo di carte di credito, di bad loans, di non performing credit, non parleremo di seconda ondata della crisi finanziaria, di nuove insolvenze lo hanno già fatto Alex Weber, attuale governatore della Banca Centrale Tedesca e Josef Ackermann attuale ceo di Deutsche Bank (Xetra: 514000 - notizie) . Non parleremo di deflazione o dell'ultima onda che attende il mercato immobiliare con il reset dei muti ARMs a partire dalle categorie Alt-a e Prime, non accenneremo al crollo del mercato immobiliare commerciale, ma parleremo solo di disoccupazione ed in maniera particolare di " JOBLESS RECOVERY "

La crisi non è finita, avrà serie conseguenze sul mercato del lavoro nei prossimi mesi». L´allarme di Napolitano al seminario Ambrosetti di Cernobbio sottolinea una specificità italiana e al tempo stesso coglie un problema mondiale

La «jobless recovery», ripresa che non crea occupazione, è al centro dell´attenzione anche in America. Ma l´Italia, con due milioni di disoccupati, non è riuscita finora ad agganciare neppure la mini-crescita dei nostri due principali partner economici, Germania e Francia. L´autunno sarà durissimo per chi cerca un impiego, le tensioni sociali s´inaspriranno. Il contesto mondiale non ci aiuta. Gordon Brown nel presiedere il G-20 parla di «snodo critico per l´economia globale». E avverte: guai a pensare che il peggio sia passato. Il ministro del Tesoro Usa, Tim Geithner, conferma: «Sfide serie all´orizzonte, sarebbe un errore premere troppo presto sul freno». Il Fondo monetario internazionale corregge in peggio le stime sulla recessione a fine 2009: meno 1,4% la crescita globale, un dato perfino troppo roseo perché è una media con i paesi che continuano a svilupparsi come Cina e India. I mercati finanziari soffrono di un intrigante strabismo. Le Borse hanno cominciato a festeggiare a marzo. Un diverso messaggio viene dai mercati obbligazionari – che movimentano volumi di capitali assai superiori – dove la costante discesa dei tassi tradisce sfiducia: quando gli investitori intravedono la crescita, i rendimenti normalmente aumentano.
Capire quel che sta accadendo dentro la più grande economia del mondo, l´America, è essenziale per noi. Perché da decenni i periodi di crescita hanno avuto l´innesco iniziale negli Stati Uniti, e l´economia globale non ha ancora trovato un motore di ricambio. In America l´euforia di Wall Street si nutre di apparenze. La Borsa gode perché ad agosto sono stati licenziati «solo» 216.000 lavoratori. Il dato piace perché all´inizio dell´anno si distruggevano posti al ritmo di 700.000 al mese. Ma si trascura il fatto che quei licenziati dei mesi precedenti non sono stati più assunti, e il totale dei disoccupati continua a crescere inesorabilmente. Dall´inizio della crisi mancano all´appello 9,5 milioni di posti. Almeno 5 milioni sono i disoccupati di lunga durata, quelli che rimangono senza lavoro per più di sei mesi: un fenomeno tristemente noto in Europa ma dal quale gli Stati Uniti in passato erano meno colpiti, per la flessibilità del loro mercato. Ogni volta che si apre un´opportunità di impiego, per un posto si presentano in media sei candidati. Il tasso di disoccupazione americano che era del 4,6% appena due anni fa, toccherà il 10% entro quest´autunno. Se si aggiungono i sotto-occupati – quelli che devono accontentarsi di posti precari e part-time in mancanza di meglio – la massa sale al 16,8%. È dalla fine della seconda guerra mondiale che non si verificava un disastro sociale di queste proporzioni. E questo avviene malgrado una generosa distribuzione di spesa pubblica – i 787 miliardi di dollari dello «stimolo Obama» – senza la quale l´impoverimento sarebbe stato ancora più grave.
Commentando i dati di agosto sulla disoccupazione Dean Baker, direttore del Center for Economic and Policy Research di Washington li definisce «un rapporto orribile». Infatti finché non s´inverte davvero il ciclo dei licenziamenti, da che parte può ripartire l´economia? La crisi del lavoro riduce il potere d´acquisto, in un paese dove i consumi generano il 70% della creazione di ricchezza. Gli scenari più realistici ormai situano una vera ripresa americana attorno al 2014. Prima di allora ci attende solo la «jobless recovery», crescita asfittica e mercato del lavoro immobile. 2014? Cinque anni sono un periodo interminabile. Soprattutto per chi ha perso il lavoro, o ha dovuto ripiegare su impieghi indesiderati e meno pagati, infine per i giovani che concludono gli studi e si presentano sul mercato. È il problema centrato ieri da Napolitano. La «jobless recovery» comporta un´immensa distruzione di capitale umano. Per i ventenni un´attesa così prolungata crea un vuoto incolmabile di esperienza nei primi anni di contatto con la realtà, quelli che dovrebbero essere i più formativi all´uscita dalla scuola e dall´università. Genera un insicurezza che si traduce in perdita di autostima. Per i cinquantenni un mercato del lavoro congelato fa svanire rapidamente ogni residua speranza di agganciare un´attività. S´infoltiscono le schiere dei prepensionati, o dei «precari maturi» che si arrangiano in attesa della pensione. Anche questo è un fenomeno distruttivo: peggiora gli equilibri del sistema previdenziale; depaupera il mondo delle aziende di una generazione che in passato era portatrice di esperienza e contribuiva alla formazione dei giovani neoassunti. La disoccupazione è tutte queste cose e altro ancora: lo stress psicologico si diffonde in tanti rivoli, crea milioni di depressi, conflitti familiari, malattie. Perciò di fronte alla disoccupazione che continua a crescere implacabilmente, è assurdo celebrare il fatto che «la sua velocità diminuisce». È per questo che i dati sul mercato del lavoro dovrebbero diventare i più seguiti, i più analizzati, ben più importanti di quell´astrazione che è il Prodotto interno lordo.
L´emergenza lavoro è la ragione principale per cui è prematuro il dibattito fra governi sulla «exit strategy» in politica economica. Cioè l´idea che bisogna già cominciare a tirare i remi in barca, ridimensionando gli sforzi di spesa pubblica fatti nei mesi scorsi. «Sarebbe un grave errore, non è il momento di lasciarsi andare a eccessi di fiducia», dice giustamente Gordon Brown. La mobilitazione di risorse pubbliche è ancora necessaria, per scongiurare lo spettro di una ricaduta: la famigerata «doppia v», la forma geometrica che avrebbe l´andamento della crisi, se un effimero sussulto di vitalità viene seguito da un´altra fase di recessione. Un dispiegamento intelligente dell´azione dello Stato in questi frangenti può fare la differenza. La prova è nei fatti: la Francia ha speso il doppio di risorse pubbliche di noi nella manovra anti-crisi e ha ritrovato un segno più nella sua crescita, l´Italia continua a perdere terreno. Federico Rampini ( Repubblica )

La «jobless recovery» comporta un´immensa distruzione di capitale umano.(...) Noi su Icebergfinanza abbiamo sempre parlato di uomini e donne, non di numeri, di anime, non di burattini, abbiamo analizzato e stiamo continuando ad analizzare ogni particolare, a proporre alternative reali..... La disoccupazione è tutte queste cose e altro ancora: lo stress psicologico si diffonde in tanti rivoli, crea milioni di depressi, conflitti familiari, malattie. Perciò di fronte alla disoccupazione che continua a crescere implacabilmente, è assurdo celebrare il fatto che «la sua velocità diminuisce». È per questo che i dati sul mercato del lavoro dovrebbero diventare i più seguiti, i più analizzati, ben più importanti di quell´astrazione che è il Prodotto interno lordo.

Non dimenticate queste parole, di Federico Fubini, non dimenticatele mai!

Sul blog di ROBERTREICH c'è una bellissima analisi su quanto sta accadendo in America, una... The Real News About Jobs and Wages -- An Ode to Labor Day. In un turbinio di dati e di realtà nascoste che vi invito a leggere, Robert conclude così:

" (...) Questa logica è moralmente ed economicamente insostenibile. Se abbiamo imparato qualcosa dalla Grande Recessione-Mini Depressione degli ultimi 18 mesi, è che l'inclinazione del reddito e della ricchezza all'inizio ha reso la nostra economia molto meno stabile. Quando la maggior parte della classe media e degli americani sono poveri o perdono il loro posto di lavoro o si sentono minacciati dalla perdita del posto di lavoro, e quando coloro che hanno ancora un posto di lavoro una diminuzione dei salari, semplicemente non c'è alcun modo per l'economia di rimettersi in carreggiata. La strada in cui eravamo con salari medi stagnanti e una disuguaglianza e una precarietà del lavoro che si stavano ampliando, l'invitabile conclusione è che tutto questo ci ha portato in questo pasticcio in primo luogo.(...)

Ineccepibile, come ineccepibile è quanto scrissi molto tempo fa a proposito di questa crisi, parole di un testimone d'eccezione dell'epoca della Grande Depressione, l'allora governatore della Federal Reserve MARRINER.S.ECCLES governatore il 1934 e il 1948 uomo che condivise accanto a Franklin Delano Roosevelt gli anni della Grande Depressione:

The stimulation to spending by debt-creation of this sort was short-lived and could not be counted on to sustain high levels of employment for long periods of time.

Lo stimolo al consumo offerto dalla creazione del debito è stato di breve durata e non può essere fatto affidamento per sostenere elevati livelli di occupazione per lunghi periodi di tempo.

Had there been a better distribution of the current income from the national product -- in other words, had there been less savings by business and the higher-income groups and more income in the lower groups -- we should have had far greater stability in our economy.

Se ci fosse stata una migliore distribuzione del reddito corrente dal prodotto nazionale - in altre parole, se ci fosse stato meno risparmio da parte delle imprese e gruppi dal reddito più alto e più redditi nei gruppi di redditi bassi - avremmo avuto una maggiore stabilità nella nostra economia.

The time came when there were no more poker chips to be loaned on credit. Il momento è arrivato, quando non vi erano più chips da poker per essere prestate.

Debtors thereupon were forced to curtail their consumption in an effort to create a margin that could be applied to the reduction of outstanding debts.

I debitori di conseguenza, sono stati costretti a ridurre il loro consumo, nel tentativo di creare un margine da applicare alla riduzione dei debiti.

Unemployment further decreased the consumption of goods, which further increased unemployment, thus closing the circle in a continuing decline of prices.

Il tasso di disoccupazione in aumento ha diminuito ulteriormente il consumo di beni, con un ulteriore aumento della disoccupazione, chiudendo così il cerchio in una continua diminuzione dei prezzi.

Earnings began to disappear, requiring economies of all kinds in the wages, salaries, and time of those employed. I rendimenti hanno incominciato a scomparire, richiedendo economie ( risparmio ) di tutti i tipi negli stipendi, nei salari e nel tempo di questi lavoratori.

And thus again the vicious circle of deflation was closed until one third of the entire working population was unemployed, with our national income reduced by fifty per cent, and with the aggregate debt burden greater than ever before, not in dollars, but measured by current values and income that represented the ability to pay.

E quindi di nuovo il circolo vizioso della deflazione è stato chiuso sino a che un terzo di tutta la popolazione attiva è rimasta disoccupata, con il nostro reddito nazionale ridotto del cinquanta per cento, e con il debito totale più grande che di prima, non in dollari, ma misurato dal valore corrente e redditi che hanno rappresentato la capacità di pagare.

Ma chi la legge la Storia oggi, non di certo gli illuminati che conoscono senza alcuna eccezzione la storia della Grande Depressione, esaltati per la loro cultura, non di certo il timoniere per eccellenza, un certo Ben Bernanke.

Non c'è tempo per la storia, anche se oggi si tratta esenzialmente di una immensa crisi antropologica, una crisi dove la dimensione economica e finanziaria fa da contorno.

Il "nostro" CalculatedRisk ci lascia un'analisi magistrale per comprendere per quale motivo i dati rilasciati dal BLS non si combinano con le richieste dei sussidi di disoccupazione, perchè sino a quando questi non saranno scesi dagli attuali 570.000 settimanali a soli 400.000 non vi sarà alcuna ripresa dell'occupazione.

Qualcuno si è esaltato perchè i salari sono aumentati di uno 0,3 % nell'ultimo rilevamento del BLS, peccato che non si sia accorto che per fortuna si è trattato di un incremento dei salari minimi, quelli sociali, non certo quelli che le imprese tendono a ridurre nel mezzo della più grande recessione della storia o come dice Reich nel bel mezzo di questa mini depressione.

Ho dentro una rabbia che spaccherei il mondo a darVi questa notizia, la notizia di bambini senza casa, scolari e studenti, un milione di piccole anime senzatetto, colpa dei genitori....certo è sempre colpa dei genitori, delle loro scelte, dei loro azzardi, ma la società dove sta, dove impiega i suoi soldi lo Stato a sostenere il rischio sistemico di istituti finanziari decotti, buttando risorse nel fuoco eterno di una crisi epocale:

While current national data are not available, the number of schoolchildren in homeless families appears to have risen by 75 percent to 100 percent in many districts over the last two years, according to Barbara Duffield, policy director of the National Association for the Education of Homeless Children and Youth, an advocacy group. There were 679,000 homeless students reported in 2006-7, a total that surpassed one million by last spring, Ms. Duffield said. ( NYT )(thanks to CalculatedRisk )

Ma non è finita ecco la storia sul NYTIMES di quattro lavoratori scoraggiati, ovvero coloro che vorrebbero disperatamente un lavoro ma che ormai non credono più nella possibilità di trovarlo, ma ciò non significa che non vogliono essere assunti, le interviste dimostrano che molti stanno cercando disperatamente un lavoro, ma la loro incapacità di trovarne uno gli ha resi la massima espressione di pessimismo che questa recessione si sta portando via.

C'è tutta l'angoscia della disoccupazione nel post di CalculatedRisk un'indagine mostra che la Grande Recessione del 2007/2009 potrebbe essere di lunga durata negli effetti finanziari e psicologici su milioni di persone e quindi sul tessuto sociale della nazione. Due terzi degli intervistati dicono di essere depressi, più della metà ha preso in prestito denaro da amici o parenti e un quarto ha saltato il pagamento del mutuo o l'affitto....

Noi di Icebergfinanza abbiamo puntato ormai da tempo il canocchiale sul nuovo e permanente centro di gravità di questa immensa crisi, il mercato del lavoro, non solo in America, ma anche in Italia e nel resto del mondo la situazione è difficile per non dire a volte tragica. SI parla di 60 milioni di nuovi disoccupati in tutto il mondo, abbiamo visto la scorsa settimana quello che è accaduto in Cina, la nuova terra promessa.

Le soluzioni man mano che passa il tempo diventano sempre più difficili, redistribuzione dei redditi nell'immediato al di la delle parole, "demagogia o populismo" di cui ama riempirsi la bocca, la bocca di colui che non vuole il cambiamento, Serve un passo indietro da parte di tutti, proporzionalmente al reddito, serve maggiore responsabilità e sostenibilità, una rete sociale che ammortizi le conseguenze psicologiche di questa crisi, diversamente non resta che attendere la fine di questa tempesta, sperando che tutto torni come prima, sperando nel nulla.

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che non sa dove andare!





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