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Venerdì 9 Maggio 2008, 20:24

Talete e l'esatta “ratio” di una commodity

Di Edoardo Macallè

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L'occasione c'è stata fornita da CONFINDUSTRIA, durante l'incontro dedicato a “L'impatto della direttiva MIFID sugli asset competitivi dell'impresa” (incontro tenutosi a Genova lo scorso 8 maggio). Oggetto del nostro intervento: “Assetti strategico tattici: problemi ed opportunità per l'impresa” (lo sappiamo: non è il massimo come tema, ma l'abbiamo scelto noi e grazie alla sua genericità ci sarà permesso di “deambulare” al meglio tra i mercati). La nostra presentazione iniziale è un classico:

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“Buongiorno (Milano: BNG.MI - notizie) a tutti. Ringrazio Confindustria per l'ospitalità… (bla bla). Sono Edoardo Macallè e, nonostante l'aspetto, ho già passato i 50 anni da qualche giorno… (bla bla…). A differenza di quel che i più sarebbero portati probabilmente a credere, vedendomi su questo palco e con alle spalle il tema qui indicato, provengo da un mondo ben diverso da quello della finanza. Ho studiato, infatti, filosofia e, come spero di mostrarvi nel corso del mio intervento, ho buoni motivi per credere di farlo ancora, soprattutto grazie alla professione che mi sono scelto: quella del “consulente d'investimento indipendente”. Mi occupo, infatti, di mercati finanziari, ma anche e soprattutto del rapporto che molti hanno con quelli ed in particolare di quel che s'è soliti chiamare “investimento”. D'altra parte, sono qui anche in rappresentanza di Assoconsulenza, di cui sono Direttore dell'Area Investimenti (bla bla…).”
“Bergson, un giorno, ha scritto: “La filosofia non è tanto una costruzione di sistemi, quanto la decisione, presa una volta per tutte, di guardare ingenuamente in sé ed intorno a sé”. Insomma, sarà pur vero che i filosofi si compiacciono spesso di quel che dicono e, soprattutto, di come lo dicono, ma non si può certo ridurre la filosofia a semplice “discorso astratto” da… filosofi. Piuttosto, si tratta di una vera e propria scelta di vita che porta, necessariamente, ad una “diversa” percezione della realtà. Una scelta che porta ad una visione del mondo “ingenua” proprio perché il più possibile sgombra da pregiudizi e luoghi comuni. In poche parole: ad una visione “indipendente”. Ovviamente si tratta di una scelta faticosa, difficile da mettere in giusta pratica, ma che offre l'insolito “piacere di percepir la realtà come un perenne divenire di non facile previsione”. Probabilmente, e credo che sarete d'accordo con me, v'è molto più di tutto ciò all'interno dei mercati finanziari che non in una biblioteca universitaria! Senza voler però, con questo, invitarvi a studiar filosofia solo attraverso i mercati finanziari, ci mancherebbe… Anche perché, personalmente, leggo molto ed in particolare, per necessità professionali, molta “filosofia antica”. Nell'antichità, infatti, la filosofia era soprattutto “pratica” filosofica, pratica di vita. Era quel “prendersi cura degli altri” che, in fondo, dovrebbe essere ancor oggi il vero scopo d'ogni consulente ed in particolare d'ogni buon consulente d'investimento. Pochi lo immaginano, ma la filosofia antica, su questo, ha molti modelli da poterci offrire: Socrate, Seneca, Marco Aurelio. Modelli attraverso i quali, ancor oggi, c'è insegnata un'etica della responsabilità (verso gli altri, così come verso se stessi) che non ha eguali nel mondo occidentale. “Responsabile”, infatti, è “colui che risponde”, sia nel senso che “risponde a...”, sia nel senso che “risponde di...” e, scusate l'ardire, ma non mi par proprio di veder molti “responsabili”, in questo periodo, sui mercati finanziari.”
“Ma sarà bene tornare al primo tema del mio intervento: “Assetti strategico/tattici…” Banalizzo un po': investimenti strategici = investimenti di medio/lungo periodo, investimenti tattici = investimenti di medio/breve periodo. Ovviamente, con tutta la genericità che simili equazioni sempre comportano. A voler essere, però, un po' più precisi, si può con buona ragione sostenere che un investimento tattico, o di medio/breve periodo, non può avere orizzonti temporali superiori ai nove mesi e che quelli che ne hanno, invece, di maggiori debbono esser considerati, propriamente, strategici. Come vedete, insomma, il tempo rappresenta sempre una (in)variabile fondante d'ogni investimento ed in particolare di quelli che si vorrebbe definir “buoni”.
Secondo tema: “problemi ed opportunità per l'impresa”. Considerazione più che ovvia: bisognerebbe saper trasformare sempre i propri problemi in opportunità. Facile a dirsi, ma difficile a farsi, eh?… Purtroppo, però, i mercati finanziari sono soprattutto questo: un continuo oscillare tra opportunità e problemi. E se i problemi, come s'usa dire, bisogna saperli “affrontare”, le opportunità bisogna saperle “acciuffare”. In un caso come nell'altro, infatti, bisogna esser bravi nel porseli, sempre, “di fronte”. D'altra parte, Kairos (il tempo delle opportunità) non ha chioma (a differenza della bionda Fortuna), ma solo un ciuffo sulla propria fronte. Se l'occasione ci volta le spalle, beh… può dirsi “persa”. E persa per sempre! Provar poi ad inseguirla porta solo disagio (se non proprio disgrazia…) ed il disagio è quel che soprattutto s'avverte quando non ci si sente pienamente “padroni della situazione”. I filosofi, a tal proposito, amano dire che nel disagio ci si sente “gettati nel mondo”, che nel disagio, in particolare, vacilla la fiducia nel nostro “progettarci”. Sarà… (e non dite che non v'avevamo avvertiti: i filosofi si compiacciono di quel che dicono e, soprattutto, di come lo dicono).
Ogni progetto comporta di necessità una previsione ed ogni investimento, di necessità, può dirsi un progetto. A chi dice che non serve far previsioni per far buoni investimenti (o, ancor più, che ogni buon investimento prescinde da ogni previsione), ricordo soltanto che anche lui ne fa, anche se lo nega: quanto meno, infatti, prevede che il futuro si muoverà così come s'è sempre mosso il passato. Auguri a lui.”
“(…) Talete era un filosofo. Meglio ancora: Talete di Mileto “è” un filosofo (perché, si sa, i filosofi non hanno tempo…). Ancor più: Talete è considerato, da tutti, il primo filosofo del mondo occidentale. Come tutti i buoni filosofi di un tempo, anche lui era quel che oggi si potrebbe definire un “tuttologo”: s'occupava soprattutto del cielo (era un meteo-astronomo), ma anche della terra (come scoprirete tra breve), seppur poi si fosse risolto a credere che tutto, nel proprio intimo, fosse solo “acqua”. In realtà, gli amici pensavano che l'unica cosa ormai andata “in acqua” fosse il suo cervello, ma tant'è. Si dice anche che fosse così assorto nei propri pensieri da inciampar spesso, da solo, nei propri piedi. Si dice, chissà però se è vero. Si dice pure che non avesse molti soldi da parte e che quei pochi era solito spenderli in luculliane mangiate con gli amici (e che solo per questo quelli gli erano affezionati: begli amici!). Generoso qual era (ma questa non è dote particolarmente diffusa tra i filosofi: non illudetevi, dunque…), decise di festeggiare alla grande l'eclissi solare del 28 maggio 585 a.C. (en passant: non dimenticatevi che il prossimo 24 sarà la sola data, di questo mese, segnalata dal Siderografo di Bradley come data di rilievo). Peccato, però, che quella eclissi fu prevista solo da lui e che alla stessa mancasse, si dice, ancor un anno o quasi. Detto altrimenti: Talete fu preso, dai più, per un povero matto. Suggerimento ben poco disinteressato degli amici (i quali temevano che finisse i soldi): “Talete, …ma va' a lavurà” (il dialetto di Mileto, all'epoca, era molto simile al milanese… o, almeno, così si dice). I filosofi però, come ben sanno coloro che li hanno studiati a scuola, non lavorano: “speculano”. Proprio così: quel che loro pensano ed organizzano, sui libri, è definito “speculazione filosofica”. “Speculazione”: incredibile, eh?… Ma non è la sola cosa incredibile di questa vicenda. La ragione, si sa, è solitamente quel che usano più volentieri i filosofi, ma “ratio” (la radice di “ragione”) altro non era, un tempo, che l'… “equo valore da doversi assegnare ad ogni bene o servizio” (fornito). “L'equo valore”: bello, eh? Un concetto propriamente economico/finanziario è, in realtà, alla base di quella “ratio” usata ogni giorno da noi tutti, ed in particolare dai filosofi (ci manca solo che s'offendano!). E' proprio così, credeteci: la ragione o, meglio, l'uso della ragione s'afferma, tra gli uomini, anzitutto come “calcolo” ed in particolare come “calcolo economico” (c'è da chiedersi, allora, cosa fosse l'uomo prima: lupo tra i lupi, certo, ma forse anche qualcos'altro e probabilmente di ben peggio…). Il buon Talete, comunque, stufo d'esser deriso per la propria “sapienza” e convinto, suo malgrado, che la “ratio” (l'equo valore) di un uomo sia riconosciuta, dai più, solo in quel che lui produce come ricchezza (ma questa ci par d'averla già sentita anche in anni più recenti…), decise di dimostrar a tutti quale fosse il vero valore delle sue ricerche. E così, grazie ai propri studi, dedicati alle stelle, alle stagioni ed ai venti, Talete trasse la forte convinzione che, nell'anno successivo, la… raccolta delle olive sarebbe stata invero grandiosa. Ohibò: le olive?… Certo: le olive e la loro raccolta. Peccato, però, che lui non fosse un contadino (ve lo vedete un filosofo che fa il contadino, suvvia…) e, particolare non trascurabile, che non avesse né terreni da far coltivare ad altri, né soldi sufficienti per acquistarne. E allora, che fare?… S'è già detto: i filosofi sanno solo speculare! Ed il nostro decise, così, di prendere in affitto tutti i frantoi di Mileto. Attese l'inverno, quando i frantoi non li vuol proprio nessuno, ed uno dopo l'altro li affittò tutti!
Come quando c'è uno solo che vorrebbe prender casa e tutti i proprietari, invece, che sarebbero ben lieti di affittar la propria, così il prezzo del frantoi crollò a picco (perché i proprietari dei frantoi, per cogliere un'occasione ai loro occhi del tutto insperata in inverno, erano comunque ben disposti a scendere di prezzo). Talete, insomma, non aveva più il becco di un quattrino, ma tutti i frantoi della città e, soprattutto, un'immensa fiducia nelle proprie previsioni. Passato l'inverno, la raccolta delle olive pareva prospettarsi, in effetti, straordinaria. Peccato, per i proprietari terrieri, che Talete fosse il solo a possedere frantoi da affittare e che non vi fosse, all'epoca, l'antitrust e men che meno un suo garante. I primi contadini, tuttavia, non si fecero grande scrupolo nel pagare un po' più di quel che si sarebbero attesi (e forse pensarono che, così facendo, avrebbero comunque aiutato il buon Talete a trovar finalmente un lavoro), ma finita la prima schiera, gli altri si rifiutarono d'aderire al prezzo che Talete intendeva “speculare”. Per qualche tempo il mercato s'impiantò, lo stesso Talete prese a vacillare, ma la forte fiducia nella propria previsione lo convinse che quel che lui chiedeva era, in fondo, la vera ratio di quel che lui offriva. Tenne duro… e che “i proprietari s'arrangino”, se son capaci! Così, più passavano i giorni, più la raccolta si prospettava eccezionale. E più le dimensioni della stessa si facevano evidenti, più i proprietari cedevano per paura d'aver le olive, ma non più il mezzo per poterle spremere: i prezzi dei frantoi salivano e salivano perché, col trascorrere dei giorni, più forte si faceva la paura di chi n'aveva veramente bisogno e temeva, invece, di rimanerne senza. Eh sì, perché era proprio l'entità della raccolta che imponeva, ai proprietari, la necessità di disporre di un maggior numero di frantoi (d'altra parte, a che servirebbe pompar più petrolio dalle profondità della terra, se in superficie non vi fossero raffinerie sufficienti per smaltire il prodotto?). E, così, più aumentavano le necessità dei contadini, più crescevano i soldi nella borsa di Talete (ueh!… svegliaaa!… la borsa di Talete non è un nuovo mercato emergente: il problema è che, all'epoca le tasche non le avevano ancor inventate e, per questo, s'usava la borsa).
Morale della favoletta: quando avete una forte fiducia nelle vostre previsioni, non rinunciate tanto facilmente alle scelte compiute solo perché sorge un problema. E quando sorge un problema (perché ogni scelta porta necessariamente, prima o poi, ad un problema…), non valutate quest'ultimo, ma la fiducia che voi avete in quel che al problema vi ha portato: non le vostre previsioni, insomma, ma la vostra fiducia in quelle, che è cosa ben diversa e certamente più facile da farsi, proprio perché esclude tutte le variabili che a quelle stanno intorno. E non fate gli ingenui, obiettando che non si potrebbe dir nulla della propria fiducia in una previsione senza ragionar, prima, su quest'ultima: non è alla “ragione”, infatti, che noi si fa qui riferimento! La fiducia è questione di pelle, di carne e di cuore e non ci sarà mai alcuna “scienza” che potrà fornirvene “abbastanza” per superare i problemi d'investimento. “Fidatevi”: è proprio così. Altrimenti, non si spiegherebbe come mai non si riescano a superar paure o, peggio ancora, angosce con il solo aiuto dei “buoni ragionamenti”.
Scrisse un giorno Apuleio: “Talete di Mileto fu senza dubbio il più importante tra quei sette uomini famosi per la loro sapienza e, infatti, tra i Greci fu il primo scopritore della Geometria, l'osservatore sicurissimo della Natura, lo studioso dottissimo delle Stelle: con poche linee scoprì cose grandissime, la durata delle stagioni, il soffiare dei venti, il cammino delle stelle, il prodigioso risuonare del tuono, il corso obliquo delle costellazioni, l'annuale ritorno del sole; fu lui a scoprire il crescere della luna che nasce, il diminuire di quella che cala e gli ostacoli di quella che s'inabissa.”
“Con poche linee”, appunto: chissà quanto debbono gli analisi tecnici a Talete e manco lo sanno! Speriamo che lui non s'offenda (i filosofi, si sa, spesso sono altezzosi).
(Quando dissi a mio padre che sarei andato a “far filosofia alla Statale”, lui, che voleva diventassi medico, rispose: “Ma a cosa mai potrà servirti la filosofia?”. Già, a cosa?…)
Ovviamente, non potevamo certo cavarcela (in Confindustria, poi!) parlando solo di Talete: la prossima settimana vi daremo conto di quel che, nell'occasione, noi s'è detto su Petrolio, Dollaro e quant'altro oggi “fa spettacolo di sè” sui mercati finanziari. Ovviamente, non potevamo andar lì a dir cose banali. Altrettanto ovviamente, poi, ci siamo compiaciuti di quel che noi s'è detto e del modo in cui l'abbiamo fatto: che filosofi saremmo, altrimenti?

Edoardo E. Macallè
Responsabile Scelte d'Investimento in NIKKAIA Strategie
Direttore Area Investimenti – ASSOCONSULENZA
www.nikkaiastrategie.com - www.assoconsulenza.eu


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