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Venerdì 9 Maggio 2008, 10:08
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Nonostante sia necessario aspettare la nuova mappa che Assogestioni presenterà la prossima settimana per avere un quadro complessivo, comprendente i risultati definitivi dei fondi esteri, è evidente lo stato di crisi di un'industria che sta cambiando, ma fatica a risollevarsi. E' difficile vedere in questa fase di trasformazione, un vento innovativo che possa cambiarne radicalmente le sorti, soprattutto per i prodotti domiciliati in Italia. La razionalizzazione della gamma è frutto del consolidamento bancario, più che della volontà di eliminare i fondi meno efficienti. Così le nozze tra Unicredit (Milano: UCG.MI - notizie) e Capitalia (Milano: CAP.MI - notizie) , Intesa (Milano: ISP.MI - notizie) e Sanpaolo hanno più che dimezzato l'offerta. Lo stesso è successo in Ubi Pramerica per effetto dell'accorpamento con Capitalgest (Banca Lombarda) e altre operazioni potrebbero seguire a breve se si concretizzeranno le aggregazioni già nell'aria. I fondi di diritto italiano sono scesi sotto quota mille, ritornando sui livelli del 2000, contro i 1.400 di cinque anni fa. Nel tempo è peggiorato anche il Rating complessivo. A fine 2004, il 6% dei comparti italiani aveva cinque stelle, percentuale che oggi si è dimezzata ed è inferiore a quella di Paesi vicini come la Spagna e la Francia. Questo non significa che l'eccellenza non esista; al contrario i vincitori dei Morningstar Funds Awards, che saranno premiati il 14 maggio al Palacongressi di Rimini, sono la prova più evidente. Faticano però ad emergere, in un sistema che spinge i comparti di nuova generazione a discapito dei fondi che nel tempo hanno dimostrato di creare valore. Con l'aggravante che gli ultimi arrivati sono sempre più simili ai prodotti strutturati, vanificando una delle caratteristiche che da sempre distingue questi strumenti: la semplicità. Sembra mancare una volontà comune a tutti gli attori del mercato per uscire dalla crisi. Il tavolo di lavoro promosso dalla Banca d'Italia, che dovrebbe suggerire una ricetta per guarire l'industria non è riuscito nelle prime due riunioni a trovare un consenso sulle possibili soluzioni: si va dai suggerimenti della Consob di quotare i fondi a quelli di Assogestioni di prevedere benefici fiscali per i risparmiatori che investono in un'ottica di lungo periodo e di istituire fondi a basso costo con una certificazione di qualità in modo da abbattere gli oneri di distribuzione. Esiste, infine, il delicato nodo degli assetti proprietari delle sgr, molto caro al governatore Mario Draghi, il quale più volte a sollecitato una maggior indipendenza. Il prossimo incontro è atteso tra la fine di maggio e l'inizio di giugno e dovrebbe, nelle intenzioni di Bankitalia, dettare un piano d'azione. E' auspicabile che il tutto non sia ridotto alla sola questione fiscale, che non può da sola spiegare il declino del settore. Per ulteriori informazioni visita il sito di Trend Online Scopri le migliori azioni per fare trading questa settimana! |
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