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Giovedì 11 Giugno 2009, 17:43
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La crisi ha segnato l'industria dei fondi e sta portando a una profonda ristrutturazione del settore. A livello globale si sono aperti i balletti per fusioni e acquisizioni. Il colpo più grosso l'ha messo a segno BlackRock (NYSE: BLK - notizie) con l'acquisizione di Barclays Global Investors. Se l'operazione andrà in porto la casa di investimento di New York diventerà la più grande al mondo, con un patrimonio in gestione di circa 2,1 trilioni di euro. E ci sono tanti altri operatori che sono in campagna acquisti, tra cui BNY Mellon, Aberdeen e GLG. Altri asset manager si sono già mossi da tempo come Henderson Global Investors con New Star Am e Société Générale (Parigi: FR0000130809 - notizie) am con Crédit Agricole (Parigi: FR0000045072 - notizie) . Il fermento, che è tipico dei mercati maturi, ha toccato anche l'Italia. Procede l'aggregazione tra Anima e Bipiemme Gestioni, mentre altre realtà sono in fase di riassetto. Monte Paschi ha fatto confluire le sue attività di asset management in una nuova società partecipata per il 67% dal fondo Clessidra. Inoltre, continuano i rumor sulla possibile vendita di Fideuram (Milano: BFI.MI - notizie) , per altro smentita da Intesa Sanpaolo (Milano: ISP.MI - notizie) , che controlla la società. E non è un mistero che Unicredit (Milano: UCG.MI - notizie) sia in cerca di un acquirente interessato ad avere una partecipazione in Pioneer Investments. Le ragioni dell'ondata di fusioni e acquisizioni sono essenzialmente due. La prima è che le banche, travolte dalla crisi finanziaria, sono alla disperata ricerca di soluzioni per rafforzare i loro margini e quindi vogliono disfarsi del risparmio gestito che non è più considerato un asset strategico. La seconda, invece, riguarda le valutazioni delle società, che sono scese molto. Non a caso i possibili acquirenti sono, oltre le case di investimento concorrenti, i fondi di private equity, che in alcune realtà intravedono forti potenzialità di crescita futura. Esiste, però, un terzo aspetto che non va sottovalutato. Il mercato del risparmio gestito, in particolare quello europeo, è saturo. Nel Vecchio continente sono venduti circa 35 mila fondi, contro gli 8 mila degli Stati Uniti e alcuni sono troppo piccoli per sopravvivere in modo redditizio. I forti riscatti dell'anno scorso hanno aggravato questa situazione, provocando un'ondata di aggregazioni e liquidazioni di comparti (secondo le statistiche Morningstar, questa attività è aumentata del 60% nel primo trimestre 2009 rispetto allo stesso periodo dell'anno scorso). Oggi, che gli investitori si stanno riaffacciando sul mercato del gestito è importante che questi cambiamenti non ledano i loro interessi, ma vadano nella direzione di una maggior redditività per i risparmiatori e quindi di una diminuzione dei costi. Per ulteriori informazioni visita il sito di Morningstar |
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