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Mercoledì 24 Giugno 2009, 18:08
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Secondo l'analisi, nel 2008 il numero di milionari a livello mondiale è sceso del 15% a 8,6 milioni di unità. Gli ultra-milionari sono diminuiti invece del 24,6%. Le regioni più colpite sono state il Nord America, a causa della crisi finanziaria che ha poi contagiato l'economia reale, l'Europa, che ha patito il forte rallentamento dei consumi, e l'Asia, messa a dura prova dalla crisi dell'export. Si riconferma anche quest'anno la predominanza di Stati Uniti, Giappone e Germania, che da soli ospitano il 53% dei milionari mondiali. Nella classifica generale avanza la Cina, che si piazza al quarto posto superando così il Regno Unito. Balzo in avanti anche del Brasile, che conquista l'ultimo gradino della top ten. L'Italia, al nono posto, perde una posizione. Interessante anche l'analisi su come si sia modificata l'asset allocation di questo particolare tipo di investitori. In generale, lo studio dimostra come nel 2008 ci sia stata una “flight to safety”, cioè la ricerca di investimento meno rischiosi e volatili, e quindi meno remunerativi. Strumenti, questi, che non entrano di norma nel portafoglio dei paperoni. Altro effetto della crisi è stato un generale rimpatrio dei capitali, con conseguente aumento degli investimenti domestici. Infine, gli investimenti immobiliari sono cresciuti l'anno passato del 4%, raggiungendo così una quota media del 18% nel portafoglio dei ricchi della Terra. Lo studio si dimostra piuttosto ottimista nelle proiezioni future. Per il periodo 2009-2013, infatti, prevede una crescita media dell'8% annuo del patrimonio finanziario dei milionari e ultra-milionari. Questa stima viene supportata dalla maggiore propensione al rischio che questo tipo di investitori hanno. Con l'inzio della ripresa, essi si risposteranno su asset molto più remunerativi, anche perchè il capitale non manca. E in Italia? La diminuzione dei milionari nostrani nel 2008 sfiora il 21%. Così, tra cassa integrazione, precariato e disoccupazione imperante, anche ai paperoni tocca subire, almeno in parte, il fardello della crisi. I principali motivi alla base di questo ridimensionamento sono la diminuzione del Pil reale (al netto dell'inflazione), che è stata di circa un punto percentuale l'anno passato, il crollo della capitalizzazione di mercato pari al 51% e la diminuzione dei prezzi del 7,5% sul mercato immobiliare. Per ulteriori informazioni visita il sito di Morningstar |
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