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Mercoledì 24 Giugno 2009, 19:11
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Molte parole sono state spese per spiegare la crisi cronica dell'industria che ha portato a venti mesi di deflussi netti e tante ricette sono state scritte per uscirne. Ben poco, però, è cambiato fino a tempi recenti, perché la sopravvivenza sembrava comunque assicurata, anche se i gruppi bancari, azionisti delle società di gestione più grandi, preferivano vendere obbligazioni strutturate e polizze anziché fondi. Poi è scoppiata la crisi creditizia, con conseguente crollo delle Borse e recessione economica. Il settore bancario è stato il più colpito, non solo in Italia, ma a livello globale. A Piazza affari la capitalizzazione dei titoli creditizi si è dimezzata dall'autunno 2007 ad oggi ed è stato analogo il calo degli utili. Per le banche, dunque, è sempre più necessario recuperare redditività, anche attraverso le dismissioni di asset considerati non più strategici. Le dismissioni delle società di gestione rientrano in questo disegno e non sono motivate, come molti hanno auspicato, dalla necessità di separare la produzione dalla distribuzione, tanto più che le banche hanno bisogno della raccolta diretta (tramite obbligazioni e altri prodotti simili) per rimettere in quadro i bilanci. Mentre nel resto del mondo vanno in scena le fusioni tra asset manager, l'ultima è stata quello tra BlackRock (NYSE: BLK - notizie) e Barclays (Londra: BARC.L - notizie) global investors, in Italia è cominciata la stagione delle dismissioni (MontePaschi (Milano: BMPS.MI - notizie) ha già concluso l'operazione con il fondo di private equity Clessidra, mentre circolano indiscrezioni su Euromobiliare asset management e su Fideuram (Milano: BFI.MI - notizie) ). Non è da escludere che arrivino anche le aggregazioni, che potrebbero aumentare le economie di scala, ma non necessariamente ridurre i costi per gli investitori, come insegna l'esperienza internazionale (recentemente l' ha dedicato un articolo al tema, mettendo in guardia dagli svantaggi delle grandi dimensioni nel settore del risparmio). Tuttavia, senza un cambiamento nel sistema distributivo che favorisca gli strumenti trasparenti e l'investimento di lungo periodo, difficilmente il risparmio gestito potrà ripartire. Per ulteriori informazioni visita il sito di Morningstar |
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