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Mandato d'arresto Ue da strapaese
Di di Paolo Bozzacchi
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Furti di torte e di maiali, rottura dell'anta dell'armadio, cannabis nell'auto. I dati sul mandato d'arresto europeo svelano un'applicazione disomogenea nell'Ue e soprattutto lasciano l'impressione che esso venga utilizzato solo per reati di scarso rilievo. Questo, in sintesi, il giudizio degli esperti Ue in materia, che hanno reso noti i dati di utilizzo 2008 di questo strumento di cooperazione giudiziaria, che tanto ha fatto discutere prima di essere introdotto nel 2002. A guidare la speciale classifica delle richieste di mandato di arresto europeo è la Polonia (4.829 nel 2008), che supera il doppio di quelle tedesche (2.149) e il quadruplo di quelle francesi (1.184). Seguono Ungheria (975), Spagna (623), Repubblica Ceca (494), Lituania (348), Slovacchia (342) e Finlandia (107). Tra i principali paesi dell'Unione i grandi assenti che non hanno fornito i dati relativi allo scorso anno sono state le autorità giudiziarie italiane e britanniche. A prescindere dalla posizione di Roma e Londra, la singolarità dell'esito della graduatoria delle richieste di mandati nel 2008 desta l'impressione che le persone comuni, che si macchiano di reati bagatellari, quando processate da tribunali stranieri, rischiano più di personaggi che commettono reati molto gravi ma che sanno anche come difendersi. Sebbene il mandato di arresto sia stato inizialmente presentato come una risposta agli orrori dell'11 settembre e come un incentivo per le operazioni di polizia transnazionali e per la cooperazione giudiziaria, l'applicazione di questo sistema è diventata quanto mai disomogenea. Lo stesso Guardian ha riportato come il sistema giudiziario britannico abbia fronteggiato un forte aumento delle richieste di estradizione fatte per mezzo del mandato Ue da parte della Polonia, di cui molte riguardavano reati del tutto insignificanti, come il furto di una torta, o la rimozione da parte di un operaio di un'anta dell'armadio di un cliente che non lo aveva pagato. Ancora più «singolare», la richiesta da parte della Lituania legata al furto di un maialino. Sta di fatto che la classifica delle richieste di mandati d'arresto lascia intendere che la Polonia potrebbe continuare a considerare anche i furti di bigné alla crema «una minaccia alla sua civiltà». E le oltre 13 richieste al giorno per 365 giorni all'anno (sabati e domeniche compresi) lo testimoniano chiaramente. Inoltre c'è da sottolineare come delle 4829 richieste polacche solo 617 siano state effettivamente accolte dai paesi destinatari (circa una ogni 8). Fra i temi che animano il dibattito sull'utilizzo del mandato d'arresto europeo tiene ancora banco la reciprocità. L'Italia, per esempio, l'ha da tempo introdotta, e così risponde alle richieste dei paesi che già accolgono quelle del nostro paese. Ma non è così per altri paesi membri, primo fra tutti la Grecia. Gli esperti europei sono ancora divisi in materia, perché da un lato rimproverano Atene per non avere introdotto alcun meccanismo di reciprocità, mentre al tempo stesso ammoniscono Roma che «rallenta il sistema delle estradizioni per averla introdotta». Intanto si creano dei precedenti per lo meno imbarazzanti, come quello della londinese Deborah Dark. Assolta 20 anni fa per un reato di droga commesso in Francia, le era stata trovata della cannabis nell'auto di proprietà, che poi il tribunale transalpino accertò essere di proprietà di un suo amico. Avendo trascorso in carcere gli otto mesi e mezzo precedenti il processo, la storia sarebbe dovuta finire lì. Ma dopo il ritorno della Dark in Inghilterra, il caso andò in Corte d'appello, e nel 1990 la ragazza fu condannata a sei anni di carcere, senza che nessuno la informasse della sentenza. La Dark ha scoperto che la Francia voleva la sua estradizione solo nel 2007, quando è stata arrestata all'inizio di una vacanza in Turchia. E dato che non esiste ancora una scadenza per i mandati d'arresto, il suo inferno continua. Il caso è la riprova che il sistema del mandato di arresto europeo può sì funzionare in paesi con ordinamenti giudiziari diversi, ma a patto che un sistema unico ne garantisca delle tutele rigorose. E proprio di queste tutele si sta occupando il gruppo di esperti istituito dall'Unione europea. La presidenza di turno svedese ha perciò proposto una road map per sanare i vulnus del mandato. Ma come Amnesty International e altre organizzazioni per i diritti umani hanno già denunciato, l'estradizione non sembra in cima alla lista delle priorità di Stoccolma, ed è quindi difficile prevedere che si facciano rapidamente dei passi in avanti. Secondo la normativa europea vigente le autorità giudiziarie di uno stato membro dell'Ue possono emettere il mandato d'arresto europeo per una persona accusata di un reato punibile con una pena detentiva minima di un anno o già condannata a una pena detentiva non inferiore a 4 mesi. Fra questi reati figurano, per esempio, latitanza, latitanza dopo il rilascio su cauzione nel proprio paese, evasione. Il mandato d'arresto europeo è più rapido e semplice dell'estradizione. E i governi devono consegnare i sospetti entro tre mesi (90 giorni) dall'arresto. Il mandato d'arresto europeo ha abolito la doppia incriminazione per 32 categorie di reati gravi, fra cui terrorismo, tratta di esseri umani, pornografia infantile e sfruttamento sessuale, commercio illegale di armi, corruzione e frode, che nel paese di emissione del mandato sono puniti con una pena non inferiore a tre anni. Per gli altri tipi di reati resta ancora in vigore la norma della doppia
incriminazione.
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