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Lunedì 10 Marzo 2008, 14:43

Sicurezza, costi quel che costi!

Di Morningstar

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Il 17% delle famiglie italiane possiede buoni o libretti postali, percentuale in costante aumento nel triennio a fronte di una discesa dei sottoscrittori di fondi, che l'anno scorso sono calati sotto il 10%, circa la metà rispetto al picco del 2001. I dati emergono da una ricerca di Gfk Eurisko, presentata nel corso di un incontro promosso da Arca Sgr, dalla quale risulta anche che gli investitori nel gestito e amministrato sono diminuiti nell'ultimo quinquennio e oggi sono poco più del 30%, mentre sono aumentati coloro che hanno un conto corrente bancario o postale. Su circa 19 milioni di famiglie, quelle che non investono sono stimate in 13 milioni, quasi il

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70%.

I dati confermano il quadro tracciato dal consueto Rapporto sul risparmio pubblicato da Bnl e Centro Einaudi, che evidenzia una risalita di chi non accantona nulla verso i massimi toccati nel 2005. E, fatto preoccupante, la motivazione principale è la carenza di risorse. Dunque, non è una scelta ma una impossibilità a risparmiare.

La ricerca di Gfk Eurisko stima in due milioni le famiglie che potrebbero cominciare ad investire nei prossimi mesi. Si tratta di nuclei con un reddito nella media di quello italiano e ottimisti sulle loro prospettive economiche nel prossimo anno e su quelle generali di medio periodo. Gli obiettivi principali sono la previdenza, l'acquisto della casa e, elemento nuovo rispetto a chi già risparmia, l'estinzione dei debiti.

E' chiaro che queste stime devono fare i conti con l'indebolimento dell'economia e la volatilità dei mercati finanziari. Quello che sembra prevalere, però, tra vecchi e nuovi investitori è la ricerca di rendimenti sicuri. La scarsa propensione al rischio è un fattore che caratterizza da sempre gli italiani e li rende avversi alla Borsa, con un'unica parentesi agli inizi del 2000, quando la percentuale di famiglie con almeno un'azione ha sfiorato il 20% (oggi è intorno al 6%, al livello di vent'anni fa).

Le statistiche sulla raccolta dei fondi azionari, rilasciate da Assogestioni, mostrano che i risparmiatori hanno perso gran parte del rally degli ultimi anni, mentre i dati recenti mettono in luce una corsa ai prodotti di liquidità, caratterizzati da una volatilità minima a fronte di rendimenti contenuti.

Al bisogno di sicurezza in un clima di discesa delle Borse, l'industria sta rispondendo con il lancio di prodotti a capitale garantito o protetto. Lo aveva già fatto dopo lo scoppio della bolla speculativa nel 2000, poi, però, era prevalso il filone degli strumenti a ritorno assoluto che hanno convogliato gran parte dei flussi di raccolta proprio mentre i mercati azionari cominciavano a risalire. Ora assistiamo al ritorno di questi fondi che, è vero, soddisfano la domanda di sicurezza, ma limitano la possibilità degli investitori di partecipare alla ripresa del ciclo, perché per garantire il capitale devono rinunciare a scelte più coraggiose. Un vecchio detto di Borsa recita: “Compra sui minimi e vendi sui massimi”. In altre parole, i migliori affari si fanno quando i prezzi sono scontati.

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