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Giovedì 10 Aprile 2008, 14:56

Il fondo monetario blocca le illusioni dei mercati

Di Borsaprof

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A partire dal minimo del 17 marzo i mercati azionari hanno messo a segno un deciso rimbalzo, che ha consentito di recuperare una parte consistente delle perdite accusate durante il forte movimento ribassista partito nel novembre scorso, ai massimi del ciclo rialzista quinquennale. SP500, l'indice guida di tutti i mercati azionari, ha recuperato circa il 38% delle perdite, come pure l'europeo Eurostoxx50 (Zurigo:

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notizie) . Anche il nostro Mibtel ha recuperato quasi il 38% dell'ultimo movimento ribassista partito in dicembre, però da noi l'orso aveva già azzannato il mercato fin dal maggio 2007. Per cui se guardiamo il recupero rispetto ai massimi, la nostra borsa si è limitata ad un più modesto, ma sempre significativo, 25% circa.
Che cosa è successo di tanto significativo da far cambiare idea al mercato?
Assolutamente nulla. Anzi, le notizie dal fronte macroeconomico e bancario sono state tutte invariabilmente negative. Anche le dichiarazioni ufficiali di Bernanke hanno assunto il tono rassegnato di chi non può più negare la possibilità di una “modesta recessione” in USA nel corso di quest'anno.
E allora?
Allora i mercati anticipano e vivono di aspettative.
Chi pensa che siano le notizie a muovere i mercati, sappia che è meglio che non operi in borsa, perché è destinato a perdere soldi.
Le notizie incidono sui movimenti di borsa soltanto quando smentiscono significativamente le attese dei mercati. Altrimenti sono le attese a generare il movimento degli indici, mentre la notizia, se conferma le attese, non ha alcuna influenza.
La certificazione autorevole della recessione USA, come pure l'annuncio di altre svalutazioni da parte di importanti banche (UBS (Virt-X: UBSN.VX - notizie) , Merrill Lynch (NYSE: MER - notizie) ), ha seplicemente confermato quel che i mercati si attendevano: la recessione e un ammontare di perdite da subprime stimato intorno ai 500 miliardi di dollari.
Perciò le notizie non hanno peggiorato il clima, che era già cupo a causa delle attese.
Anzi, decretando l'esito della scommessa “recessione sì, recessione no”, hanno permesso ad una parte significativa di operatori di impostare nuove scommesse.
Ora sui mercati la partita che si sta giocando è “recessione breve contro recessione lunga”.
Siccome sono in molti a credere alle parole di Bernanke, che ipotizza una probabile ripresa ecoomica in USA nel secondo semestre, ecco che son tornati gli acquisti nella seconda parte di marzo, mentre una parte dei pessimisti, che magari hanno aperto posizioni ribassiste in dicembre, puntando sulla recessione, quando il dubbio era ancora “recessione sì, recessione no”, verso fine marzo hanno intascato i guadagni e chiuso le posizioni, contribuendo così anch'essi al rimbalzo del mercato.
Come avevo anticipato nell'articolo del 24 marzo (clicca qui per leggerlo), sono spuntati parecchi guru ad affermare che la crisi è in via di definizione e la recessione sarà breve.
Il rimbalzo si è protratto così fino al primo importante ostacolo psicologico e grafico, cioè il recupero del 38%, che coincide graficamente anche con un'area di resistenza statica che ha fermato i precedenti tentativi di rimbalzo a inizio e fine febbraio.
Chi interpreta i grafici, più che affidarsi alle notizie ed ai pareri dei guru, percepisce chiaramente che questi livelli, raggiunti lunedì scorso, sono ostacoli in grado di arrestare almeno per il momento la salita dei mercati. Infatti quelle aree rappresentano naturali punti di presa di beneficio da parte di chi si è buttato a comprare sui minimi di gennaio e di marzo in ottica di trading e non se la sente di scommettere che la tempesta sia veramente passata.
Si spiega così il ritracciamento degli ultimi giorni, che sembra voler spingere nuovamente in basso i mercati, anche perché, nel frattempo, il Fondo Monetario Internazionale, nel suo World Economic Outlook, ha fatto previsioni decisamente più pessimistiche del coro degli esperti.
Innanzitutto ha dato per certa una recessione di 2-3 trimestri in USA ed affermato che esiste il 25% delle probabilità di arrivare addirittura ad una “recessione globale”, usando così un termine che nessuno aveva ancora usato, perché va ad ipotizzare uno scenario di blocco della crescita anche nei paesi emergenti.
Come se non bastasse, lo stesso FMI ha fatto una stima decisamente pessimistica delle perdite potenziali per il sistema finanziario, in seguito allo scoppio della “bolla subprime e derivati”.
Secondo il FMI le perdite si diffonderanno anche ad altre categorie di strumenti finanziari oltre alle cartolarizzazioni di mutui subprime e prime (crediti commerciali immobiliari, crediti al consumo, private equity) ed ammonteranno complessivamente a 945 miliardi di dollari (notate la paradossale precisione nell'ammontare di una stima…), cioè molto di più delle precedenti stime più pessimistiche, che si erano fermate intorno ai 600 miliardi.
Questa voce fuori dal coro è bastata al momento a fermare gli entusiasmi.
Vedremo nei prossimi giorni se riuscirà a far tornare il pessimismo, oppure se anche questa volta i minimi di area 1.270 dell'indice SP500 (la “linea del Piave”) argineranno le vendite.
Personalmente non mi butterei a comprare in questo momento. Attenderei la tenuta dei minimi e la rottura delle resistenze, se ci sarà.
Perché i minimi del primo trimestre non è detto che questa volta riescano a tenere.

Pierluigi Gerbino www.borsaprof.it


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