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Giovedì 10 Aprile 2008, 8:54
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Nelle ultime due sedute i mercati azionari hanno un po' rallentato la loro corsa, lasciando il posto ad alcune prese di beneficio, per ora piuttosto contenute. Ci sono le condizioni perché il rimbalzo prosegua nel breve? Come valuta l'attuale situazione dell'azionario e quali riflessioni si possono fare sullo scenario macro? Ci sono diversi fattori che giustificano la ripresa dei listini avviata dall'ultima settimana di marzo, anche se a mio avviso il rimbalzo dovrebbe avere ore le gambe corte. I problemi che l'economia e la finanza globale stanno vivendo sono di varia natura e composizione: indubbiamente quello che i mercati temevano fino a 15 giorni era il fallimento di qualche grande banca. Non è questa l'unica problematica, ma quella immediata era che non ci fosse una reazione da parte delle Banche Centrali a mettere mano a tematiche legate alla possibile bancarotta di alcuni grandi istituti di credito. Quanto è successo nelle ultime due settimane, pensando al salvataggio di Bear Stearns (NYSE: BSC - notizie) o alla ricapitalizzazione di Ubs (Virt-X: UBSN.VX - notizie) , ha fatto capire che le Banche Centrali sono sul pezzo, cioè stanno monitorando la situazione e difficilmente permetteranno che avvengano fallimenti di grossi operatori che hanno una dimensione tale da scardinare i mercati. In più, sempre nel settore finanziario, si è visto che laddove le perdite hanno eroso la base di capitale, c'è la possibilità di accogliere nuova liquidità e continuare così l'attività aziendale, per poter superare questo momento delicato. Tutto ciò ha consentito ai mercati azionari di rifiatare un po', unitamente a delle ricoperture di carattere tecnico. Non dico che siamo già alla fine, ma credo che la maggior parte del recupero sia stato già realizzato, e non mi aspetto che le Borse abbiano la forza di andare tanto oltre i livelli attuali. Del resto le preoccupazioni non mancano, a partire dall'andamento del ciclo economico, senza trascurare la riduzione delle stime sugli utili e l'elevato livello delle materie prime. Lo scenario è ancora molto compromesso e non perché i mercati abbiano rimbalzato in queste due settimane sia già finita la discesa dell'equity, perché siamo ancora nel pieno di un ciclo ribassista. Finito questo rimbalzo, bisognerà prepararsi quindi a nuove flessioni simile a quelle già viste nel primo trimestre, o la correzione potrebbe essere meno significativa questa volta? Non so quando inizierà la correzione, perché è difficile identificare il timing giusto, ma immagino che parallelamente alla diffusione degli utili societari, non solo bancari, si prenderà atto nuovamente del fatto che la crisi non ha interessato solo il comparto finanziario, ma anche altri settori. Successivamente, dai primi di maggio in avanti, per quel riguarda gli Stati Uniti, dovrebbero cominciare degli utili di natura fiscale che il Governo ha programmato e questo dovrebbe tendere ad attenuare in qualche modo il ciclo economico negativo. E' ancora un quadro però in cui è difficile pensare ad un movimento continuo di prezzi al rialzo in Borsa. Buona parte del rimbalzo è avvenuto in una sola seduta e quando si verificano movimenti di questi tipo, si tratta prevalentemente di ricoperture, ma quando queste tendono ad esaurirsi, la voglia di investire non è più così forte. E' vero che in America stanno migliorando un po' le condizioni in termini di credit crunch, mentre in Europa, se andiamo a vedere il divario tra i tassi Libor e quelli ufficiali lo stesso si mantiene su livelli molto alti, nonostante le iniezioni di liquidità da parte della Banca Centrale europea. Parlando di tassi di interesse, si attende un'ulteriore riduzione da parte della Fed in occasione del meeting di fine mese? E' lecito sperare un intervento al ribasso anche da parte della BCE nei mesi a venire? Non so dire quanto sia possibile un ulteriore ribasso del costo del denaro, ma non credo che il problema sia solo sui tassi di interesse. Non è infatti i livello di questi ultimi che può da solo modificare i comportamenti della gente che perde posti di lavoro o delle banche che non si fidano una dell'altra. Non penso che lo 0,25% o 0,5% in meno sui tassi di interesse possa fare la differenza rispetto ai livelli attuali in termini di politica monetaria. Contano di più altri aspetti e in questo la Fed ha utilizzato degli strumenti che pur non agendo sul livello del costo del denaro, hanno aiutato nel tentativo di ristabilire delle condizioni di liquidità più fluide. Mi riferisco ad esempio a prestiti a non banche o alla possibilità di consegnare titoli anche non primari a fronte dei finanziamenti. Sono abbastanza scettico invece in merito alla possibilità di una riduzione dei tassi di interesse da parte della Banca Centrale europea, almeno nell'immediato. Se guardo ai dati dell'inflazione, mi rendo conto che a creare tensione sui prezzi non sono più solo i rialzi delle materie prime industriali come il petrolio, ma anche di quelle alimentari che hanno registrato variazioni significative nell'ultimo anno. Questo è un fatto diverso rispetto agli anni passati e immagino che sia ben presente in seno al Board la stagione dei rinnovi contrattuali, motivo per cui non molleranno tanto facilmente sul fronte della politica monetaria. Di fatto quest'ultima, al di là del livello dei tassi di interesse, è accomodante e non può essere certo definita restrittiva nel momento in cui la BCE interviene con cospicue iniezioni di liquidità nel sistema. Non dimentichiamo che finchè il Libor rimane al 4,6%/4,7% al di sopra del 4% dei tassi ufficiali, è difficile pensare che la BCE cambi approccio o atteggiamento, perché si tratta ancora di un segnale di non funzionamento dei mercati del credito. Parlando della nuova stagione degli utili societari, dopo il deludente avvio di Alcoa (NYSE: AA - notizie) , si aspetta che ulteriori delusioni possano favorire una discesa dei listini? Per gli utili è sempre valido il discorso del bicchiere mezzo pieno e mezzo vuoto soprattutto per le società americana. Nel primo trimestre di quest'anno abbiamo avuto una forte svalutazione del dollaro e gli utili che le multinazionali americane realizzano al di fuori degli Stati Uniti, hanno un valore più alto. Non solo c'è stata per le aziende esportatrici una capacità di penetrazione maggiore in Asia e in Europa grazie al biglietto verde debole, ma anche la possibilità di rivalutare in termini di dollari i profitti realizzati al di fuori dei confini nazionali. Alla luce di ciò, mi aspetto un calo per il mercato domestico come attività, con un bilanciamento per quelle realizzata fuori dagli Stati Uniti. Non mi aspetto quindi un calo significativo degli utili per alcuni grandi gruppi, perché ci sono elementi valutari e di presenza su mercati diversi che permetteranno di controbilanciare la flessione interna. I listini a mio avviso non hanno ancora incorporato il calo atteso sul fronte degli utili, in quanto per uscire da questa situazione di ciclo economico, ci vorranno almeno 6/9 mesi. Con un'economia stagnante se ne parlerà agli inizi del prossimo anno nella migliore delle ipotesi, perché il tempo della ripresa sarà lungo. Probabilmente giocheranno sui mercati altri fattori che non saranno solo quelli rappresentati dagli utili societari. Parlando del mercato italiano, nelle ultime giornate stiamo assistendo ad una sovraperformance del nostro listino rispetto a quelli europei e americani. Crede che questa maggiore forza relativa sia destinata a durare nel breve? Quali le previsioni per l'indice S&P/MIb? La recente sovraperformance credo sia da ricondurre ad una problematica di composizione dell'indice, perché se prendiamo in analisi ad esempio Telecom Italia (Milano: TIT.MI - notizie) , notiamo che fino ad un mese fa aveva pesantemente influenzato l'andamento del nostro listino per via di vendite coatte, si pensi alla liquidazione della partecipazione detenuta da Hopa e liquidata da Royal Bank of Scotland (Londra: 90ID.L - notizie) . Una volta esaurita questa mano pesante di vendita, il titolo è riuscito a rimbalzare anche velocemente, più di altri telefonici. Pensiamo anche a Generali che ha un comportamento differente rispetto ad altre compagnie assicurative, perché c'è una situazione fluida in termini di controllo. Questo ha aiutato la ripresa dell'indice, senza trascurare alcuni titoli minori, come Seat Pagine Gialle (Milano: PG.MI - notizie) , che dopo essere stati fortemente penalizzati, sono quelli che ora recuperano in maniera decisa approfittando del rimbalzo del mercato. In caso di flessione degli altri listini, non c'è alcun motivo per credere che l'S&P/Mib possa muoversi in controtendenza. Il nostro mercato si muove di riflesso all'andamento delle altre piazze, non avendo una dinamica propria, e di solito tende a fare un po' meglio o un po' peggio a seconda dei coinvolgimenti di titoli importanti che possono muoversi in maniera diversa. Perché ci possa essere una proiezione più duratura nel tempo, è necessario che l'indice dimostri in una prossima fase di discesa, di riuscire a mantenersi al di sopra dei minimi che abbiamo visto prima della fine di marzo. Il mercato potrebbe iniziare a flettere, ma magari le vendite non saranno così pesanti, perché se è vero che lo scenario si conferma comunque negativo, è altrettanto vero che in termini di valutazione fondamentale non siamo in presenza di prezzi elevati. Non ci sono titoli sopravvalutati e in media ci sono livelli di redditività interessanti, ma quello che manca è ancora la fiducia e la voglia di investire. C'è un problema di deleveraging a livello mondiale, per il quale nessuno potrà dire dove e quando sarà la fine. Assumendo un orizzonte temporale di almeno due anni da oggi, credo che le attuali valutazioni non possano essere considerate care. In un'ottica di trading invece ci si accorge che lo scenario non è incoraggiante, preferendo così intervenire in giornate particolarmente negative, per portare a casa i profitti nell'arco di pochi giorni. Alla luce di questo scenario, quali sono i titoli e i temi che andrebbe seguito con più interesse a Piazza Affari in questa fase? Il discorso da fare in questo caso dipende molto dall'ottica e dall'approccio di ciascun investitore, perché se parliamo di trading non è il caso di indicare un titolo piuttosto che un altro, perché ogni giorno ci troviamo di fronte a storie nuove e diverse. Se si guarda invece a medio termine, nel mondo delle banche italiane, pur senza aspettarsi performance clamorose, ci sono titoli come Unicredit (Milano: UCG.MI - notizie) e Intesa Sanpaolo (Milano: ISP.MI - notizie) che hanno una valutazione contenuta. Hanno perso parecchio dai massimi e non dovrebbero risentire più in maniera marcata dello scenario complessivo. Insieme a Intesa e Unicredit, suggerirei di puntare anche su ENI (Milano: ENI.MI - notizie) e Generali, che al pari dei precedenti presentano delle caratteristiche adeguate per un investimento di più lunga durata. Interessante anche Mediobanca (Milano: MB.MI - notizie) che ha presentato dei risultati molto positivi. Tornando a parlare di Telecom Italia, crede che il recupero del titolo sia destinato a durare nelle prossime giornate? Ci sono ancora margini di apprezzamento dopo la flessione delle ultime settimane? Telecom Italia è stata penalizzata oltre che dai risultati comunicati al mercato, anche dalla liquidazione coatta di cui parlavo prima, cui si è aggiunto lo scarso apprezzamento per il nuovo piano industriale presentato il mese scorso. Credo che il recupero in atto possa andare un po' avanti, ma anche in questo caso la maggior parte del movimento dovrebbe essere stata già realizzata. Suggerirei di approcciare il titolo in ottica di trading, perché a livello di proiezione futura presenta uno scenario competitivo in cui è molto difficile pensare che ci possano essere sviluppi positivi. Il nuovo business plan del resto ha una dose di realismo e fa capire che non sia possibile pensare a tassi di crescita importanti per il gruppo. Per Fiat invece ritiene sia un buon momento per pensare ad un inserimento in portafoglio per un investimento di più lunga durata? Come valuta il recente recupero del titolo e quali prospettive si aprono ora con la riconquista dei 15 euro? Per Fiat il discorso è un po' diverso, a parte che in questo periodo si parla molto della permanenza di Marchionne alla guida del gruppo, con dichiarazioni e smentite che si susseguono quasi quotidianamente. Prescindendo da questo, teniamo presente che il titolo è passata da 12 a 15 euro nell'ultimo mese e ai prezzi attuali io non lo acquisterei. E' vero che la società lavora molto bene e rispetto al passato dipende meno dal mercato domestico, e non è solo l'Auto che genera profitti ma anche altri settori. L'avvertenza è di non andare acquistare Fiat (Milano: F.MI - notizie) dopo il 25% di rialzo già realizzato, tenendo presente che per il titolo valgono le stesse considerazioni fatte in generale per i mercati. Le condizioni attuali non sono tali da consentire di correre dietro ai prezzi. Ci sono delle storie da cui sarebbe preferibile mantenere le distanze in questo momento? Ci sono titoli che potranno soffrire ancora nel breve? Se l'ottica è quella di un investimento di lungo periodo, a questo punto conviene posizionarsi sui titoli che offrono maggiori garanzie. Se si parla di trading invece il discorso è diverso, perché le differenze che si sono create sui vari titoli sono anche significative, per cercare un rimbalzo qualsiasi storia può essere valida e in questa direzione non ho preferenze per l'una o per l'altra. In sostanza nel trading non è possibile dare queste indicazioni e si guarda piuttosto all'entità della perdita di un titolo e non agli utili delle società che hanno poco senso in questo discorso. Non dimentichiamo che già comprare oggi significa fare una scommessa abbastanza aggressiva, perché siamo all'inizio di una recessione, si pensa che duri poco e che prima o poi ci sia una ripresa. E' ancora tutto da dimostrare e in questa direzione tanto vale andare a scegliere il meglio che c'è sul mercato, ossia quei titoli che permettono di accollarsi meno rischi. Per ulteriori informazioni visita il sito di Trend Online Scopri le migliori azioni per fare trading questa settimana! |
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