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Venerdì 11 Settembre 2009, 0:00

Nuovi derivati? Non s'hanno da fare

Di di Francesco Cerisano

Italia Oggi

Blocco assoluto della possibilità di sottoscrivere nuovi derivati. Almeno fino a quando gli enti locali non avranno raggiunto maggiore autonomia finanziaria grazie al federalismo fiscale.
E trasformazione dei contratti già sottoscritti in mutui a lungo termine. «Una scelta coraggiosa che bisogna avere la forza di portare avanti tutti insieme, maggioranza e opposizione, onde evitare il ripetersi di nuovi default come quelli di Taranto e Catania». Perché la crisi economica e l'impossibilità di fare ricorso alla leva fiscale stanno chiudendo gli enti in un vicolo cieco. E non passa giorno senza avere notizia di nuove inchieste non solo della magistratura contabile, ma anche delle procure (il pm di Roma, Paolo Ielo, ha aperto un fascicolo contro ignoti per i derivati sottoscritti da alcuni comuni ed enti del Lazio ndr) sull'uso allegro della finanza

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creativa.

La proposta è stata presentata da Francesco Boccia, economista e deputato Pd, a «VeDrò» il pensatoio bipartisan (ideato da Enrico Letta, Giulia Bongiorno e Angelino Alfano) che si svolge ogni anno in Trentino. E ha subito raccolto un consenso trasversale tanto che alla ripresa dei lavori parlamentari sarà presentata alla camera. La ricetta di austerity del deputato pugliese è stata condivisa dalla collega di partito Paola De Micheli, ma anche da autorevoli esponenti del Pdl (il presidente della commissione giustizia di Montecitorio, Giulia Bongiorno, Nunzia De Girolamo e Laura Ravetto).

Nel testo, tre articoli in tutto accompagnati da una dettagliata relazione, si spiega che il blocco immediato è più che mai necessario. Perché l'esposizione debitoria del sistema Italia per l'uso dei derivati sta toccando quota 100 miliardi. Una cifra monstre che il debito pubblico non può più permettersi di sostenere. E che potrebbe essere superiore se nel conto si aggiungessero anche i derivati siglati dallo stato. Di cui nessuno conosce il reale ammontare.

Domanda. Onorevole Boccia, a che punto è la preparazione del testo?

Risposta. Lo stiamo affinando e sarà pronto per la ripresa dell'attività parlamentare. Non c'è tempo da perdere. È bene che il governo ragioni da subito su come contenere un debito per derivati che si aggira attorno a 100 miliardi di euro. Senza contare i derivati di stato...

D. Anche lo stato fa uso della finanza creativa?

R. Certo, ma nessuno ne parla perché sono garantiti dallo stato. Eppure pesano, eccome, sul bilancio. C'è parecchia omertà sul punto perché si tratta di un grande mercato per le banche. Ma nessuno è in grado di quantificare l'ammontare di questi derivati e la loro incidenza sul debito. Non voglio dire che sia colpa di Tremonti. L'uso distorto dei derivati si trascina da molte legislature, ma ora è giunto il momento di scoperchiare tutto. I cittadini devono conoscere i meccanismi di gestione del debito pubblico.

D. La ricetta che ha proposto in Trentino e che ha raccolto consensi unanimi prevede il blocco subito. È l'unica soluzione?

R. Non c'è altra via, almeno in questo momento. Gli enti locali non sono aziende. Non hanno la possibilità di attivare leve di copertura scommettendo su un aumento del fatturato. Per gli enti l'unica leva di copertura attuabile è quella fiscale che però in questo momento è congelata. Ecco perché bisogna subito bloccare i nuovi derivati in attesa che il federalismo fiscale vada e regime. Solo allora comuni, province e regioni raggiungeranno la tanto auspicata autonomia finanziaria e si potrà riprendere a parlare di derivati. La finanza deve essere ancella degli enti locali e non protagonista della loro gestione.

D. E per i contratti già in essere?

R. Ci vuole una scelta coraggiosa. La mia idea è che vadano subito prezzati i debiti, calcolato il mark to market e trasformati in mutui a lungo termine. Ma su questo punto devo ancora discuterne con gli altri firmatari della legge. Mentre sul blocco siamo già tutti d'accordo, sulla trasformazione dei contratti ne discuteremo in commissione bilancio.

D. Che atteggiamento si aspetta dal governo?

R. Ho sensazioni positive, tutti i miei colleghi di centrodestra la pensano allo stesso modo. Certo le banche non faranno salti di gioia. Ma è meglio intervenire ora, prima che sia troppo tardi.



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