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Sabato 12 Settembre 2009, 0:00
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Secondo quanto risulta a ItaliaOggi, gli uffici dell'agenzia delle entrate avrebbero in lista d'attesa di lavorazione uno stock elevato di rimborsi, per le annualità comprese tra il 2001 e il 2009. Ci sarebbero dunque giacenti centinaia di migliaia di rimborsi che non vengono erogati e il passare del tempo gioca a sfavore del contribuente e a favore della prescrizione e quindi della decadenza dell'importo da richiedere. L'unica via per evitare il pericolo di perdere il diritto al rimborso è quella di presentare una richiesta agli uffici, in maniera tale da bloccare il decorso della prescrizione. Ma spesso il contribuente non è a conoscenza di essere titolare di un credito nei confronti del fisco e rimane inerte. La procedura infatti prevede che il sistema centrale predispone le liste dei rimborsi da eseguire e le invia agli uffici per la validazione. Prima del rimborso, però, nessuna comunicazione viene inviata al creditore (la legge ipotizza un meccanismo automatico e suppone un dinamismo degli uffici), per cui il rischio prescrizione è reale. Una procedura che anche per l'amministrazione finanziaria potrebbe presentare delle complicazioni nella gestione delle pratiche. Il rimborso, dunque, potrebbe essere è sbloccato solo su istanza del contribuente che però nella stragrande maggioranza dei casi (praticamente eccetto coloro che hanno accesso all'anagrafe tributaria) non sa nemmeno di avere diritto a questi rimborsi, conseguenti alla parziale tassazione effettuata dai sostituti di imposta. L'identikit dei titolari del rimborso è quella dei lavoratori dipendenti a reddito fisso che spesso non sono a conoscenza delle somme che hanno versato in eccesso e quindi di poterle recuperare. È difficile fare una stima dell'entità dello stock ma la platea degli aventi diritto guarda al mondo dei lavoratori dipendenti. Spulciando negli archivi dell'Agenzia delle entrate sul capitolo tassazione separata nel 2006 (si veda ItaliaOggi del 10/5/2006), l'Agenzia ha diffuso i dati dell'operazione delle comunicazioni di irregolarità sulla materia. Un milione e seicentomila comunicazioni di irregolarità per un recupero di gettito da parte dell'amministrazione un milione e seicentomila euro. La tassazione separata. Il problema sussiste con riferimento ai redditi soggetti a tassazione separata, tra cui gli arretrati di lavoro dipendente o il trattamento di fine rapporto (tfr). La «tassazione separata» è un metodo di calcolo delle tasse che sono dovute al fisco (Irpef, escluse le addizionali comunale e regionale). Si distingue dal metodo di tassazione ordinaria per il fatto di prevedere un'aliquota di tassazione ridotta. Infatti, mentre ordinariamente le tasse sono calcolate applicando le aliquote fissate dalla legge (23, 27, 38, 41 e 43%) per scaglioni di reddito al totale del reddito percepito in un anno solare, con il metodo della tassazione separata si applica un'aliquota pari a quella corrispondente alla metà del reddito percepito dal contribuente nei due anni solari precedenti (cioè periodi d'imposta). Se in uno dei 2 anni precedenti il lavoratore non ha avuto alcun reddito, il calcolo si effettua sul 50% del reddito dell'unico anno; se in tutti e due gli anni precedenti non c'è reddito, si applica l'aliquota minima Irpef (23%). Nel caso di arretrati di lavoro dipendente, la tassazione separata (come quella ordinaria) è applicata dal datore di lavoro. È poi l'agenzia a controllare i conti ed, eventualmente, a riliquidare l'imposta definitiva, verificando prima di tutto se il sistema di tassazione separata è più favorevole per il contribuente; in caso contrario, applica quello della tassazione ordinaria restituendo al contribuente le somme pagate in eccesso tramite le ritenute in busta paga. Se dal controllo, invece, emerge che il contribuente deve pagare ulteriori somme a titolo d'imposta, l'agenzia gli invia una comunicazione invitandolo al pagamento, senza applicazione di sanzioni ed interessi. Il tfr. Quando è applicato al tfr, il metodo della tassazione separata subisce qualche modifica. Tra queste, una riguarda il reddito da tassare (la cosiddetta base imponibile), poiché non si tiene conto delle rivalutazioni annuali che vengono già tassate, anno dopo anno, con l'imposta definitiva dell'11%. Altra modifica concerne il periodo da considerare a fini del calcolo dell'aliquota media di tassazione: si tiene conto dell'aliquota media effettivamente pagata dal lavoratore sul complesso dei suoi redditi relativamente ai cinque (e non due) anni precedenti quello in cui è sorto il diritto a percepire il tfr. Anche in tal caso, è l'agenzia delle entrate a controllare i conti ed, eventualmente, a riliquidare l'imposta definitiva, disponendo un rimborso a favore del lavoratore oppure inviandogli la comunicazione che lo invita al pagamento di eventuali differenze d'imposta. Il limite dei 100 euro. Con riferimento agli arretrati di lavoro dipendente corrisposti a partire dal 1° gennaio 2004, al tfr e alle altre indennità e somme equivalenti a partire dal 1° gennaio 2003, la legge 248/2006 ha stabilito che l'agenzia non deve procedere alle richieste di pagamento (in caso di maggiore imposta) né all'effettuazione di rimborsi se l'imposta riliquidata, rispettivamente a debito o a credito del contribuente, è inferiore a 100 euro. Gli uffici finanziari devono provvedere alla riliquidazione dell'imposta entro il 31 dicembre del terzo anno successivo alla dichiarazione del datore di lavoro (modello 770). |
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