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Lunedì 12 Maggio 2008, 13:16

Il recupero si avvia verso il limite potenziale. C'è il rischio di un ritorno verso il basso

Di Alberto Susic

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Quotazioni
Bear Stearns Co
BSC
0.00
+0.00%
Bulgari SpA
BUL.MI
6.16
-3.39%
Buzzi Unicem SpA
BZU.MI
14.42
-3.33%
Cementir Holding SpA
CEM.MI
3.73
-5.02%
ENI SpA
ENI.MI
23.01
-0.69%
INTERNATIONAL BUSINE...
IBM
119.54
+0.37%
Italcementi
IT.MI
9.56
-0.22%
Luxottica
LUX.MI
14.43
-4.51%
Mediobanca SpA
MB.MI
10.59
-1.31%
Saipem SpA
SPM.MI
27.69
+0.36%
Tenaris SA
TEN.MI
21.08
-3.04%
Telecom Italia Spa
TIT.MI
1.32
-0.38%
S&P/Mib
Mibtel: migliori e peggiori
Il rimbalzo avviato dai mercati azionari a partire dalla seconda del mese di marzo ha incontrato una battuta d'arresto. I listini già dalla scorsa settimana hanno mostrato qualche incertezza, complici alcune preoccupazioni per la crisi del credito. A pesare è anche la corsa del prezzo del greggio, che solleva non pochi timori sul fronte dell'inflazione, rendendo incerta anche la politica monetaria che sarà portata avanti dalle Banche Centrali nei mesi a venire.

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Per meglio comprendere l'attuale scenario di mercato, con uno sguardo rivolto in particolare a Piazza Affari e ai titoli e ai temi che possono offrire ancora interessanti opportunità, abbiamo sentito per Voi Sergio Pigoli, Amminstratore Delegato di Pigoli Consulenza.




Da circa un mese e mezzo i mercati azionari stanno portando avanti una fase di recupero dai minimi che nelle ultime giornate però ha incontrato qualche ostacolo. Cosa è cambiato nelle ultime settimane a livello macro e cosa ha spinto nuovamente verso l'alto i listini?

Da un punto di vista macroeconomico è cambiato molto poco in queste ultime settimane se non addirittura nulla, e di fatto abbiamo avute delle conferme in merito all'importante problematica del settore immobiliare americano, oltre che del rallentamento della congiuntura. C'è da dire che gli ultimi dati vanno interpretati perché la lettura preliminare del PIL del primo trimestre è stata positiva, grazie alla componente di crescita delle scorte, ma questo non rappresenta un buon segnale per l'evoluzione futura.
Anche i dati sugli utili delle diverse società confermano non solo per il trimestre passato ma anche in riferimento all'outlook dei mesi a venire, che il rallentamento è tangibile. Quello che è cambiato in maniera significativa è che con i vari interventi da parte della Federal Reserve, in primis il salvataggio di Bear Stearns (NYSE: BSC - notizie) , è venuto meno quello che si temeva essere un rischio sistemico per le banche mondiali.
Accanto all'interno su Bear Stearns, ci sono stati numerosi provvedimenti che le Banche Centrali hanno adottato per fornire liquidità ai mercati. In più, sono continuate le opere di ricapitalizzazione da parte delle banche che in vario modo hanno rimpolpato la loro base di capitale. La consapevolezza della costante presenza delle Banche centrali, più l'effetto tangibile di una serie di operazioni di ricapitalizzazione, hanno fatto riprendere fiato alle Borse.
Il rischio di una crisi di natura finanziaria non è del tutto superato, ma i mercati hanno la netta sensazione che le banche non salteranno e il sistema finanziario troverà al suo interno la possibilità di andare avanti.
Nell'economia reale invece la situazione continua a rimanere piuttosto imballata: molte dei risultati societari pubblicati di recente, trovano spiegazione della loro performance, anche se non esclusivamente, in buona parte nella svalutazione del dollaro. Questo perché le aziende americane con una valuta debole riescono a competere meglio sui mercati globali. A ciò si aggiungono gli effetti di riconversione delle attività estere delle società statunitensi, che necessariamente vanno a conto economico.
Per le società dell'S&P500, il 40% della redditività deriva dai mercati esteri e per fare un esempio vorrei citare IBM (NYSE: IBM - notizie) per la quale, tutte le attività all'estero, che sono denominate nelle varie valute, nel momento in cui il dollaro si svaluta, vengono rivalutate e di fatto il bilancio viene realizzato nella divisa del biglietto verde.
Mi chiedo a questo punto per quanto il dollaro possa continuare a scendere ai ritmi che abbiamo visto negli ultimi mesi. Per mantenere un livello di redditività delle aziende simile a quello che abbiamo visto, è necessario che la valuta statunitense continui a svalutarsi. Inevitabile qualche dubbio in tal senso, perché se anche il dollaro è in un trend di svalutazione di lungo termine, bisognerà vedere come questo sarà graduato nel corso del tempo.

A livello macro ritiene che ci siano ancora dei rischi per lo scenario di fondo? Quali sono le sue attese in prospettiva?

Il quadro complessivo è sicuramente ancora molto negativo, perché le condizioni non sono ancora favorevoli. Non dimentichiamo che non bisogna guardare solo al PIL, perché il quadro macro è composto da una serie di indicazioni e i mercati di volta in volta tendono ad enfatizzare certi fenomeni. E' chiaro che se le Borse sono impostate al recupero e viene diffuso un dato sul PIL come quello della scorsa settimana, si cerca di guardare a tutti gli aspetti positivi perché c'è già un'impostazione di fondo che muove in questa direzione. Questo però è quanto accade di giorno in giorno, mentre il discorso è diverso se si fa riferimento al quadro complessivo che è composto da vari elementi e che non cambia di certo da un giorno all'altro.

Ritiene che il recupero dei mercati sia stato dettato da ragioni puramente tecniche dopo la flessione registrata nel primo trimestre? Ritiene che ci sia ancora spazio al rialzo o si può considerare conclusa questo rimbalzo?

Su diversi mercati, e mi riferisco in particolare a quello americano che di fatto guida le altre piazze azionarie, con le quotazioni raggiunte nella seduta di mercoledì scorso, si è arrivati a lambire la media mobile a 200 giorni. Questo livello coincide con il massimo teorico che un recupero avrebbe potuto avere e sicuramente determinati ragionamenti trovano conferma anche nei grafici.
Non ritengo in ogni caso che il rimbalzo vissuto fino a questo momento sia da ascrivere a motivazioni di carattere tecnico. C'è stato un fenomeno sostanziale di presa di consapevolezza da parte dei mercati che difficilmente le grandi banche salteranno. Prima di questo recupero si temeva infatti il fallimento di importanti istituzioni bancarie e quindi i livelli di mercato incorporavano un'elevata componente di rischio.
Si è avuta una dimostrazione pratica del fatto che le autorità monetarie sono presenti ed eviteranno in tutti i modi di far saltare le grandi banche. Questo ha tranquillizzato i mercati che hanno rimosso il timore del ciclo economico, superando anche le preoccupazioni legate ad eventuali insolvenze.
Difficile dire in questo momento se il rimbalzo dei mercati si possa considerare ormai concluso, ed è altrettanto difficile individuare esattamente dove si fermeranno i listini. Credo che il recupero sia verso il limite potenziale e per poter proseguire lungo la via del rialzo, sarà necessario avere qualcosa di nuovo che al momento non è prevedibile.
Non escludo che si possa andare oltre anche per qualche altro punto percentuale, perché c'è sempre l'effetto trascinamento. Gran parte del recupero però è stata già realizzata e c'è il rischio di un ritorno verso il basso che si potrà concretizzare nell'arco dei prossimi mesi.
A breve ritengo sia prematuro comunque ipotizzare un ritorno dei listini sui minimi di quest'anno, ma non mi stupirei se i mercati dovessero tornare a testare questi livelli entro la fine del 2008. I due momenti di grande paura per le Borse si sono avuti prima con la liquidazione di Societè Generale e in seguito in concomitanza con il salvataggio di Bear Stearns.
Nei momenti di panico c'è stato quindi un catalyst ed è probabile che questo sia necessario perché si vada a testare nuovamente i minimi dell'anno. Il quadro macro negativo da solo non ha la forza di portare i listini fin verso quei livelli.

Parlando in particolare di Piazza Affari, l'indice S&P/Mib si è scontrato con l'area dei 34.500, che per ora ha respinto ulteriori tentativi di salita. La flessione registrata ieri potrebbe essere solo una breve parentesi per lasciare spazio a nuovi rialzi anche in vista dello stacco dei dividendi di diverse blue chips? Cosa si aspetta in generale per il mercato italiano adesso?

Nella seduta di mercoledì si è creato un gap-down in apertura per l'S&P/Mib che nelle prossime sedute potrebbe tornare a chiudere questo buco. Ci sono diversi fattori tecnici che possono condizionare l'andamento del mercato nel breve, senza dimenticare i gap up rimasti aperti su diversi titoli.
Quanto all'aspettativa per lo stacco dei dividendi, non prevedo particolari movimenti del mercato, perché Piazza Affari non vive di vita autonoma ma di riflesso all'andamento degli altri listini. In passato contava lo stacco cedola che poteva anche condizionare i movimenti del mercato, in quanto ogni Borsa viveva di propria.
In linea con le aspettative per gli altri mercati, anche per l'S&P/Mib il rimbalzo dovrebbe essere stato in gran parte realizzato. Diversi titoli potrebbero avere ancora spazio per nuove salite nel breve, ma in generale c'è bisogno che il mercato smaltisca un po' prima di apprezzarsi dai livelli attuali.

Sempre guardando a Piazza Affari, ci sono dei titoli e dei temi che in questo momento potrebbero invitare all'acquisto più di altri?

Da circa un mese i mercati salgono e in generale quasi tutti i titoli sono risaliti: in alcuni casi è possibile pensare che ci possa essere un prosieguo, con delle motivazioni sottostanti tali per cui si può inquadrare il movimento dell'ultimo mese in un ragionamento di più lungo termine. In altri casi abbiamo solo dei recuperi tecnici in risposta a delle flessioni che sono state registrate prima.
E' importante distinguere queste due categorie di titoli, perché se compro un'azione che ha realizzato solo un rimbalzo, potrei andare incontro a sgradite sorprese. Se invece acquisto un titolo che si è apprezzato per delle motivazioni sottostanti di ragionamenti strutturali, potrei andare incontro ad una correzione senza spaventarmi oltre il dovuto.
Guarderei in particolare al settore dei cementieri, all'interno del quale un po' tutti i titoli si equivalgono, anche se Italcementi (Milano: IT.MI - notizie) e Buzzi Unicem (Milano: BZU.MI - notizie) sono messi un po' meglio di Cementir (Milano: CEM.MI - notizie) . Per il comparto ci può essere ora qualcosa di diverso, ricordando che il settore ha iniziato a soffrire prima degli altri, già dallo scorso anno.
Da diversi mesi si stanno creando certe situazioni, per cui si vede che determinati valori dei titoli mostrano una buona tenuta. I dati di bilancio delle società, anche se in calo, stanno tenendo pur in presenza di un scenario economico sfavorevole. Credo che sui protagonisti del settore si stia realizzando una fase di accumulo di lungo termine che prima o poi potrà sfociare in qualcosa di positivo. Non vedo quindi la ripresa del comparto solo come un recupero di perdite.

Spostando l'attenzione sul settore del lusso, vorrei segnalare in particolare Bulgari (Milano: BUL.MI - notizie) e Luxottica (Milano: LUX.MI - notizie) e se da una parte c'è un calo di utili e una minore crescita, nel complesso le aziende, e queste due in particolare, sono in grado di far fronte alle sfide che il mercato sta ponendo.
Anche per questi due titoli si può iniziare a scorgere qualcosa di diverso ed è probabile che più di qualcuno stia tornando a scommettere su Bulgari e Luxottica.

Qual è il suo giudizio sui petroliferi di Piazza Affari, anche in considerazione dei prezzi dell'oro nero su nuovi record quasi quotidianamente? Consiglierebbe di puntare ancora su questo comparto?

Titoli come Eni (Milano: ENI.MI - notizie) , Tenaris (Milano: TEN.MI - notizie) o Saipem (Milano: SPM.MI - notizie) , sono stati i migliori in assoluto negli ultimi mesi, tanto da essere tra i pochi positivi da inizio anno. Tutto il comparto è ben impostato e personalmente mantengo una view positiva sul settore anche in ottica strategica. Nella costruzione di un portafoglio qualche titolo energetico deve essere necessariamente inserito, senza dimenticare che la forza di questi titoli in quest'ultimo periodo, in chiave tattica mi induce a non entrare in questo momento, pur mantenendo una view positiva di medio termine. Questo perché diversi protagonisti del comparto hanno già percorso molta strada, motivo per cui è preferibile attendere un ritracciamento prima di intervenire con nuovi acquisti.

Parlando dei bancari, ritiene che sia prematuro posizionarsi in questa direzione o si possono iniziare i primi acquisti su delle storie da inserire in portafoglio? A quali in particolare consiglierebbe di guardare ora?

Per i bancari temo che il discorso sia un po' prematuro: gli istituti di credito italiani hanno sofferto meno dei loro concorrenti internazionali, per via dell'assenza di esposizione ai subprime americani.
In questo ultimo mese, soprattutto tra le Popolari, si è visto qualche cosa di diverso in termini di comportamento dei singoli titoli. Anche in questo caso però vale un po' il ragionamento fatto prima: parliamo infatti di azioni che hanno recuperato il 10%/15% nell'ultimo mese e non andrebbero comprati ora. Ci può essere qualche segnale grafico interessante e nel complesso sembra che lo scenario stia cambiando in positivo.
Ciò che mi impressione invece in negativo sono alcune indicazioni grafiche non particolarmente brillanti che si vedono su alcuni titoli come Mediobanca (Milano: MB.MI - notizie) o Generali. Da un punto di vista fondamentale questi titoli non contano molto, perché non è che si acquista Generali per il dividendo che distribuirà o per altro. Sono titoli che in questo momento lasciano qualche dubbio osservando il comportamento grafico, senza dimenticare che in uno scenario complessivo non c'è ancora tranquillità su vari aspetti del settore finanziario.
In linea generale sembra che sulle banche si sia creata una sorta di zona di oscillazione tra i minimi dell'anno e i valori visti all'inizio della scorsa settimana. La mia idea è che il mercato continuerà a muoversi all'intero di questo range, senza riservare particolari sorprese.
Non dimentichiamo che in questo momento mancano le condizioni perché ci sia una stagione di operazioni importanti in termini di acquisizioni. Per vedere ad esempio Unicredit ritornare a 6 euro, non basta solo il discorso legato a maggiori utili, ma sono necessarie delle motivazioni strutturali più importanti, basti pensare al toto-banche che dominava la scena un anno fa.
Probabilmente i mercati dovranno trovare un trading range, magari anche ampio, all'interno del quale i titoli si muoveranno.

C'è qualche altro tema interessante da segnalare in questo momento sul mercato?

In chiusura vorrei parlare di un investimento tipico da cassettista che a mio avviso vale la pena di prendere in considerazione. Sul mercato è ancora quotata un'obbligazione convertibile Telecom Italia (Milano: TIT.MI - notizie) , che oggi di convertibilità ne ha molto poca. Il titolo scade agli inizi del 2010 e l'aspetto interessante è che ai prezzi attuali rende qualcosa in più del 5%, segnalando che il prezzo di mercato è poco sopra i 111, ma l'obbligazione viene rimborsata a 118, perché era stata emessa in un'epoca storica diversa.
Il titolo ha una caratteristica interessante soprattutto per quanti hanno delle perdite fiscali, perché il rendimento è composto in parte dalla cedola, pari all'1,5%, per la quale c'è la ritenuta. La differenza tra le quotazioni attuali e il prezzo di rimborso, è tutto capital gain e quindi chi ha delle perdite fiscali può recuperarle in questo modo.
Inoltre, se da qui alla scadenza, Telecom Italia dovesse realizzare un aumento di capitale, a questa obbligazione spettano anche i diritti, per cui il possessore dell'obbligazione potrebbe anche decidere di venderli, ottenendo così qualcosa in più in termini di rendimento.



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