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Lunedì 12 Ottobre 2009, 18:45

Voli low cost, decollano gli optional!

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Costano meno di un biglietto ferroviario ma basta poco per gonfiarne il costo. Parliamo dei voli low cost che arrotondano l’offerta facendo pagare spropositatamente gli optional come la scelta del posto, bagaglio d’imbarco, check-in, etc.

Pioniere del settore come sempre l’irlandese Ryanair (Dublino:

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RY4.IR - notizie) che potrebbe arrivare a far pagare persino la toilette. Non sono da meno però le tradizionali compagnie di bandiera che, entusiaste dell’“O’Leary pensiero” si stanno già sbizzarrendo in fantasiose trovate commerciali. Ed è così che la British Airways arriva a far pagare un posto al finestrino 11 euro, mentre 40 euro il sedile vicino all’uscita d’emergenza. Che sia una conseguenza del calo di passeggeri forse? Il traffico di questi voli sarebbe infatti in calo del 7,5% nei primi otto mesi 2009, ma Ryanair, pioniera di quegli optional a pagamento che generano ormai il 25% del suo fatturato (550 milioni di sterline l’anno), ha i conti molto più in ordine di quasi tutti i concorrenti. Apripista delle sovrattasse sono i vettori americani che si sono inventati nuove formule bagaglio per rimpinguare le proprie traballanti casse. Quasi tutte le compagnie Usa ormai chiedono infatti 15 dollari per il primo collo imbarcato in stiva su una tratta domestica e 25 per il secondo. Chi vola spesso può fare l’abbonamento della United Airlines: 249 dollari per caricare per un anno la propria valigia e quella di un massimo di otto accompagnatori su tutti voli della compagnia. Il vecchio continente, con un po’ di riluttanza, sta per imboccare la stessa strada, con Iberia già pronta a imitare a breve i rivali a stelle e strisce. La British Airways non è l’unica a lucrare sui posti a bordo: la Southwest chiede 10 dollari per il check in anticipato. La low cost Easyjet (che non assegna le poltroncine) apre l’imbarco in anticipo ai passeggeri disposti ad aprire il portafoglio pur di garantirsi i posti vicini o i migliori. La Ryanair ha reso obbligatorio da qualche settimana il check-in online, in molti casi con un costo suppletivo di 5 euro. Commerciali senza scrupoli hanno tirato fuori dal cappello magico del marketing aziendali trovate poco edificanti come far pagare un sovrapprezzo ai passeggeri XXL. L’unità di misura quasi per tutti è la cintura di sicurezza. Chi non riesce ad allacciarsela, paga. Avviene negli Stati Uniti.

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