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Inflazione: e' Allarme In Usa e Europa, Rischi Per Crescita
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(ASCA) - Roma, 13 giu - E' allarme oramai in Europa e negli
Stati Uniti per la ripresa della pressione inflazionistica,
spinta in avanti dal rallye dei prezzi del petrolio. I dati
diffusi oggi per l'Italia e gli Stati Uniti confermano
infatti lo scenario piu' pessimistico. Per il nostro paese,
l'inflazione a maggio e' balzata in avanti del 3,6% ai
massimi dal 1996, mentre negli Stati Uniti, a maggio, i
prezzi mostrano una crescita congiunturale dell0 0,6%, sopra
le attese degli analisti, a causa del forte incremento dei
prezzi del petrolio cresciuti del 4,4%. Con l'inflazione a
questi livelli appare oramai scontato un prossimo rialzo dei
tassi d'interesse sia negli Usa che in Europa, come
preannunciato gia' nei giorni scorsi dal presidente della
Fed, Ben Bernanke e dal governatore della Bce, Axel Weber.
Alzare il costo del denaro, con ancora in atto la crisi dei
mercati finanziari, significa pero' porre nuovi ostacoli alla
crescita gia' indebolita dalla crescita dei prezzi del
petrolio.
''Gli utili dati dell'inflazione Usa non sono troppo
cattivi, malgrado il panico prodotto dalla Fed circa un
prossimo rialzo dei tassi - commenta un analista - ma ci sono
comunque poche buone notizie''. Per l'analista, poi, il
prezzo del petrolio rimarra' su livelli vicini ai record
storici, mentre l'inflazione restera' a livelli poco
confortanti fino alla fine dell'anno, con un riflesso
negativo sulla spesa per consumi, una delle maggiori voci che
compone la crescita del prodotto interno lordo.
Un allarme specifico e' stato lanciato dal G8 dei ministri
finanziari che dal Giappone avvertono che l'alto prezzo del
petrolio e degli alimentari pongono a serio rischio la
crescita economica mondiale. I ministri finanziari del G8
aggiungono che proseguiranno a vigilare per mettere in atto
azioni collettive o individuali idonee ad assicurare la
stabilita' dei prezzi.
Lo scenario del combinato disposto tra la debolezza della
fiducia dei consumatori e l'impennata dell'inflazione
favoriscono la crescita del mercato dei bond. Non e' un caso
infatti che i Bot annuali mostrano un rendimento lordo del
4,58%, il top dal dicembre del 2000. Per gli operatori, si
tratta di rendimenti che iniziano a tornare competitivi con i
dividendi offerti dalla societa' quotate in Borsa, anche alla
luce dell'attesa frenata dell'utile per azione conseguente al
rallentamento del ciclo economico.
L'aumento dei tassi di interesse e dei rendimenti risulta
particolarmente forte sulle scadenze brevi. La curva dei
rendimenti appare piuttosto piatta, investire a 10 anni in
Btp rende il 5,12%, appena 0,54% in piu' dei Bot annuali.
Un chiaro segnale che il mercato sconta aspettative di
inflazione ancora sostenuta. Se poi la curva dovesse
invertirsi, con i rendimenti a breve superiori a quelli a
lungo, allora prevarrebbero aspettative di stagflazione,
bassa crescita e alti prezzi al consumo. In questo caso
l'appeal per i Bot sarebbe totale, tornerebbero una valida
assicurazione contro la perdita del potere d'acquisto. Uno
scenario che ricorda i primi anni '80.
Lo scenario resta confermato anche nel resto d'Europa: in
Germania i bond al 4,25% a scadenza al 2018 fanno registrare
uno yeld al 4,61%, mentre in Francia i titoli di stato al 4%,
stessa scadenza al 2018 mostrano uno yeld al 4,81%.
Per quanto riguarda l'inflazione in Italia, gli analisti
stimano che restera' sui livelli attuali fino alla fine
dell'anno. ''Sicuramente - spiega Marco Valli di Unicredit (Milano:
UCG.MI - notizie) -
l'accelerazione dei prezzi e' alle spalle, ma il livello
raggiunto verra' mantenuto per tutto il 2008.
L'inflazione si manterra' cosi' relativamente stabile anche
nei prossimi mesi a causa della crescita di voci come
l'alimentare e l'energia''. Un ''timido rientro - prosegue
Valli - potrebbe essere registrato a giugno, ma il livello
dell'inflazione non scendera' sotto la soglia del 3,5%. Da
questo livello, comunque, nei prossimi mesi non si
rientrera'''.
Dello stesso avviso anche Giada Giani di Lehman Brothers (NYSE: LEH - notizie)
che ritiene ''i mesi estivi molto 'vivaci' per i prezzi al
consumo''. Nei prossimi mesi, infatti - spiega la Giani -,
''l'inflazione restera' presumibilmente intorno ai livelli di
maggio, per poi scendere leggermente verso fine anno ed
attestarsi intorno al 3% nella media del 2008''. Per
l'economista a condizionare l'andamento dei prezzi saranno
ancora ''le tariffe energetiche, alimentari e del gas'',
oltre al petrolio che - dice - ''sembra confermare il livello
massimo con il brent a 135 dollari al barile''. Per questo le
aspettative sono per un ''rialzo dei beni finali di
consumo''.
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