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Martedì 14 Aprile 2009, 21:33
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A pagare i cocci di un’Italia in frantumi, contrariamente a quanto accade nel resto del mondo, è però solo lo Stato. Che si tratti di interruzione di strade, di crolli del patrimonio artistico o di danneggiamenti a case private a pagare i costi è solo il sistema pubblico. A rivelare l’anomalia tutta italiana è l’Ania (l’associazione delle imprese assicurative), che sottolinea come altrove esista un sistema misto di collaborazione tra pubblico e privato.L’assicurazione contro le calamità è infatti obbligatoria o semi-obbligatoria e i danni privati vengono coperti dalle compagnie di assicurazione. Lo Stato interviene solo nel caso di un evento catastrofale di dimensioni davvero eccezionali. La logica della centralità dello Stato nel modello adottato in Italia, spiega l’Ania, ha sostanzialmente obbligato il sistema pubblico a coprire i grandi danni avvenuti nel Paese. Lo Stato italiano è infatti responsabile della gestione dei pagamenti e delle valutazioni dei danni, mediante un procedimento burocratico che inizia, a seguito dell’accadimento del disastro, con la dichiarazione governativa di emergenza e finisce con la distribuzione delle risorse finanziarie, attraverso le istituzioni regionali e comunali, a coloro che ne hanno fatto richiesta. Tuttavia l’intero processo “ha tempi piuttosto lunghi e risulta spesso inefficace e complesso”. Secondo Confedilizia in realtà una legge che istituisce le polizze anticalamità esiste, ma è rimasta inapplicata a causa della mancanza dei decreti attuativi.Secondo una stima dell’Ocse, lo Stato italiano ha provveduto al pagamento di danni per 35 miliardi di euro negli ultimi 10 anni. I dati forniti dal Dipartimento della Protezione Civile indicano che dal 1997 al 2003 i danni materiali provocati in Italia da calamità naturali sono ammontati a circa 32 miliardi di euro. Il 1997 è stato l’anno con i danni più ingenti, con oltre 11 miliardi, a causa del sisma che colpì Marche e Umbria. Per ulteriori informazioni visita Soldiblog.it |
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