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Venerdì 15 Maggio 2009, 0:00

Ordine unico tecnici, si cerca l'accordo

Di di Benedetta P. Pacelli

Italia Oggi

È sul nodo dei triennali che si gioca la partita dell'Albo unico. Gli iuniores, quei professionisti cioè in possesso della laurea triennale, sono considerati, infatti, da un lato la spina nel fianco per gli ingegneri quinquiennali, e dall'altro, al contrario, la naturale evoluzione delle tre categorie tecniche dei geometri, periti industriali e

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agrari.
Le prove di dialogo per costituire l'ordine dei tecnici laureati non potranno quindi che passare prima di tutto, attraverso questo nodo. Che, per Paolo Stefanelli, presidente del Consiglio nazionale degli ingegneri è l'unico vero da sciogliere, giacchè sull'utilizzo del termine ingegneria sembra esserci la volontà di tutti di divenire a un accordo. Insomma, il problema più spinoso è proprio quello dei triennali che, per Stefanelli, "non si potrà risolvere se non ottenendo una riforma dei percorsi universitari e andando a creare quindi i percorsi quinquennali o triennali a ciclo unico". E che la riforma del 3+2 sia un flop non è un mistero per nessuno ribadisce lo stesso presidente del Cni che parla dei triennali come di "quinquiennali di passaggio", convinto che "finchè esisterà questo percorso non ci sarà alcuna possibilità di cedere questi professionisti al futuro Albo unico". Se invece si mettesse in moto la riforma si potrebbe, per Stefanelli, anche rivedere il problema dell'appartenenza. Ma per periti industriali, agrari e geometri la partita dei triennali è molto più delicata e mette in discussione la sopravvivenza stessa di queste categorie che hanno necessità, più degli ingegneri, di avere nuovi accessi agli albi professionali. Accessi che possono essere garantiti proprio da questi laureati triennali. Nulla in contrario comunque da parte delle tre categorie tecniche sul principio di base espresso da Stefanelli sul riformare il sistema universitario puntando ad individuare percorsi differenziati per i triennali e i quinquiennali. Certo è, però, che, per il numero uno dei periti industriali Giuseppe Jogna, "non si può immaginare che il sistema formativo italiano non produca più soggetti idonei a esercitare una professione tecnica di I livello, che poi è il modello che esiste in tutti i paesi civili europei, né tanto meno posso accettare che qualcuno dica che noi dobbiamo andare a esaurimento". Del resto, queste tre categorie hanno necessità (complici soprattutto le riforme del sistema formativo) di trovare una soluzione alternativa che guardi al futuro al contrario degli ingegneri, o delle professioni a cui si accede con laurea magistrale, per le quali nulla è cambiato. Il problema dei triennali per Andrea Bottaro, presidente dei periti agari, "si risolverà automaticamente nel momento in cui questi professionisti si andranno a iscrivere in questa nuova realtà che andiamo a costruire. Anche perché", spiega ancora, "questa casa comune la stiamo costruendo soprattutto per loro". Si sofferma invece sulla modifica del 3+2, origine di tanti i mali per i professionisti di area tecnica e padre delle sezioni A e B, il numero uno dei geometri Fausto Savoldi che spinge sulla necessità di una assoluta revisione di questo provvedimento. Anche per Savoldi, comunque, ci devono essere percorsi distinti e differenziati: "Una volta concluso il percorso triennale questi professionisti sceglieranno in questo modo dove iscriversi. Fino ad ora, conclude, i triennali sono stati professionisti di passaggio che spesso non avevano chiara la scelta del loro futuro professionale. Noi invece vogliamo che i nostri professionisti siano consapevoli del lavoro che intendono svolgere. Questa nostra idea può essere certamente appetibile in questo senso".

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