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Martedì 15 Settembre 2009, 0:00
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Le dichiarazioni di questi giorni di riapertura delle scuole danno il senso della strategia comunicativa inaugurata per l'autunno dal ministro dell'istruzione, università e ricerca, Mariastella Gelmini, riassumibile in un: non farne passare una, anzi attaccare alzando il tiro e aprendo nuovi fronti. Se i sindacati spalleggiano gli insegnanti precari, che protestano emulando gli operai della Innse, se l'opposizione critica il suo maestro unico bollandolo «come pseudoriforma di destra, fatta per coprire i tagli all'offerta formativa e al personale», lei sbaraglia tutti e non solo difende la sua riforma ma stigmatizza «il malcostume» dei docenti che cambiano cattedra ogni anno, mette all'indice le classi con troppi immigrati, «porremo un tetto al 30% per il prossimo anno», e infine manda avvertimenti chiari a dirigenti e insegnanti: «Chi fa politica la deve fare fuori dalle classi». Uscite non casuali, stando ai rumors di palazzo, che risponderebbero all'appello giunto in questi giorni dallo stesso premier, Silvio Berlusconi, ai suoi ministri. Sarà un autunno caldo, c'è da gestire la partita delle regionali con la Lega che tira da un alto e l'Udc dall'altro, ci sono i dissidi con i finiani e poi su tutto la spada di Damocle della pronuncia della Consulta sul lodo Alfano, questa sì capace di aprire la strada a scenari destabilizzanti. E allora bisogna rafforzare il consenso dei cittadini, far passare il messaggio chiaro di un governo impegnato in prima linea nel riformare le cose che non vanno nel paese, nell'abbattere le cattive abitudini e gli sprechi del pubblico impiego, nell'imboccare la strada della ripresa. La Gelmini ha accolto per interno la sua parte sfida e spinge il piede sull'acceleratore del nuovo anno, che vedrà la riforma delle superiori, dopo quella della scuola elementare e media, e dell'università. Riforme necessarie, per innalzare la qualità del sistema. Sulla protesta dei precari, dice: «Esprime un disagio reale che va rispettato. Ma la sinistra preferisce salire sui tetti per esprimere la solidarietà ai professori e cavalcare il disagio sociale senza assumersi responsabilità per il passato. La scuola non può essere il luogo della protesta della sinistra e della Cgil». E ribadisce l'intervento concreto fatto invece dal governo, ovvero i contratti di solidarietà per chi ha perso il lavoro ed è un precario di lungo corso. Ci sono poi i prof che cambiano sede ogni anno per avvicinarsi a casa: saranno 200 mila: «Assurdo, snelliremo le regole e garantiremo la continutà didattica», dice la Gelmini. Un fenomeno, quello della mobilità, fortemente legato ai ricambi fisiologici dovuti alle nuove immissioni in ruolo, 8 mila, ai 40 mila pensionamenti e ai 110 mila precari, controbatte il sindacato. Ci sono poi quanti nella scuola «fanno politica...Vadano fuori dalle aule», dice la Gelmini. «Ma la scuola non è una caserma», replica il Pd. «Le dichiarazioni della Gelmini non aiutano a creare un clima costruttivo di dialogo», commenta Francesco Scrima, segretario della Cisl scuola, che finora con la Uil ha perseguito la linea del confronto e non dello scontro. La sfida è aperta. |
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