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Mercoledì 14 Ottobre 2009, 17:45
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L’obiettivo della ventilata direttiva sarebbe duplice: da un lato la riduzione dei rischi da credito e, dall’altro, il rafforzamento dei requisiti patrimoniali delle banche. Se oggi su un immobile del valore accertato di 200 mila euro, banche e intermediari finanziari possono erogare fino a 160mila euro, con il tetto del 40%, invece, sullo stesso immobile le banche potranno erogare fino a 80mila euro. La cifra eccedente dovrà essere garantita da polizze assicurative, con un inevitabile aggravio di costi a carico dei cittadini. Attualmente i restanti 40 mila euro possono essere coperti dalla banca stessa anche se ad un tasso più alto visto che lo stesso istituto è costretto a contrarre un’assicurazione. GLi addetti ai lavori denunciano l’iniquità del proveddimento nel caso in cui da ipotesi di scuola entri in vigore.A risentire infatti della stretta sul credito sarebbero principalmente le categorie deboli come gli stranieri immigrati e le famiglie a basso reddito che alimentano in modo particolare la compravendita di bilocali. Ma anche le banche non sfuggirebbero: la nuova normativa prevede, infatti, un appesantimento degli accantonamenti obbligatori non solo sui nuovi prestiti, ma anche su quelli erogati. Qualcuno poi ha già fatto i conti con le regioni italiane. Le più penalizzate sarebbero Marche, Sardegna, Lombardia e Piemonte i cui livelli di copertura del mutuo sul valore dell’immobile sono comprese tra il 71%, e il 70%, contro una media nazionale del 67%. Oliver Drewes, portavoce del commissario al Mercato interno Charles McCreevy, ha smentito che Bruxelles voglia mettere la briglia ai mutui: che abbia cioè intenzione di imporre loro una nuova soglia massima, limitandoli al 40% del valore dell’immobile (e non all’80% come avviene in Italia) in tutti i 27 Stati della Comunità.
Al momento l’UE parla solo di valutazioni e non di una proposta concreta. Dall’Unione Europea vogliono insomma limitare i rischi per gli istituti e armonizzare le diverse norme, tanto differenti da Paese a Paese. Secondo l’Ebic, il Comitato che raccoglie le federazioni bancarie europee, le norme già esistenti bastano.
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